Esposto alla Procura di Siracusa del Coordinamento Casa Rossa sulla donazione Monteforte

E alla fine il Coordinamento Politico Casa Rossa, di Siracusa, sul lascito testamentario di Maria Monteforte ha presentato un esposto.
Forse un tentativo vano ma in ogni caso dovuto in questa ormai quasi disperata ricerca della verità, in questo impegno generoso nel non consentire che un edificio di proprietà della città tutta diventi bene privato, soprattutto se, nel silenzio del Comune, trapelano invece rumors preoccupanti che spingono a tutte le azioni possibili, praticabili, affinché si raggiunga un obiettivo di giustizia.
Certo, si dirà che l’Amministrazione Comunale ha fatto tutto quel che si doveva affidando a un legale, l’avvocato Sebastiano Leone, l’incarico di “ottenere la restituzione dell’immobile adibito a residenza senza che risulti essere stata rilasciata idonea autorizzazione dal Comune di Siracusa” dove, come accertato nel luglio 2019, erano “stati eseguiti e/o erano in corso alcuni interventi di ristrutturazione a seguito di lavori edili, privi di autorizzazione urbanistica, per i quali è stato elevato verbale di accertamento con contestuale sequestro di Polizia Giudiziaria”.
Un sequestro lampo; durato un mese, perché a quanto pare la documentazione prodotta dall’interessato sarebbe stata tale da convincere il magistrato della piena regolarità di quanto invece denunciato e quindi a dissequestrare l’appartamento.
Ma senza voler andare a ricercare le responsabilità che gravano, pesantissime, su tutte le amministrazioni che si sono succedute dal 1969 in poi, cioè da quando la città ha ricevuto in lascito testamentario da Maria Monteforte due palazzi, per la superficialità e ignavia con cui hanno amministrato un bene pubblico lasciandolo, in parte, preda di appetiti privati (e se così non è, chi oggi li occupa mostri come, attraverso quali atti notarili, sia entrato nella proprietà degli immobili così da mettere a tacere per sempre sospetti e dicerie), venendo all’Amministrazione in carica, non si può non stigmatizzare il ritardo con cui essa si è mossa; e non si può non ricordare che, se non ci fosse stata la costante pressione di questo giornale e di Casa Rossa, quel sopralluogo del luglio 2019, chiesto inutilmente molto molto tempo prima, non si sarebbe fatto mai, e che è stato eseguito solo grazie alla forte volontà dell’assessore Rita Gentile.

“Vorremmo sapere se la relazione di accertamento delle particelle catastali del civico n.20 di via Picherali è stata predisposta dall’ufficio competente, quello del Patrimonio, e consegnata all’avvocato Leone; se siano stati messi a diposizione del legale tutti gli atti dell’archivio comunale utili a risalire alla originaria conformazione dello stabile in tutte le sue parti e unità abitative; se nella relazione sono stati dettagliati tutti gli interventi di manutenzione eseguiti nel tempo dall’Amministrazione, elemento che già da solo, dimostrando il reale possesso dell’immobile (ma forse dovremmo usare il plurale) da parte del Comune, avrebbe consentito una più rapida ed efficace azione legale di reintegra immediata nel possesso, cioè di restituzione dei locali che si dice essere stati abusivamente occupati – commentano Enzo Tomasello e Matteo Blundetto di Casa Rossa -. Da questa relazione infatti dipende la concreta possibilità di venire a capo di una vicenda che è oscurata da decenni di silenzi, reticenza, e chissà cos’altro. In essa possono, o non possono, essere gli elementi per una corretta chiave di lettura dei fatti, recenti e passati. L’ufficio del Patrimonio ne ha la responsabilità. Noi non possiamo che augurarci che abbia lavorato con professionalità e rigore, non trascurando indicazioni che potrebbero essere risolutive.
E poi vorremmo essere rassicurati anche sui rumors secondo cui addirittura ci sarebbe un richiesta di risarcimento danni nei confronti del Comune per aver sospeso lavori avviati con il possesso di tutte le regolari autorizzazioni; sul fatto che non siano vere le voci che prospettano una “pacifica composizione” della questione con soluzioni di compromesso che proprio non riusciamo a immaginare e che sarebbero per noi inaccettabili a fronte di azioni che si confermassero assolutamente illegittime”.

C’è dunque questo nell’esposto di Casa Rossa. Ma anche la richiesta di ristabilire la verità sul passato, sebbene si sia consapevoli che troppo spesso la verità giudiziaria lascia l’amaro in bocca perché, imbrigliati nella rete delle prescrizioni e delle norme minuziose, a volte anche nella discrezionalità del magistrato, non si riesce ad arrivare all’obiettivo finale. Che è quello, semplicissimo, di sapere quale sia la verità. Che dovrebbe essere una, non molteplice.

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