COVID 19: LA NAZIONE CON IL MAGGIOR NUMERO DI SANITARI INFETTI I MEDICI DI FAMIGLIA LASCIATI SOLI AL FRONTE E DISPREZZATI.

Seconda Parte 

Mentre le persone di scienza più accorte avvisano gli italiani di stare attentissimi a proteggersi, che non è vero che il virus sia diventato più gentile, che l’apparente calma nelle rianimazioni non durerà a lungo, che il caldo non spaventa il virus, che l’attuale bonaccia è figlia dell’unica pratica di difesa dimostratasi eccezionale: il lockdown, gli esperti locali si rendono conto di quanto le cose non si siano orientate ad una rapida riorganizzazione, approfittando della calma apparente.

Nessuno sta predisponendo una radicale sostituzione di tutto l’apparato di comando che richiede di essere affidato ad esperti non coinvolti dal sistema contorto e inefficace precedente e che ha dato tutte le conferme della sua debacle.

Gli stessi esperti cominciano a pubblicare attraversi i social media il loro parere e le loro previsioni, finora inascoltate. In sintesi affermano che la risposta dell’apparato è: arrangiatevi, nulla è cambiato e nulla cambierà.

Bellissima, nella sua dirompente radicalità, l’affermazione che scrivere “Andrà tutto bene” è un calcio sui denti degli italiani, offensivo rispetto all’unica cosa da farsi: decapitare l’attuale sistema, rimpolparlo, rifondarlo dalle radici, cominciando dal territorio e non dalle rianimazioni.

Cadono, invece, nel silenzio stampa alcuni fatti incontrovertibili.

Sono aumentati in questi ultimi tempi i sanitari infettati dal virus da circa 20000 a 29000. Un numero troppo grande confrontato con altre nazioni. Non sappiamo con certezza, anche se sarà abbastanza probabile, se questi dati allarmanti derivino dall’aver fatto tanti tamponi che prima non si erano fatti ai sanitari, oltre che a nuove infezioni. Certo è strano che ciò avvenga in un periodo abbastanza sereno rispetto alle emergenze appena vissute.

Questo può significare che non si è appreso nulla della tragedia vissuta. Neanche a difendere la vita e la salute di chi deve contrastare il virus, rischiando la pelle.

Di certo c’è che i dati Gimbe sui sanitari escono in concomitanza con l’allarme dei medici sulle compagnie assicurative che non vogliono risarcire e sull’Inail che non copre l’infortunio dei camici convenzionati. Dei 20 mila e passa contagi censiti a fine aprile da Gimbe, il 47%  (9 mila circa) era relativo a infermieri; il 22% (poco più di 4 mila) a medici; il 14,6% (3 mila) a operatori socio-sanitari e il 16% ad altre professioni.

Dato di fatto è che se i sanitari ad aprile erano il 12% dei contagiati ora sono il 26% dei nuovi contagi, da maggio ad oggi.

 I numeri ballano in Italia da un giorno all’altro e nessuno ha il potere di ricontarli e controllare i conteggi.

A Siracusa i medici di famiglia continuano a lottare a mani nude: in tutto hanno ricevuto solo due mascherine dalla protezione civile, valide per due gg di lavoro. Per il resto nulla, tranne la beneficenza di uno dei sindacati e qualche donazione privata ma non per tutti.

Per chi fra loro sperava di essere pagato qualcosa in più, nulla. Neanche gli arretrati, dovuti e miseri, in ritardo di due anni e la decurtazione degli accessi domiciliari, per ora non consigliati per motivi di sicurezza.

Sono loro l’unico presidio in Italia che argina la domanda di salute delle persone. Purtroppo sono stanchi e umiliati. Hanno avuto la più alta percentuale di vittime fra tutte le tipologie di sanitari (71) ed è stata negato loro persino il risarcimento assicurativo per morte in servizio. Nessuno si preoccupa di loro, anzi sono attaccati e non riconosciuti, sviliti nei loro ruoli da un sistema che non conosce regole e gerarchia.

Ecco i fatti: la migliore risposta alle opinioni!

Fosse per queste ultime, saremmo pieni di speranza invece che di fregature. Meritate, s’intende!

 

 

 

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