FATTI ED OPINIONI STANNO IN LOTTA FRA LORO – LA DEBACLE DELLA SANITÀ ITALIANA SVELATA DALLA PANDEMIA

Prima Parte

Perdura il brutto vizio di promettere e pubblicizzare servizi che non esistono, come la vecchia e ignobile attitudine di spacciare per rimedi o, addirittura, successi lo scatafascio riorganizzato sui fallimenti storici della sanità italiana, in specie nel subcontinente meridionale, per adeguarsi alla pandemia.

Altrettanto offensivo dei diritti dei malati è il dedicare numeri telefonici per utenze sanitarie, anche emergenziali, senza disporre del numero di centralinisti necessario. Continua il suo mutismo, malamente dissimulato da un risponditore automatico, il numero di emergenza Covid x Siracusa, a più di quattro mesi dall’inizio e a contagi zero.

Gustosissime alcune affermazioni del personale addetto ad interfacciarsi con l’esterno, per fornire quelle prestazioni negate dalla chiusura totale degli uffici ASP per tutte le necessità assistenziali, specie quando, per ingenuità, ammette che non può far nulla. Per fortuna, pur continuando nominalmente a lavorare al chiuso delle ASP e degli ospedali, percependo lo stipendio, per qualcuno si dimostra utilissimo il non rispondere al telefono, quando non si ricorre al vecchio e collaudato mezzuccio di rimandare al mittente l’incapacità o la cattiva volontà di venire incontro alle esigenze dei malati. Abbiamo sempre sostenuto che i soldi per gli ammalati non dovrebbero finire nelle mani dei burocrati, neanche per gli stipendi. Senza fortuna.

Tristissime storie, al confine della crudeltà, quelle che vanno a toccare gli inabili gravissimi. Ammesso abbiano qualche parente disposto a non lavorare pur di soccorrerli, non possono essere ricevuti dai vari uffici. Tocca al medico di famiglia farsi tramite per ottenere presìdi o diete speciali per loro. Visto il mutismo dei telefoni pubblicizzati, restano da utilizzare le mail alle quali a volte si risponde dopo 7 giorni in media, mentre anche ai medici spesso non si risponde al telefono e qualche volta neanche alle mail.

È chiaro che tutto questo è incompatibile con la cura delle persone e con l’esercizio clinico- assistenziale dei medici di famiglia, lasciati soli con l’universo mondo dei malati acuti e cronici.

Chi può paga, chi non può deve trattenersi dal dare in escandescenze o rompere tutte le porte chiuse che trova serrate.

Di sicuro il cittadino viene a protestare solo dal proprio medico di famiglia, cioè da chi sta lavorando sul territorio fin dal primo giorno della pandemia, facendosi carico sia della clinica sia delle migliaia di incombenze burocratiche, addirittura moltiplicate all’infinito e condite da raffiche giornaliere di PEC con le quali i soliti furbetti distribuiscono a loro carichi lavorativi non retribuiti, preoccupati solo di pararsi la fedina penale e di disegnare strategie irrealizzabili per assicurare sulla carta assistenza solo nominale.

Pare che nessuno paghi per queste inezie, anzi, qualora qualcuno dia le prove di macroscopici reati di omissione di atti di ufficio, si scarica (abilmente??) la responsabilità su qualche miracolato che dalla medicina dei servizi, per anzianità o altro non nominabile, si trovi a dirigere un dipartimento.

Mai visto qualcuno dei dirigenti che ammetta di non avere personale, di averlo non formato, di non aver potuto o saputo sostituire i pensionati, di non avere la benché minima idea di organizzare servizi che rispondano normalmente agli utenti.

Insomma pare sia sparita dal codice la “culpa in vigilando” mentre si reinterpreta “ad usum delphini” il democratico diritto di protestare come un reato nuovo e di moda, definendolo “rottura di palle”, o “remare contro”, o non volersi “impegnare” …

Nessun utente che afferisca ai nostri ambulatori riferisce di aver avuto risposte soddisfacenti da un’Azienda Sanitaria che si è chiusa a riccio e continua il suo lockdown. Non potrebbe d’altronde essere che così.

La sanità meridionale era da prima più un costo che un servizio, più spesso costituiva un bel cespite di reddito per qualcuno. Quella siracusana, a detta di tutti, si conferma un fallimento su tutti i fronti, compreso lo stesso privato.

Dopo la grande “boutade”, che ancora echeggia nell’aria, della scomparsa del virus a Siracusa per merito dell’azione decisa e indovinata dei dirigenti locali, quelli finiti a “Report“ con l’infermiere mascherato, quello che disconoscevano come loro dipendente mentre, invece, lavorava in prima linea nel tendone del Triage Covid, costretto a rubare una tuta usa e getta per proteggersi, inutilmente, e che, per causa loro, si infettò insieme ad altri 50 sanitari del piccolo ospedale provinciale.

Tre fondamentali reparti (Medicina Generale, Geriatria, Stroke unit chiusi a lungo perché infetti), l’oncologia e la pediatria trasferiti a 30 km, insomma un pateracchio purulento con precise responsabilità, che chissà se e  quando verranno chiarite e perseguite.

 

Da leggere

SERIE D, ESORDIO VINCENTE E CONVINCENTE DEL SIRACUSA

Tribuna Centrale non praticabile, quindi tutti in quella Laterale, pochi i tifosi in Gradinata, Curva …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti