Per la provincia di Siracusa giugno è stato un mese particolare, di svolta (?!), nella lotta alla illegalità nel settore dei rifiuti. Tre le operazioni, condotte dalla Procure di Catania e di Siracusa, coadiuvate in particolare dalla Guardia di Finanza, che hanno messo in luce il torbido che caratterizza da decenni il grumo di interessi connesso ai rifiuti, a Siracusa, in Sicilia, anche più fitto che altrove, come ha accennato il comandante provinciale delle Fiamme Gialle Luca De Simone.
“Una collaborazione tra Procura e Guardia di Finanza più efficace che mai – ha evidenziato il procuratore aggiunto Fabio Scavone -. Senza per questo voler dare voti al passato, non c’è dubbio che con il nuovo vertice, sia come polizia tributaria che come comando provinciale, non solo si sono rinnovati i quadri ma la mentalità, l’approccio. Tutto è radicalmente cambiato”.
E in effetti della filiera dei rifiuti c’è un po’ tutto.
Con l’operazione Mazzetta Sicula è andato a segno il colpo contro la gestione della discarica di Grotte San Giorgio a Lentini, la più grande della Sicilia, gestita dalla Sicula Trasporti di proprietà della famiglia Leonardi; con l’operazione Gold Trash è stato “svelato” il sistema societario dell’IGM per frodare lo Stato; con quella denominata Black Trash è tornata sotto la luce dei riflettori la società Ecomac (che già nel febbraio 2018 sarebbe stata coinvolta in un’indagine per frode/truffa), la principale piattaforma per la raccolta differenziata del territorio, per fatti questa volta relativi allo sfruttamento dei lavoratori ma non solo.
E a tenere insieme queste tre azioni investigative, che lo stesso procuratore capo di Siracusa Sabrina Gambino vede strettamente connesse, non è solo il campo di interesse, i rifiuti con ciò che vi gira intorno, bensì anche e soprattutto l’intreccio tra mondo “imprenditoriale”, professionisti e apparati amministrativi. Con la “politica” che ci mette lo zampino perché anche lì spesso trova il proprio bacino clientelare, come parrebbe essere nel caso Ecomac.
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IL SISTEMA IGM
Il sostituto procuratore Salvatore Grillo nel riferire dell’indagine che ha visto coinvolta la famiglia Quercioli Dessena, ha indicato chiaramente la chiave di volta di sistemi che si scoprono sempre molto sofisticati, studiati nel modo più attento per sfuggire a verifiche e controlli. “Fondamentale è il coinvolgimento dei professionisti perché, pur trattandosi di imprenditori navigati, strategie societarie così complesse e raffinate richiedono necessariamente un supporto tecnico ben congegnato (“di qualità” ndr). C’era una squadra di commercialisti, e anche di laureati in economia e commercio, che si occupava dei passaggi societari e insieme dei prestanome a cui venivano date indicazioni sui documenti da firmare”.
E proprio tra questi, tra quelli che spesso finiscono per fare la parte degli “utili idioti”, “privi di potere decisionale” ma che rappresentano l’anello debole della catena, pare ci sia stata la gola profonda che ha aperto altri filoni di indagine come quello parallelo della Cassim di Augusta (La Civetta se ne era occupata nel novembre 2017), “professionisti”, o sedicenti tali, che, in chi un po’ li conosce, stimolano sempre la domanda (irriguardosa!) di come si faccia a condurre una vita da nababbi pur, almeno apparentemente, non ricoprendo cariche prestigiose.
La frode fiscale – 130 milioni di euro sottratti all’erario – e nei confronti dei fornitori e propri clienti avveniva con il classico sistema delle scatole vuote, società che subentravano l’una all’altra con l’accortezza di modificare il minimo possibile la denominazione sociale (Igm rifiuti, Igm ambiente, Igm industria…) per non destare sospetti negli osservatori esterni, i cittadini per esempio “che credevano di avere a che fare sempre con la stessa ditta”. Quando una società raggiungeva un carico debitorio non più sostenibile la si svuotava degli asset produttivi che passavano a un’altra, nuova o fino a quel momento inattiva, e la si abbandonava al suo destino fallimentare affidandola al prestanome di turno, lautamente stipendiato dalla Impresa, che si limitava ad eseguire ordini firmando “carte a richiesta”.
A preordinare e a seguire le procedure, a predisporre la cessione o la scissione di azienda, i contratti di affitto ecc., i “professionisti” veri, quelli capaci di trovare la strada “giusta” nei meandri delle norme. Questa l’ipotesi accusatoria della Procura.
Metodi non nuovi a Siracusa dove basterebbe seguire al primo fumus, con costanza e volontà, la pista dei fallimenti o dei passaggi societari per intervenire in tempo, almeno prima del botto finale. Open Land, Sai8, la speculazione urbanistica, il gioco dei consulenti…. il “Sistema” è in fondo sempre quello.
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I TERMINALI AMMINISTRATIVI
Ma gli appalti sui rifiuti, per le piattaforme della raccolta differenziata come per le discariche e gli inceneritori, hanno anche bisogno dei terminali a livello amministrativo per mettere a punto “le pratiche”. Se le ricostruzioni dei magistrati verranno confermate – in questi giorni ascoltiamo anche le dichiarazioni di alcuni dei coinvolti che si dicono estranei ai fatti, il che potrebbe non escludersi dal momento che siamo purtroppo abituati anche allo sgonfiarsi di alcune inchieste – funzionari “infedeli” starebbero all’Arpa come nel Libero Consorzio dei Comuni.
Per Mazzetta Sicula sono andati ai domiciliari, con l’accusa di corruzione, il dirigente di Arpa Siracusa Vincenzo Liuzzo e Salvatore Pecora funzionario dell’ex provincia (oggi libero consorzio di comuni) di Siracusa; per Black Trash alla detenzione presso il carcere di Gela – stupefacenti le ricostruzioni di stampa sull’ “odissea” del trasferimento dei presunti colpevoli nel penitenziario “disponibile”– è stato destinato l’ingegnere Domenico Morello, anche lui dirigente del Libero Consorzio (che già nel 2017 sarebbe stato riconosciuto responsabile di danno erariale e condannato a versare 30.168 euro dalla Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per un appalto di pulizia delle spiagge del 2007). “E se gli organi competenti a controllare fiancheggiano simili situazioni – ha detto il procuratore aggiunto Fabio Scavone – l’accertamento del reato diventa impossibile”.
I RISCHI AMBIENTALI
Ovunque quindi “un diffuso quadro di illegalità”, come ha scritto la Procura, che poteva “perpetuarsi nel tempo in ragione del determinante contributo fornito da funzionari pubblici corrotti”, funzionari appartenenti ad organismi autorizzativi e/o di controllo, vale a dire a quegli enti cui affidiamo, come comunità, le decisioni più importanti anche a livello ambientale. È lecito allora domandarsi se chi da tempo occupa posizioni apicali e di responsabilità abbia sempre agito secondo le regole deontologiche, se abbia “sbagliato” solo una volta o se il suo sia stato un usuale modus operandi.
Non si tratta solo, come chiede il presidente della commissione antimafia siciliana Claudio Fava, di tornare a valutare la liceità di un’autorizzazione concessa in tempi record alla Sicula Trasporti per l’ampliamento della discarica di Grotte San Giorgio per 1,8 milioni di metri cubi, ma di riesaminare tutti gli atti nel tempo prodotti dai funzionari infedeli, o quelli su cui si addensano anche solo ombre, per rassicurare l’opinione pubblica che tutto sia stato fatto secondo norma.
Soprattutto in un settore connesso alla salute pubblica come quello ambientale nel quale, tra l’altro, nel tempo si è assistito a una sorta di deregulation, di semplificazioni delle procedure, dietro cui facilmente possono nascondersi interessi inconfessati e inconfessabili, l’attenzione dovrebbe essere massima. Una verifica indispensabile anche per la mancanza di trasparenza di certi iter amministrativi che, se in altre regioni, come quelle settentrionali, sono stati da tempo digitalizzati e consentono rapide verifiche da parte di chiunque sia interessato, nel profondo sud, in Sicilia, mantengono modalità giurassiche e restano inaccessibili.
E se poi assistiamo anche alla logica dell’uomo solo al comando, dell’improvviso inspiegabile allontanamento (non si sa quanto spontaneo) di funzionari o dipendenti che offrono invece migliori garanzie di probità, allora il cerchio sembrerebbe chiudersi.
Seguire quindi il flusso dei soldi, come ci è stato insegnato nell’affrontare la lotta alla mafia, e perché no, anche quello delle assunzioni. Chiedersi perché, per esempio, i figli di quelli che contano (anche poco ma pur sempre qualcosa in un certo mondo) siano sempre così fortunati da trovare un’occupazione presso determinate ditte o società partecipate, o perché gli organici di alcune società abbiano, per esempio, 50 dipendenti e non quella metà che sarebbe certamente già sufficiente.
Provare a individuare il referente politico.

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