Salvo Salerno sul Caravaggio. “Sarebbe (stato) necessario un accordo istituzionale trasparente. E il Comune deve esprimersi tramite il Sindaco, non l’assessore associato alla controparte”

Un’intervista a Salvo Salerno. Tra coloro che si oppongono al trasferimento del Caravaggio sicuramente l’interlocutore più pervicace e attento agli aspetti normativi – come sempre per le questioni relative ai beni culturali che riguardino Siracusa e il suo patrimonio storico -, da pochissimo nominato Presidente onorario, con diritto di voto, della rinnovata Associazione Ortigia Sostenibile. Uno scambio di opinioni che abbiamo cercato di epurare da elementi che a noi appaiono pretestuosi e ridondanti in quanto non funzionali a nodi irrisolti della vicenda: è un’aberrazione pensare che Il Seppellimento di Santa Lucia (non diversamente da altre opere con eguali problematiche e importanza) possa essere spostato da Siracusa per una mostra? Sarebbe forse preferibile accettare come un dogma il principio che le opere d’arte non si debbano “prestare” e chi vuole conoscerle debba necessariamente recarsi lì dove vengono conservate? C’è realmente, nel progetto del MART, un significativo tornaconto per la città? e anche la chiave per risolvere, una volta per tutte, la questione della sede “migliore” per quel dipinto?

Lasciare per un attimo da parte le citazioni dotte con riferimento a norme troppo datate o che aprirebbero nuove interminabili diatribe (per esempio quella sulla reale proprietà dell’opera), le opinioni atecniche alle quali si potrebbero opporre quelle semmai egualmente valide eppure diametralmente contrarie. Arrivare al dunque, a una sorta di “semplificazione”: questo il nostro tentativo. Ma ovviamente ne è scaturita un’intervista fiume… Speriamo che almeno sia utile a chi avrà la pazienza di arrivare fino in fondo.

Allora, Salvo, iniziamo?

No, un attimo. Devo premettere, prima di rispondere, queste basilari annotazioni sui diversi istituti della Tutela e della Valorizzazione, altrimenti, ciò che risponderò, non sarà sempre interpretabile nel modo corretto. 

Ebbene, nel sistema del Codice dei Beni Culturali, la Tutela precede e prevale sulla Valorizzazione e questo vale per qualsiasi Bene storico-artistico, da Piazza d’Armi al Seppellimento.

La Tutela consiste nelle iniziative di conservazione del Bene (restauro, protezione, lavori edilizi, etc.) ed è ascritta alle Soprintendenze. La Soprintendenza, in attuazione della Tutela, può negare, in tutto o in parte, la valorizzazione del Bene.

La Valorizzazione consiste nella fruizione collettiva, economica, divulgativa del Bene ed è ascritta contemporaneamente a più soggetti: al proprietario del Bene, agli altri Enti implicati dalla storia e dalla ubicazione del Bene, ancora dalla Soprintendenza e dalla Direzione Generale (del Ministero o, in Sicilia, dell’Assessorato).

Per attuare la Valorizzazione, il Codice indica lo strumento consensuale degli Accordi e Intese tra Enti diversi ex artt. 111, 112 e 115, perché appunto la Valorizzazione ha tanti attori.

Da una piazza storica, a un edificio, a un quadro, la ratio è la stessa.

Ti faccio l’esempio della Valorizzazione del Faro di Capo Murro di Porco e di Piazza d’Armi. Nel primo caso l’Agenzia del Demanio, proprietario del Faro, prima di bandire la gara per la concessione ai privati, cercò, ottenne e stipulò l’Accordo col Comune e con la Regione siciliana attraverso la Soprintendenza. Tutto documentato agli atti. Poi procedette alla gara di assegnazione.

Invece nelle stesse settimane, chissà perché, l’Agenzia del Demanio, proprietario di Piazza d’Armi, procedette in senso opposto, per la relativa Valorizzazione e bandì la gara senza prima alcuna concertazione con la Soprintendenza, cui poi presentò il fatto compiuto dell’aggiudicazione di un progetto, per il quale, non a caso, seppur debolmente, la Soprintendenza e la Direzione Beni Culturali di Palermo lamentarono l’irritualità della procedura. E noi sappiamo bene come è finita…

Lo stesso dovrebbe valere per il FEC e per il Seppellimento, perché l’opera non può essere considerata, sotto alcun profilo, un Bene esclusivo del FEC. Ciò è escluso dalla ratio legis, come ho detto, oltre che dalla straordinaria storia civica e identitaria di quel dipinto.

Perfetto. Entriamo nel merito. La querelle sul “prestito” del Caravaggio ha assunto a nostro avviso toni parossistici. Partiamo da qui. Non credi che, se dal primo momento si fosse chiesto un dialogo sereno senza subito pensare a “furti”, a una “sottrazione di opere identitarie” e altro, le questioni si sarebbero potute affrontare e risolvere più agevolmente?

Non credo che, cambiando i toni, “le questioni si sarebbero potute affrontare e risolvere più agevolmente”, per il semplice motivo che l’operazione era stata già definita e messa in cascina, e silenziosamente, da molti mesi (basti vedere la data dell’incarico alla consulente, unico atto che abbiamo trovato – ma non scaricabile – sul sito “Trasparenza” del MART). Quindi la polemica è nata perché si è creato l’effetto “sorpresa”, dico anche psicologicamente. Una maggiore trasparenza, fin dall’inizio, questo sì, avrebbe disinnescato alcune polemiche. Ma non tutte. Per quanto mi riguarda, poi, scorrendo le mie dichiarazioni, ho trovato che la mia prima presa di posizione è del 24 maggio e leggendola si può facilmente rilevare che essa non implica né crociate, né petizioni, né toni da fine del mondo, ma semplicemente si fanno alcune domande sull’autonomia dei Soprintendenti e sulla coerenza e credibilità dei politici locali. Semmai, su quella mia dichiarazione, toccò a me, essere aggredito con accuse che non stavano né in cielo né in terra (mi si accusò di essere entrato nel merito di un procedimento di cui non sapevo nulla, rappresentando che il Fec avesse concesso il prestito, prescindendo dal parere della Soprintendenza). In realtà, proprio perché non sapevo nulla del procedimento, avevo chiesto di accedere agli atti e mai mi ero sognato di affermare che si fosse pretermesso il parere della Soprintendenza, ma anzi mi ero detto preoccupato per l’ipotesi opposta…

Tutto però in attesa del parere dell’Istituto Centrale del Restauro di Roma. Ancora, come tuttora, il progetto non era definito. Si sarebbe potuto partire non da subito con le lance in resta. Ma procediamo. Tu dici di essere “in via generale e astratta, concettualmente favorevole ai prestiti, purché in presenza di un progetto scientifico di alto valore. Per il resto critico verso il mostrificio business”. Vorrei una risposta che esuli dal “personaggio” Sgarbi, dai “vantaggi” personali per la mostra da lui organizzata che diamo per scontati. Mi interessano le ricadute sull’opera, e anche sulla città. Se non ci fosse stata la richiesta di Sgarbi, non credi che ancora almeno per dieci anni il dipinto sarebbe rimasto lì, con i rischi del caso, ad occultare il Guinaccia del quale sembra che solo ora si scopra l’esistenza. Puoi forse negare che, se non ci fosse stato il progetto del Mart, chissà quando avremmo visto gli esperti dell’ICR qui a Siracusa?

Carmelo Maiorca ha evidenziato questa sorta di processo di autoassoluzione della città che sembra non voler fare i conti con la propria inerzia, lunga 14 anni. Tu che ne pensi?

E qui, proprio, non sono d’accordo. In realtà Sgarbi, neppure tre anni prima, aveva oppostamente sostenuto l’opportunità e necessità che la Tela non si muovesse da Siracusa. E con lui avevano sostanzialmente sposato la stessa tesi anche quanti oggi smaniano per far partire il dipinto. Vedi, la questione che, se non fosse stato per Sgarbi, del Seppellimento non si sarebbe occupato nessuno, è una rappresentazione deformata e anche piuttosto comica. Premesso e tenuto fermo che periodicamente associazioni e singoli cittadini hanno continuato a porre il problema dell’adeguata conservazione e nuova installazione del dipinto, e quindi non è del tutto vero che la città sia stata inerte, mi chiedo – e questo è il vero punto dolente – a chi spettava, per competenza istituzionale, il compito di “dismettere l’inerzia”? Ai cittadini oppure alla Soprintendenza? Non sapeva, forse, la Soprintendenza, già da anni o mesi prima della nascita del progetto MART, che era sbagliata e non conforme ai canoni della “Tutela”, l’allocazione del Seppellimento in quella posizione, a coprire un altro capolavoro sottratto alla pubblica fruizione? Mi ha sconcertato, guardando il video della cosiddetta conferenza stampa, assistere alle espressioni scandalizzate della Soprintendente in relazione alla “scoperta” del Guinaccia sotto il Caravaggio. Ma se sono anni che si denuncia la presunta inadeguatezza e pericolosità dell’attuale installazione …! Sinceramente, per l’idea filologica e legislativa che io ho del ruolo della Tutela, non posso ammettere simili cadute dalla Luna.

D’accordo sul ruolo della Soprintendenza ma non su un interesse fattivo dei cittadini che avrebbero potuto essere di stimolo alla stessa Soprintendenza. Nessuna risposta neanche dopo il convegno sul Caravaggio voluto proprio da Silvia Mazza nel 2017. Piuttosto polemiche, a volte anche pretestuose, da parte di chi lo voleva riportare tout court alla borgata. “La contesa fra due rioni” si intitolava sulla stampa! Resto convinta che senza Sgarbi nulla sarebbe accaduto chissà ancora per quanto tempo e ti chiedo: davvero ritieni possibile che, azzerando il tutto, si riuscirà da soli a trovare le soluzioni giuste per il dipinto? I fondi necessari?

Trattandosi di un mero intervento conservativo della Tela, dal momento che la necessità del restauro è stata esclusa dagli esperti, io ritengo che in Sicilia possiamo benissimo risolvere questa esigenza minore. Ed è comunque compito, prima degli altri, degli Enti competenti. Poi, comunque, qualsiasi iniziativa che parta dal basso ben venga.

Ma in cosa sarebbe veramente manchevole il Progetto del MART? Anche noi della redazione riteniamo che un immediato coinvolgimento dei Siracusani avrebbe facilitato il tutto ma rigettiamo l’ipotesi che, trattandosi di una tale opera, qualcuno abbia mai pensato di operare senza le opportune garanzie.

Il progetto del MART è manchevole perché si limita a una pattuizione tra MART e FEC e invece, come ho sostenuto dal primo giorno, in casi di “Valorizzazione” come questo, la Legge indica il diverso percorso virtuoso da seguire quando la proprietà del Bene Culturale non coincide con gli Enti che lo detengono materialmente o lo custodiscono. In casi come questi, l’art. 112 del Codice dei Beni Culturali appresta il modello procedimentale dell’Accordo tra i vari Enti. Oltretutto, lo strumento dell’Accordo ex art. 112 è proprio stato pattuito in un Protocollo d’Intesa tra il FEC e il Ministero dei Beni Culturali; significherà pure qualcosa, no? Nella fattispecie l’Accordo doveva essere preventivamente stipulato tra FEC, MART, Comune di Siracusa, Arcidiocesi e, eventualmente, anche Ministero dei Beni Culturali e Regione siciliana. Ci sono vari precedenti in materia (anche in Sicilia) e li ho pubblicati.  Se avessero proceduto in tal modo, avrebbero disinnescato molte frustrazioni e incomprensioni.

In passato già altri due direttori dell’ICR, il prof. Giuseppe Basile, allievo di Cesare Brandi, e Caterina Bon Valsassina, nel 2005, hanno manifestato contrarietà all’ipotesi di un ennesimo trasferimento del Seppellimento, così come alla “mania” delle mostre, e da allora la tela non si è più mossa se non per spostamenti in città. Ritieni anche tu che, nonostante l’accertamento della fattibilità in sicurezza del prestito ad opera degli esperti dell’ICR, sia opportuno comunque opporsi? Quale dovrebbe essere in questo caso il motivo del diniego da parte del FEC?

Hai fatto bene a citare il diniego della Bon Valsassina che nel 2005 motivò molto polemicamente in un suo intervento pubblico (alcuni brani li ho pubblicati ieri). Ciò consente di affermare che l’ICR, al suo massimo livello, si pronunciò contro i viaggi della Tela. Oggi abbiamo un accertamento tecnico fatto da qualificati tecnici dell’ICR del quale speriamo di leggere la relazione finale. Ma il sottoscritto, dai tecnici che sono pubblici funzionari e non dipendenti da Sgarbi &C., si aspetta di leggere una relazione asettica, asciutta e oggettiva. In breve, l’ICR, in conformità all’insegnamento scientifico e istituzionale della Bon Valsassina, ci deve dire come sta il dipinto, non deve dirci se può andare a Rovereto. Non mi pare il caso di tirarli per la giacca.

Tu scrivi che “esistono Beni Culturali che hanno “uno statuto diverso, o per motivi oggettivi, ovvero per disciplina normativa. Il Seppellimento rientra in questa categoria di Beni a statuto specifico”. Esattamente di cosa parli? Si è fatto su questo un po’ di confusione: il dipinto non rientra tra i beni inamovibili e se lo diventerà, lo sarà in futuro. Attualmente può essere trasferito e ne dispone l’ente proprietario. Secondo te “il FEC non può pattuire col MART il prestito” ma è una tua interpretazione che vede per altro posizioni altrettanto autorevoli, ma divergenti. Perché dovrebbe prevalere il giudizio dei cittadini piuttosto che quella degli esperti e del proprietario dell’opera? Quindi qualsiasi scelta, nei più svariati campi, deve passare dall’approvazione “popolare”?

Io non ho parlato di Seppellimento inamovibile, ma di Bene a statuto specifico per motivi oggettivi o perché rientra in una casistica normativa di cautele. Il FEC –  ma siamo davvero certi che sia l’unico ed esclusivo ente proprietario ..? –  può pattuire prestiti sui suoi Beni, ma non in modo generalizzato e uguale per tutti. Nel suo patrimonio esistono anche Beni che vanno trattati secondo le prescrizioni tutorie e conservative stabilite dal Ministero dei Beni Culturali, in attuazione dell’art. 48 del Codice dei Beni Culturali. Applicando quelle norme, non c’è bisogno di pervenire a una decretazione di inamovibilità, per negare un prestito. E il sottoscritto non ha mai parlato di approvazione “popolare” per legittimare il prestito di questa opera identitaria, bensì di coinvolgimento dell’Ente esponenziale dei siracusani, cioè il Comune, che si esprime per il tramite del Sindaco, non certo dell’assessore associato alla controparte, per intenderci, perché sotto il profilo legale o anche per solo buon senso, in quel caso sussiste un difetto di rappresentanza e conflitto di interessi. Va da sé naturalmente che, ove il Comune sia inerte o silente e, particolarmente in carenza del Consiglio Comunale, spetta proprio alle formazioni sociali, alle Associazioni e pure ai singoli cittadini, colmare questo vuoto partecipativo e di confronto dialettico.

In un tuo post su FB del 30 giugno scorso scrivi “La mia richiesta è che il FEC, prima di disporre unilateralmente del capolavoro identitario e “non prestabile” – stando alla Circolare 26 novembre 2019 del Ministero dei Beni Culturali – ecc”   Cosa dice la circolare?

Premesso che, per legge, il Ministero dei Beni Culturali è l’Autorità di riferimento, anche normativo, per tutti gli Organi ed Enti statali, quindi incluso il FEC, chiarisco che quella Circolare è stata appunto emanata dal Ministero BB.CC. proprio in attuazione dell’art. 48 del Codice Beni Culturali, sui prestiti in ambito nazionale. Nella stessa Circolare viene richiamato l’importante Decreto Ministeriale 29 gennaio 2008, recante le “Linee guida per il rilascio delle autorizzazioni al prestito delle opere d’arte”, elaborate da un’apposita Commissione di esperti. In definitiva, oggi la disciplina del nostro caso discende insieme dalla Circolare e dal Decreto e ci dice che, per opere di una certa delicatezza o peculiarità, individuate nella Tabella A della Circolare (e il Seppellimento vi rientra per varie tipologie di casistica) la Soprintendenza NON rilascia l’autorizzazione, ma compie solo l’istruttoria. Stando così le cose, mi ha negativamente stupito che la Soprintendente, in piena conferenza stampa, quando ancora non disponeva della relazione definitiva dell’ICR (lo aveva detto lei stessa, poco prima), anticipasse un giudizio favorevole al prestito. Inoltre la stessa normativa congiunta stabilisce testualmente le “ragioni per prestare” e le “ragioni per non prestare” l’opera d’arte. Tra le prime è inserita quella di “cogliere l’occasione per restaurarla” e proprio tale ipotesi era stata agitata dai soliti noti per avallare il prestito. Ora però l’ICR ci dice che il dipinto non ha bisogno di restauro… quindi come la mettiamo?  Quanto alle “ragioni per non prestare” la normativa fa riferimento a questa casistica che riporto alla fine di questa risposta, senza dare la mia valutazione, per non incorrere nei fulmini di chi sostiene che il giurista non possa sostituirsi allo storico dell’arte (si dà tuttavia il caso che con noi stanno anche storici dell’arte..). Ciascuno si darà la sua risposta. Ecco le “ragioni per non prestare” <<connesse ai rischi dal punto di vista della sicurezza e conservazione fisica del bene, si annoverano quelle legate alla circostanza che l’argomento della mostra sia troppo limitato o commerciale per giustificare la movimentazione del bene richiesto; che il progetto scientifico sia confuso o non in grado di dimostrare chiaramente la necessità di includere un determinato bene nella mostra; che il valore aggiunto nel prestare l’oggetto non sia rilevante.>> Qui voglio piuttosto aggiungere l’importante raccomandazione recentemente indirizzata dall’ICOM Italia al Ministero e agli altri Enti, in materia di prestiti, laddove si legge che i principi etici che dovrebbero sottendere i prestiti d’arte <<… sono spesso disattesi a causa di un uso strumentale della movimentazione di opere d’arte di grande notorietà, richiesto dai responsabili di governo in ragione di una ‘diplomazia culturale’, motivata talvolta da accordi di natura diversa, politica e commerciale …>>

Anche noi abbiamo scritto della possibilità di un laboratorio di restauro qui in città, aperto ai Siracusani, e così d’altra parte ci era stato riferito. Ma una volta appurato che l’opera non può essere restaurata dal Centro di Palermo – che ha un solo restauratore in lapideo (marmi, pietre), mentre la dott.ssa Zaccheo dell’Icr è specializzata in restauro di dipinti su tela, e in particolare è esperta del Caravaggio -, se gli esperti dell’ICR dovessero ritenere che l’intervento conservativo è possibile per motivi “tecnici” solo a Roma, perché continuare ad opporsi? Meglio secondo te in tal caso rinunciarvi lasciando le cose come stanno?

No, questa è una questione del tutto diversa. Se i tecnici certificano che il dipinto ha bisogno di manutenzione e può riceverla solo presso il Centro del Restauro di Roma, io chi sono per oppormi? Ma in questo caso è un viaggio per la tutela del Bene nel Centro a ciò predisposto, non è più un viaggio per la Valorizzazione. Non so se è chiara la differenza…

I fondi stanziati dal Mart, e quindi dalla provincia di Trento, sono complessivamente 350mila euro. Diciamo che si tratta della somma massima spendibile. Non si è mai detto o scritto che dovessero tutti “andare a Siracusa” ma che sarebbero serviti per l’operazione complessiva, inclusa la ricollocazione del dipinto, in sicurezza, a Santa Lucia al Sepolcro. Se il fronte del no avesse certezze sull’utilizzazione di queste somme, resterebbe comunque contrario al prestito?

Ho scritto, giusto ieri, che ancora resta nebulosa e non accessibile la documentazione di questi finanziamenti, il loro impiego, e perfino la proprietà della promessa digitalizzazione ad alta definizione. Si era annunciato un loan fee di centomila euro, ma in realtà, stando a quanto dichiara da ultimo Sgarbi, sono solo le spese. Penso ancora che alla Città debba ritornare qualcosa, in termini economici o d’altra natura, ma non sta a me dire quanto e cosa. Questo è compito del sindaco, ad oggi silente.

Dato quindi il tuo assunto che “La Città di Siracusa ha il diritto storico, giuridico, culturale, socio-economico a cogestire la valorizzazione del Seppellimento”, ritieni come detto necessario un accordo tra i vari enti come quelli sottoscritti dal FEC con il Comune di Firenze (per il complesso monumentale di Santa Croce) e alcuni comuni siciliani per il sito seriale Unesco “Palermo arabo-normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale”. Non ci troviamo di fronte a casi decisamente diversi rispetto a quello di Siracusa? E d’altra parte, anche nel nostro caso, per affermazione dell’assessore Fabio Granata, se i pareri tecnici saranno positivi anche il Comune sarà consenziente. Quindi? 

Certo “ogni altro caso è diverso” e gli Accordi si fanno su misura per la fattispecie specifica. Ma ciò che rileva, nei miei pochi esempi (e tanti altri se ne potrebbero fare) è il principio di diritto, che non cambia mai, principio in base al quale, quando sullo stesso Bene insistono diritti, prerogative e aspettative di Enti diversi, la Legge predispone prioritariamente e doverosamente, come ho già spiegato, lo strumento ex art. 112 (Consiglio di Stato in tal senso). Solo dopo che si sia esperito vanamente il tentativo di Accordo tra Enti, allora l’Ente proprietario può procedere unilateralmente alla Valorizzazione.  Il fatto è che questo Accordo, a Siracusa, NON esiste, non è mai stato tentato. E l’assessore Granata non esprime la posizione ufficiale del Comune e della Città di Siracusa.

Immaginiamo ora che il quadro sia restituito a Siracusa nel suo rinnovato splendore grazie a un intervento conservativo, con una teca o un sistema di sicurezza che consenta di riallocarlo in Santa Lucia al Sepolcro. È quello che auspicheresti? Ma lo stesso Paolo Giansiracusa riconosce che la chiesa alla Borgata avrebbe bisogno di un restauro da milioni di euro. E nel frattempo? Perché il Bellomo viene assolutamente escluso come eventuale sede? E cosa rispondere alle guide turistiche contrarie da sempre all’ipotesi Borgata che sarebbe in ogni caso, anche con il Caravaggio, fuori da circuiti consolidati dei tour operator?

Anche su questo punto, ho una posizione diversa, seppur in buona compagnia di valenti intellettuali. Io non sono del tutto convinto che la Tela debba tornare nella Basilica di Santa Lucia extra moenia, per varie motivazioni di sicurezza sotto tanti profili. Tuttavia potrebbe esservi sistemata la super-riproduzione digitale che a parole viene promessa. Sono favorevole quindi alla musealizzazione, sia creando nel Bellomo, un apposito ambiente per il Seppellimento, oppure individuando ad hoc un’altra installazione presso uno dei tanti prestigiosi contenitori architettonici della Città e così creare un museo caravaggesco tematico, moltiplicando in tal modo l’offerta culturale della Città. Ma per  arrivare a questo, ovviamente, serve sempre quell’Accordo istituzionale di cui sopra.

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