Il segretario provinciale dell’Assostampa di Siracusa, Prospero Dente, è giustamente intervenuto con un comunicato condannando “l’attacco spropositato e fuori luogo del professor Vittorio Sgarbi alla collega Laura Valvo, capo servizio delle pagine siracusane del quotidiano La Sicilia”, giudicando altresì “ assai grave la mancata reazione dei presenti, istituzioni regionali e comunali al tavolo che – pur comprendendo il loro imbarazzo – non hanno inteso intervenire”.
Ciò avveniva durante l’incontro di mercoledì 24 giugno nella sala Ipostila del Castello Maniace, convocato da Sgarbi medesimo, nelle vesti di presidente del Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto “per illustrare i contenuti e le motivazioni del progetto Caravaggio il Contemporaneo”.
Prospero Dente non c’era ed evidenzia di aver saputo dell’accaduto soltanto due giorni dopo da un post su facebook. E questo già la dice lunga sulla reale considerazione che ha di sé stessa, in generale, la categoria dei giornalisti di questa città. Dopo la pubblicazione del comunicato, nella pagina facebook dell’Assostampa e in due chat di “categoria”, oltre agli attestati di solidarietà a Valvo, abbiamo letto commenti quasi esclusivamente di assenti, alcuni dei quali indignati dal silenzio dei giornalisti presenti. Il ché non è vero in assoluto. Di sicuro il sottoscritto e Marina De Michele – seduti in prima fila quindi molto vicini al tavolo dei relatori e di fronte a Sgarbi – abbiamo reagito verbalmente, registrando, fra l’altro, i momenti concitati in questione. Marina De Michele ha detto testuale “Questa è una conferenza stampa e la giornalista ha fatto una domanda”, replicando anche a un uomo seduto accanto a lei che spalleggiava Sgarbi. Il quale, sentito quello che aveva detto Marina, commentava “Sarà una giornalista ma io sto spiegando cosa ha detto l’ICR, il comitato tecnico scientifico…”
A mia volta, sia rivolto verso il tavolo dei relatori sia girandomi verso il resto della sala ho detto con un tono di voce piuttosto alto: “Siamo qui da due ore e ogni tanto potremmo interloquire e fare domande. Però dopo due ore una giornalista può anche fare una domanda”. Ed ancora: “Ma che cazzo di conferenza stampa è. E’ un convegno, non una conferenza stampa” – guardando dritto in faccia il tizio, presumibilmente dello staff di Sgarbi/Mart, che in piedi accanto a Laura continuava a dire “Le domande alla fine. Questa è una conferenza stampa”.
Non cerchiamo medagliette d’appuntarci, ed avremmo evitato – come finora avevamo fatto – di autocitarci. Ma le generalizzazioni, le omissioni e le ricostruzioni parziali non ci piacciono. E neppure la solidarietà pelosa. Per dirla tutta come rafforzativo del discorso: con Laura Valvo non ci salutiamo da anni, in seguito a profonde diversità di vedute – chiamiamole così – risalenti agli albori del “Sistema Siracusa” e riguardanti quello che allora scrivevamo su la Civetta e quello che lei scriveva e pubblicava su la Sicilia. Ciò non ha impedito a me e Marina De Michele una reazione d’istinto, poco efficace riguardo alla situazione (se fossimo stati in 10 a reagire ovviamente si sarebbe notato di più), comunque importante per la dignità che ancora riconosciamo al mestiere del giornalista, e sul piano del rispetto per noi stessi e per chi in quel momento veniva aggredito con prepotenza e senza alcun motivo.
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Facendo un po’ di cronaca, c’è da dire che per alcuni minuti è sembrato che Sgarbi avesse scambiato Valvo per una rappresentante del fronte del “no” al trasferimento del “Seppellimento di Santa Lucia” per la mostra a Rovereto. Continuava infatti ad accusarla dei contenuti alla base della petizione con cui si richiede l’inamovibilità dell’opera da Siracusa; citando in particolare il giudizio espresso dal direttore dell’Istituto Centrale per il Restauro (ICR) Luigi Ficacci, per il quale il dipinto è in condizioni tali da poter viaggiare ed essere sottoposto a un intervento di manutenzione nella sede dell’ICR di Roma. Ad un certo punto, puntando la giornalista de La Sicilia che ritentava di porre la domanda, Sgarbi ha urlato: “Avete fatto firmare a Eva Cantarella un documento falso falso falso falso falso falso”: 6 volte! Nel suo noto stile capra-parossistico, e nominando per l’ennesima volta la storica e saggista Eva Cantarella, una delle firme di maggior prestigio fra le circa 2500 fin qui raccolte dai promotori della petizione. Ma la situazione non è certo cambiata quando Sgarbi si è reso conto che stava polemizzando con una giornalista, ribadendo sempre in maniera scomposta che non voleva risponderle perché prima doveva finire il suo intervento. Dandole successivamente della bugiarda quando – trascorsa un’altra mezz’ora – è stato finalmente possibile porre qualche domanda. Sempre per la cronaca, dopo due ore e mezza gli unici a farle, oltre alla Valvo siamo stati Marina De Michele ed il sottoscritto per La Civetta e Gaetano Scariolo per Blog Sicilia.
Come stigmatizzato dal comunicato dell’Assostampa di Siracusa, l’atteggiamento di Sgarbi non ha suscitato uno straccio di presa di distanza da parte dei rappresentanti delle istituzioni presenti. Alla conferenza stampa indetta alle ore 15 al Castello Maniace, mediante comunicazione inviata alle redazioni giornalistiche dall’indirizzo email press@vittoriosgarbi.it, seduti allo stesso tavolo del critico-deputato-presidente del Mart e quant’altro c’erano l’assessore alla Cultura del Comune Fabio Granata, l’assessore ai Beni culturali e all’identità siciliana Alberto Samonà, la sovrintendente ai Beni Culturali di Siracusa Donatella Aprile, l’ex senatore autonomista e braccio destro di Sgarbi al Mart Francesco Panizza, la coordinatrice tecnica del progetto “Caravaggio il Contemporaneo” Silvia Mazza, il presidente del Consiglio Regionale del Trentino Alto Adige Roberto Perrach, curiosamente al posto del previsto assessore alla Cultura della Provincia autonoma di Trento Mirko Bisesti (“curiosamente”, e da approfondire, perché, al di là che Bisesti e Perrach siano entrambi della Lega, finora come ente finanziatore del progetto o istituzione coinvolta nell’operazione, di trentino c’era solo la Provincia autonoma di Trento). A questi 6 interventi si sono aggiunti quelli di Franco Fazio, restauratore che conosce bene il capolavoro siracusano del Caravaggio, di Gianfranco Zanna, presidente Legambiente Sicilia, di Luana Aliano, presidente SiciliAntica di Siracusa e di Flavia Zisa, docente dell’Università Kore di Enna. In tutto 10 dicasi dieci interventi – con qualche informazione pure interessante – ma dalla durata complessiva di un’ora e mezza. Dopo quella carrellata, una regia dell’iniziativa decente e in grado di gestire una cosiddetta conferenza stampa dai tempi così lunghi e con così tanti relatori, avrebbe dato spazio a una prima tornata di domande da parte dei giornalisti. Che forse avrebbero – avremmo – dovuto farlo presente. Ed invece, di fatto, prima c’è stata una sorta di convegno e poi la conferenza stampa di Sgarbi con tutto ciò che ne è seguito. Certo robetta, rispetto a ciò che ha combinato l’indomani mattina nell’aula di Montecitorio su cui così ha commentato Michele Serra su Repubblica: “La sua maleducazione patologica, il suo imbarazzante narcisismo, la sua aggressività insopportabile, sono stati protetti e nutriti, per decenni, da conduttori e autori televisivi (…) Sono stati incentivati e premiati da sponsor politici convinti che l’arroganza e il disprezzo degli altri fossero manifestazioni di ‘libertà’. E da elettori entusiasti di quell’idea, deprimente e fasulla, di ‘libertà’. I veri autori di Sgarbi sono loro e non Sgarbi”. E lui – aggiungiamo noi – continua a beneficiarne.

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