Finalmente la svolta sulla morte del militare di leva Emanuele Scieri. La procura di Pisa individua 5 imputati.
21 anni per chiudere un’inchiesta. Perché?
Prima che io venissi eletta alla Camera dei Deputati (2013) diversi deputati avevano più volte tentato di istituire una commissione di inchiesta per la morte di Emanuele Scieri dopo che erano state archiviate varie indagini della magistratura sia ordinaria che militare, indagini anche molto corpose: consulenze, oltre 800 persone ascoltate, ma “senza individuare i responsabili”.
Gli indagati sono cinque. Ci sono tutti?
Ci sono tutti quelli sui quali la magistratura ha ora trovato elementi forti di responsabilità, ma a mio avviso anche altri sapevano e sanno.
Oltre alla caparbietà e alla capacità di Sofia Amoddio, che cosa c’è voluto per arrivare a questo risultato? È stata determinante la perizia di Cristina Cattaneo?
La perizia della dott.ssa Cattaneo ha individuato dalla memoria delle ossa altre lesioni che hanno determinato la morte immediata di Scieri per la caduta dalla scala e ha confermato quello che già la commissione parlamentare aveva scoperto dalla consulenza affidata all’ing. Grazia La Cava di Catania la quale, insieme all’ispettore di Polizia di Stato Boffi, ha rilevato che Scieri è stato costretto a denudarsi, è stato aggredito, poi fatto rivestire e nuovamente colpito quando si trovava in cima alla scala da una altezza di 10/12 metri. Si evince, quindi, la piena coscienza e volontà degli autori di determinare la sua morte.
Qual è stato l’ostacolo più difficile da superare? Per le inchieste precedenti con nulla di fatto, pagherà qualcuno?
Il vero ostacolo è stato il tempo trascorso. Lavorare sulle carte sepolte da troppi anni è stato complicato. Numerosi auditi in commissione hanno sciorinato una litania di “non ricordo” ma altri hanno fornito particolari sul clima in caserma nel 1999 che doveva portare gli inquirenti di allora ad approfondire, cosa che invece è stato fatto oggi. Per le inchieste precedenti non pagherà nessuno. Alcuni reati, come per esempio l’omicidio colposo a carico degli addetti al contrappello per la mancate ricerche di Scieri, lo stesso giorno in cui non si presentò al contrappello, vennero archiviati e sono oramai prescritti.
Non tutti gli indagati sono in congedo, qualcuno è ancora in servizio. Come si è potuto permettere che continuassero a svolgere le proprie funzioni?
Occorre una sentenza di condanna passata in giudicato perché si possa ritenere una persona responsabile con tutte le conseguenze che ne possono derivare
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Si sono chiuse due indagini una della Procura ordinaria di Pisa ed una della Procura Militare, ora cosa accadrà?
Come presidente di commissione parlamentare ho consegnato tutte le piste di indagini svolte dalla commissione alla Procura di Pisa, la quale ha creduto all’enorme lavoro della commissione e con altrettanto spirito di abnegazione e dedizione alla giustizia ha riaperto le indagini, svolte con tutto ciò che è stato possibile a distanza di troppo tempo. Ha proceduto all’arresto di Panella l’1.8.2018 in seguito ad intercettazioni nelle quali si rileva che si stava dando alla fuga, ed ha proceduto ad indagare anche Antico e Zabara, tutti soggetti che già nel ‘99 risultavano violenti ed autori di altri episodi di nonnismo. La Procura Militare ha iniziato le indagini molto tempo dopo e soltanto dopo l’arresto di Panella. Qualcuno dovrà sollevare un conflitto di competenza tra le due Procure e deciderà la Corte di Cassazione.
Queste concluse sono solo le indagini preliminari, adesso si aspetta un processo: quali tappe ancora da percorrere e quali possibili conclusioni?
Occorrerà svolgere l’iter normale di un processo: i testimoni, i consulenti, i periti dovranno deporre dinanzi al giudice, verranno ascoltate le difese degli imputati e della famiglia, dell’Associazione Verità e Giustizia per Lele e saranno i giudici a stabilire le responsabilità penali.
Hai presieduto la Commissione di inchiesta, interrogando oltre 70 testimoni. Che idea ti sei fatta delle condizioni delle caserme? Da allora è cambiato qualcosa o il nonnismo esiste ancora?
Lo scenario che ne è venuto fuori si può trovare nella relazione parlamentare della Commissione d’inchiesta, scaricabile da internet. All’epoca il nonnismo nelle caserme era all’apice. Avvenivano veri e propri atti criminali, percosse, lesioni ecc. Con la morte di Emanuele è cambiato il mondo: il servizio militare è divenuto volontario ed alla Gamerra il clima è improvvisamente mutato.
Tuttavia pochi anni fa abbiamo purtroppo appreso della morte di Tony Drago, altro figlio della città di Siracusa che è morto in condizioni inquietanti all’interno di una caserma italiana: una morte che ha molti tratti in comune con la vicenda Scieri. Spero vivamente che anche per Tony si possa ottenere giustizia.
Cosa ha insegnato questa vicenda, cosa lascia a te, ai parenti, alla giustizia?
Personalmente mi ha confermato ciò in cui credo da sempre: nonostante la sfiducia, la giustizia prima o poi arriva anche sotto altre forme. Ai parenti ed amici ha dimostrato che la loro attesa e caparbietà e la loro speranza, assieme alla diffidenza verso le istituzioni, possono trasformarsi in fiducia.

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