Dibattito aperto quello sul deposito di GNL (gas naturale liquefatto) nel porto di Augusta, un problema da affrontare senza pregiudizi in un confronto serrato e senza limitazioni, possibilmente in un contesto istituzionale, pubblico con esperti di varia estrazione ed orientamento, affinché si giunga ad una scelta razionale, sicura per le popolazioni residenti, migliorativa del contesto ambientale e funzionale alle necessità dell’economia della nostra portualità.
Siamo tornati a parlarne con il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale della Sicilia Andrea Annunziata.
La sua ultima intervista è sembrata poco puntuale sul tema GNL e su quello dell’elettrificazione delle banchine condivide questa valutazione?
Per rispondere compiutamente ed uscire dal generico e dalle chiacchiere senza una reale contestualizzazione del problema è necessaria una premessa. Le politiche europee, nel settore dell’energia prevedono una drastica riduzione delle emissioni di gas serra: entro il 2050 le emissioni in mare dovranno essere ridotte del 40% rispetto al 2005 e del 60% rispetto al 1990.
La Direttiva 2014/94/EU (Direttiva DAFI), in coerenza con il Regolamento EU 1315/2013 che riforma le TEN-T, indica come necessaria l’installazione di punti di rifornimento, a mare o a terra, fissi o mobili, per il rifornimento di GNL nei porti marittimi. I porti si trovano dunque a dover provvedere, entro il 2025, alla costruzione di una vera e propria filiera del GNL, che assicuri continuità al rifornimento delle navi, veicoli e mezzi portuali, la sostenibilità ambientale ed economica delle soluzioni adottate e l’opportuno dimensionamento degli impianti. Il porto di Augusta rientra tra i porti dell’area delle TEN-T, e la realizzazione di una stazione di rifornimento GNL è, dunque, una priorità. Con il decreto legislativo n. 257/ 2016, l’Italia ha recepito la Direttiva 2014/94/UE sulla realizzazione di un’infrastruttura per i combustibili alternativi. L’Italia, quindi, deve assicurare la realizzazione, entro il 31 dicembre 2025, nei porti marittimi, di una rete di punti di rifornimento per il GNL per consentire la circolazione di navi adibite alla navigazione alimentate a GNL nella rete centrale della TEN-T. L’IMO (international Maritime Organitation) si è impegnata a sviluppare divieti sull’uso dell’HFO (Heavy Oil, marine Fuel o Furnace Oil, frazione ottenuta dalla distillazione del petrolio), rendendo così non più rinviabile l’uso di Gnl. Le compagnie armatoriali nel settore crociere hanno assunto l’impegno a ridurre al minimo l’impatto ambientale delle navi, quando sono in navigazione e in porto, grazie all’utilizzo nuove tecnologie ma soprattutto con piani di espansione delle flotte che prevedono la costruzione di navi alimentale a GNL e stima che entro il 2030 le navi alimentate a GNL diventeranno circa 5.000. L’industria cantieristica navale è ormai orientata al GNL quale fonte propulsiva primaria delle navi in sostituzione del gasolio tanto che il maggiore gruppo industriale di motori per navi la Wärtsila, sta guidando il passaggio al carburante Gnl per la propulsione navale della maggior parte delle navi dello shipping mondiale. Anche i trasporti pesanti terresti sono coinvolti nel processo, infatti, i camion a GNL, nel 2018 sono stati più del doppio rispetto al 2017 e le stazioni di rifornimento di GNL sono passate da 1 nel 2013 a oltre 25 nel 2018, mentre entro il 2030 si attendono 400.000 distributori in tutto il mondo. Nel settore navale il Mediterraneo che ospita il 30% del trasporto marittimo mondiale costituisce un bacino ideale per lo sviluppo del GNL; oggi, nella sua regione centro-orientale (Italia meridionale, Balcani, Romania, Ungheria, Bulgaria e Grecia) non esiste un punto per il rifornimento di GNL di navi e mezzi pesanti. Per contrastare questo deficit, nel 2018 si è provveduto dal terminal di Marsiglia, con 6000 autocisterne che hanno caricato GNL da distribuire in Italia e Francia, con una modalità di approvvigionamento che non è economica per il nostro paese.
Siamo d’accordo che l’aspetto economico e quello ambientale ne avrebbero un vantaggio, ma come si concilia questa scelta con la sicurezza dell’area in cui si trova Augusta in presenza di una zona industriale così estesa e piena di serbatoi?
Stabilito che si garantiranno migliori condizioni ambientali per ciò che riguarda la qualità dell’aria e per l’economia della zona un piccolo deposito di GNL (15-30 mila metri cubi) in Augusta consentirebbe di soddisfare sia il fabbisogno locale che il rifornimento di navi in transito tra il Canale di Suez e lo Stretto di Gibilterra, favorendo la creazione di un indotto nell’area. Un deposito con tali caratteristiche, verrebbe alimentato da piccole navi gasiere, a loro volta rifornite dai grandi impianti. Da qui, il GNL potrà essere distribuito, come da progetto Floating Terminal, agli utenti, come le navi da carico, i traghetti e le navi da crociera, nonché agli altri componenti della rete, come i mini-terminal di GNL e le piccole centrali galleggianti a GNL, che riforniscono di energia elettrica le navi. L’articolato sistema così strutturato prevederà anche ISO container, componenti flessibili che consentono di trasportare piccole quantità di GNL via strada, ferro o nave. Ciò consentirà di rifornire direttamente dall’impianto di stoccaggio gli utenti di piccole dimensioni e in prossimità, fungendo in tal modo da deposito mobile per le stazioni di rifornimento stradale. Per ciò che concerne l’elettrificazione delle banchine va detto che l’impianto di GNL può consentire di rispondere alla crescente domanda di elettricità nei porti poiché verrebbe soddisfatta da una produzione locale a basso impatto ambientale che utilizza il gas naturale liquefatto.
Dalla centrale sarà possibile regolare, ad esempio, l’illuminazione delle banchine per ridurre l’inquinamento luminoso e/o gestire l’efficienza energetica del porto, o ancora consentire agli utenti del GNL nel porto o nelle vicinanze di scambiarsi le informazioni necessarie a rendere efficiente l’intera filiera.
Sì ma in concreto per il porto di Augusta?
Con preciso riferimento alla realizzazione e gestione di un deposito di stoccaggio di GNL nel porto commerciale di Augusta, la ADSP del Mare di Sicilia Orientale ha di recente pubblicato un avviso esplorativo finalizzato all’acquisizione di manifestazioni di interesse da parte di operatori economici interessati. E’ stata raccolta, nei termini di legge, un’ipotesi di investimento caratterizzata da un potenziale pregio sociale, ambientale ed occupazionale per il territorio megarese che interesserà l’intera fascia costiera della Sicilia Orientale. Nello specifico, il progetto sottomesso ad una prima valutazione di questa Adsp, prevede la realizzazione di un impianto modulare con sezioni galleggianti (brevettati) destinati allo stoccaggio e distribuzione di gas liquefatto con l’impiego, previa riqualificazione, di una parte del pontile consortile e delle aree ad esso retrostanti situate all’interno del Porto di Augusta, limitatamente all’area prospiciente gli impianti. Il brevetto è stato rilasciato dal Ministero dello sviluppo Economico il quale, avendo l’innovatività di essere galleggiante, modulare ed autopropulso ed essendo un natante a tutti gli effetti, ha la possibilità di essere posizionato, svolgendo le medesime funzioni di un deposito a terra, e di muoversi all’interno dei porti per le operazioni di “bunkeraggio” di navi di linea e/o da crociera.
Questa soluzione ha la peculiarità di avere, in tempi notevolmente ridotti rispetto ad un deposito costiero a terra, una soluzione estremamente flessibile ed economica che consentirebbe di recuperare eventuali gap infrastrutturali e commerciali rispetto ai porti dotati di depositi di gas naturale a terra.
Gli effetti positivi con riferimento alla prestazioni ambientali del LNG rispetto al HFO (Heavy Oil Marine) ai fini voluti dall’Unione Europea sono facilmente rilevabili dal seguente schema:
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Lo sviluppo di una stazione rifornitrice modulare così progettata oltre a recuperare parte del Pontile Consortile del Porto di Augusta andrebbe a colmare il gap in Sicilia del deposito costiero, asservendo, ai fini, il ruolo primario di poter operare nelle diverse modalità. Ciò consentirà, come richiesto dagli organismi europei di far fronte al grave degrado ambientale che oggi patisce l’area megarese da punto di vista della qualità dell’aria, avviando, in un territorio che negli anni scorsi ha assistito ad uno sviluppo industriale in netto dispregio della salute pubblica, un importante contributo per il risanamento ambientale necessario a tutela delle popolazioni residenti. Va da sé che tutto sarà realizzato in stretta collaborazione e previo accordo con tutte le autorità pubbliche di tutela ambientale oggi esistenti. In più, per fugare ogni dubbio e per garantire la massima trasparenza sulle scelte che andremo a fare, assumo l’impegno, una volta che il progetto di massima sarà definito, a convocare in uno dei comuni dell’area un convegno/confronto pubblico sul tema dove saranno invitati ad interloquire autorità militari, civili e le associazioni ambientaliste interessate, coinvolgendo i loro esperti in un confronto utile e positivo che garantisca la massima informazione e la massima tutela degli interessi delle popolazioni residenti nell’area.

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