Lavori abusivi a Casa Monteforte. Finalmente l’incarico a un legale

Un esempio di buona amministrazione: il recupero di immobili di proprietà comunale a quanto pare occupati abusivamente.
Il sopralluogo, fortemente voluto dall’assessore al Patrimonio Rita Gentile nel luglio dell’altr’anno, è stato infatti finalmente il primo concreto segnale di attenzione dell’amministrazione cittadina, per una delle donazioni più generose mai fatte ai Siracusani, dopo i decenni di disinteresse mostrato nonostante i continui solleciti di chi ha continuato a ricordare lo stato di abbandono (e mancata vigilanza) dei due prestigiosi palazzi di via Picherali.
A seguito del controllo effettuato si è potuto così accertare che nell’edificio sono stati eseguiti e/o erano in corso “alcuni interventi di ristrutturazione a seguito di lavori edili, privi di autorizzazione urbanistica, per i quali è stato elevato verbale di accertamento con contestuale sequestro di Polizia Giudiziaria, a carico del signor Licini Francesco; ed è stato anche accertato che l’immobile sito al terzo piano di via Picherali n.20 è adibito a residenza del signor Licini senza che risulti essere stata rilasciata idonea autorizzazione dal Comune di Siracusa”.

Se i fatti verranno confermati, come immaginiamo accadrà, vorrà dire che ancora di recente quindi, nonostante i riflettori puntati da tempo sulla proprietà Monteforte, si è tentato (si tenta) di portare a termine la lenta continua sistematica annosa spoliazione di un bene che appartiene alla città, con un’arroganza e un senso di impunità che per certi versi lascia sconcertati.
A marzo, in un nostro ennesimo articolo sulla vicenda, sulla scorta delle informazioni da noi raccolte avevamo già dato come conferito l’incarico a un legale ma in realtà la relativa determina del sindaco Francesco Italia è del 6 maggio scorso.
Si è perso così qualche mese prezioso per evitare di arrivare quasi a ridosso di quel termine di un anno dalla conoscenza dei fatti che consentirebbe di rientrare velocemente in possesso dei locali sottratti. Poiché infatti lo “spoglio” è avvenuto “clandestinamente” ed è stato scoperto nel luglio del 2019, non essendo ancora decorso un anno, si potrebbe esperire immediatamente l’azione di reintegrazione nel possesso ex art 1168 del codice civile. Tale “azione” prevede che il giudice, prima ancora che siano ultimate tutte le fasi processuali, debba ordinare la restituzione del bene al legittimo possessore in base alla “semplice notorietà del fatto” (la proprietà del Comune è di certo documentale) e senza dilazione.
Questo naturalmente qualora si verificasse l’esistenza dei presupposti di legge per questo tipo di azione legale – e sembrerebbe che essi ci siano – perché, nel caso ciò non fosse, l’avvocato incaricato Sebastiano Leone non potrà che seguire il procedimento ordinario con i ben noti lunghi tempi di svolgimento.
Certo ciò non accadrebbe se la mediazione, ormai resa obbligatoria dal nostro ordinamento, avesse un esito positivo che non potrebbe che portare alla restituzione dei locali di proprietà comunale qualora abusivamente sottratti, di tutti!, ovviamente a nostro giudizio senza poter pretendere alcunché dopo che si sia commesso un atto illecito contro l’interesse della comunità cittadina, di fatto la vera proprietaria di quegli immobili.
Realismo vuole però che si nutra poca speranza in tale possibilità per motivi facilmente intuibili.

Incredibilmente, che cosa sia accaduto nel tempo alla parte del lascito testamentario della nobildonna Maria Monteforte identificabile con il palazzo del fratello Ignazio è ancora avvolto dal mistero.
Eppure, nelle nostre ripetute ricostruzioni, abbiamo posto alcuni tasselli che secondo noi, ricomposti con pazienza e il supporto degli atti custoditi dal Comune, potrebbero andare non troppo difficilmente a ricomporre un mosaico… il mosaico della verità.
Secondo noi, per le notizie avute, l’immobile del civico 20 donato all’ECA era sì l’intero palazzo, ma in pessimo stato, e colpevolmente abbandonato dal beneficiario del testamento, così da invogliare chi ne aveva interesse a metterci le mani sopra.
La spoliazione più consistente è probabilmente avvenuta intorno agli anni settanta, forse in parte anche prima della morte di Maria Monteforte nel 1969, ed è stata così massiccia da lasciare ai Siracusani solo tre unità immobiliari, quelle regolarmente registrate sia al catasto sia nei registri dei beni immobili del Comune.
Ci concentriamo su quest’ultime, ma per le parti da subito assenti da qualsiasi registrazione (ma ce ne saranno per forza di notarili!) siamo certi che sono rimaste tracce utili a comprendere quanto accaduto – al di là delle tante dicerie che comunque pensiamo contengano molte verità – e che sia possibile rimettere insieme anche questa parte del mosaico, anche solo per l’esigenza di ristabilire sempre e comunque la verità.
Ma vediamo ciò che resta al Comune, ai Siracusani, del lascito Monteforte al civico 20, registrate tutte a pagina 132 dell’inventario dei beni immobili Foglio 173 particelle 640/4/5/6.
Intanto un vano a piano terra di 25 mq circa, probabilmente quello a cui si accedeva dall’androne.
Nel 2011 la Giunta Visentin (ma già prima Bufardeci) lo aveva inserito tra i beni da vendere ma l’avvocato Ettore Di Giovanni in Consiglio Comunale ricordò che non poteva in alcun modo essere alienato facendo parte del testamento che ne aveva indicato espressamente la destinazione come per il resto della donazione: casa di riposo per anziane sole e non abbienti. Allora non se ne fece nulla.
Poi un monolocale di 30 mq al primo piano “con una splendida vista sul Porto Grande”. La domanda che ci poniamo è: ma non è che questo monolocale ha qualcosa a che vedere con la casa vacanza La finestra sul mare di via Picherali 20 pubblicizzata su Booking e con targa su portone d’ingresso? Ovviamente non possiamo che escluderlo… a meno che gli organismi di controllo comunali non siano stati davvero molto distratti.
E infine, al secondo piano, un appartamento di circa 80 mq “con finestra su piazzetta San Rocco” e le altre quattro su via Picherali. Crediamo che sia questo quello che sempre la Giunta  avrebbe cercato di vendere per 450mila euro nel 2011 se non ci fosse stato il consigliere Di Giovanni.
Il palazzo finisce qui perché non c’è nessun terzo piano come invece si legge nella determina del 6 maggio di incarico all’avvocato Leone. A meno che non si consideri terzo piano la terrazza, ma sarebbe una stranezza. Possibile che sia stato trasformato in abitazione un vano di una ventina di mq che vi si trova (un locale tecnico o forse una lavanderia)? Ci rifiutiamo di crederlo.

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