Locazione via San Sebastiano, un risarcimento danni per 147.770 euro. Come sempre a carico dei cittadini, a meno che …

Un risarcimento danni per 147.770 euro.
Questa la somma che il Comune di Siracusa dovrà versare ai proprietari della palazzina di via San Sebastiano 27 a seguito di una “transazione” che chiude un contenzioso iniziato circa due anni fa.
Di fatto, l’ammissione implicita di un iter amministrativo errato, nell’ambito di quello che avrebbe dovuto essere un normalissimo contratto di locazione, che potrebbe concretizzare, nel caso di un auspicabile accertamento da parte della Corte dei Conti, un pesante danno erariale. Sarebbe infatti molto grave far pagare ai cittadini, ancora una volta, come sempre, gli eventuali errori commessi dai tecnici responsabili del procedimento, sviando i tributi versati dalla loro naturale destinazione di soddisfacimento dei servizi pubblici.

Questi i fatti di una vicenda a nostro avviso caratterizzata da una sequela di errori che appaiono ingiustificabili.

Nel maggio 2017 il Dirigente del Settore Patrimonio pubblica un avviso per la ricerca di un immobile in locazione. In un’ottica di risparmio e razionalizzazione, l’Amministrazione intende trasferire gli uffici ubicati in via Arsenale, via De Caprio e via San Metodio; cerca un immobile che sia “nel territorio comunale, preferibilmente in zona centrale, ben areato, di almeno 4.500 mq circa di superficie lorda, con una razionale distribuzione dei locali e una capacità ricettiva di almeno 160 postazioni di lavoro, adeguati archivi, ascensore/montacarichi, autonomia funzionale e/o accessi indipendenti; disponibilità immediata o entro i tre mesi”.
Quanti edifici con queste caratteristiche ci sono in città? Forse uno, se a rispondere è solo la proprietaria di una struttura in via San Sebastiano (due corpi contigui, uno per gli uffici e uno per il parcheggio) con la richiesta di un canone annuo di 259mila euro ed eventuale opzione di acquisto per 5 milioni. Una palazzina già adibita a uffici della Questura e in seguito, dopo una completa ristrutturazione edilizia e impiantistica, dell’Asp fino al 2010.

Sebbene in realtà la superficie lorda dell’intero complesso dichiarata dai Minniti sia di 4.400 mq, quindi inferiore di circa 100 mq rispetto alla richiesta, l’ufficio preposto valuta idonea l’offerta.
Così, dopo circa un anno, nell’aprile 2018,visto che da un esame tecnico la proposta pervenuta risulta idonea alle necessità dell’Amministrazione”, così testualmente nella proposta del Dirigente, la Giunta Comunale (sindaco Garozzo) delibera di prendere in locazione tale immobile per sei anni, con eventuale proroga di altri sei, a partire dal l° agosto 2018.
Una relazione tecnica con planimetrie, in cui vengono descritte caratteristiche e “misure” dei due edifici, accompagna la delibera. Che tutti i sopralluoghi siano stati fatti e che ci sia il parere favorevole anche dell’ufficio legale, ci viene confermato dall’avvocato Salvatore Piccione, allora assessore al Patrimonio.

Ma la delibera n.75 della Giunta è un cavallo di Troia. A seguito di una diversa valutazione della convenienza economica, si decide di trasferire uffici diversi rispetto a quelli inizialmente individuati, ottenendo così un risparmio di 250mila euro. Si tratta, oltre a quelli di via De Caprio, di quelli del Settore Lavori Pubblici e Urbanistica, che hanno sede dal 1998 nel cosiddetto palazzo di vetro di via Brenta. E qui entrano in gioco gli interessi della Fin. Imm. srl (famiglia Corso), proprietaria del palazzo. Immediata la reazione della società il cui vero scopo è “comprensibilmente” soltanto quello di salvaguardare il cospicuo canone di locazione di circa 500 mila euro annui che incassa dal Comune: le due delibere, quella per la locazione di via San Sebastiano e quella subito successiva di dismissione degli affitti in via Brenta, vengono impugnate avanti al Tar di Catania. Inizia così un contenzioso amministrativo che probabilmente, date le recenti decisioni, sarà chiuso con piena soddisfazione dei proprietari di via Brenta dove resteranno gli uffici lì già ubicati.

È a questo punto, nell’autunno del 2018, che la vicenda prende la piega sbagliata. Sebbene il contratto di locazione per via San Sebastiano sia già stato sottoscritto il 20 aprile, e regolarmente registrato un mese dopo all’Agenzia delle Entrate, inopinatamente tutto si ferma sebbene l’azione giudiziaria della Fin.Imm non abbia effetti diretti sui rapporti con i Minniti.
Ad agosto, diversamente da come programmato, gli uffici, quali che siano, ancora non sono stati trasferiti, e a ottobre, dopo un nuovo sopralluogo “prima di procedere alla sottoscrizione del verbale di consistenza e di consegna dell’immobile” (!), arriva il niet del Dirigente dell’Ufficio Tecnico Natale Borgione.
Rilievi metrici avrebbero evidenziato “una difformità dell’immobile rispetto a quanto dichiarato dai proprietari in sede di gara”, alcuni lavori devono essere completati, “non ricorrono i presupposti per la consegna degli immobili offerti in locazione” afferma l’ingegnere Borgione. Simili i rilievi mossi dalla Fin.Imm. nel suo ricorso e assoluta la contraddizione con quanto in precedenza affermato nella proposta di delibera dell’aprile 2018, in cui testualmente si affermava “che da un esame tecnico la proposta pervenuta risulta idonea alle necessità dell’Amministrazione” (!).

Questa la sequenza cronologica
Il 26 settembre 2018 il Comune acquisisce il certificato di agibilità dell’immobile già preso in locazione.
Il 5 ottobre la proprietaria mette in mora il Comune per la consegna dell’edificio.
L’11 il Comune verifica l’avvenuta esecuzione di alcune opere ma la presenza di un ponteggio sul prospetto posteriore.
Il 17 arrivava il niet di Borgione.
Il 19 Francesco Italia, sindaco da giugno, conferisce all’avvocato Domenico Trapanese l’incarico di “liberare il Comune dal vincolo contrattuale” (per inciso, avremmo letto con piacere la relazione tecnica dell’ingegnere Borgione ma, a differenza di quanto si afferma, non risulta allegata alla determina sindacale).
Il 12 novembre, rimosso il ponteggio, completati tutti i lavori, la proprietà mette in mora l’Amministrazione per la seconda volta ma da questo momento il Comune sceglie di non rispondere più alle varie iniziative della controparte trincerandosi in un ingiustificabile silenzio e nell’inazione più totale.
Si lascia poi trascorrere ancora più di un anno per arrivare alla transazione dell’aprile 2020 che in realtà l’avvocato Trapanese aveva già consigliato nell’aprile 2019, evidentemente resosi conto che sarebbe stato impossibile “liberare il Comune dal vincolo contrattuale”, transazione auspicata anche dai Minniti in luglio.
L’ “accordo” di maggio (delibera n.49 del 26 u.s.) vede l’Amministrazione Comunale costretta a un risarcimento danni per 147.770 euro e a poter trasferire da luglio prossimo solo gli uffici di via Arsenale e Via De Caprio, non più anche quelli di via San Metodio. Piccola unica soddisfazione la riduzione della locazione da 259 mila a 251 mila euro.

Nella fase iniziale della primavera del 2017 sono stati commessi errori? L’offerta di un edificio meno ampio di quanto richiesto è stata legittimamente accolta oppure occorreva avviare una nuova procedura? Poteva l’Amministrazione decidere liberamente di trasferire uffici diversi rispetto a quelli indicati nell’avviso? Se gli uffici preposti avevano confermato l’idoneità dell’immobile di via San Sebastiano, come è possibile che solo a contratto firmato si siano rilevate “difformità così gravi” da pensare addirittura alla risoluzione del contratto? E se tali difformità erano davvero così gravi, come mai si è poi conclusa una transazione in virtù della quale il Comune prende in consegna un immobile nonostante le gravi difformità, rinuncia alla risoluzione del contratto e addirittura si accolla un oneroso risarcimento in favore dei Minniti con ciò riconoscendo di essere, almeno in gran parte, il vero inadempiente? Per quali ragioni – sebbene la volontà del Comune, chiaramente espressa nella determina del sindaco di nomina dell’avvocato Trapanese, mirasse recisamente a “sciogliere o risolvere il contratto o altra idonea statuizione che liberi il Comune dal vincolo contrattuale” – si è poi pervenuti ad una transazione diametralmente opposta?

Al cospetto di un doppio contenzioso, quello con i Corso e quello con i Minniti, anziché tentare subito una definizione transattiva l’Amministrazione ha temporeggiato per oltre un anno e soltanto nell’aprile 2020, dopo aver fatto maturare un gran numero di canoni di locazione non pagati, ha finalmente deciso di transigere con i Minniti accollandosi un risarcimento che un anno e mezzo prima sarebbe stato inesistente o, quanto meno, di gran lunga inferiore.

A fronte di valutazioni “ondivaghe”, in particolare da parte degli uffici preposti, e specie in un contesto di grave difficoltà economica dei cittadini (non solo per il covid), riteniamo che il denaro dei contribuenti meriti ben altro rispetto!

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