Demolizione (parziale) del Castello Svevo di Augusta. E dopo?

Si rifà il look il Castello Svevo di Augusta per “lavori di consolidamento” che prevedono una trasformazione totale dell’edificio: un ritorno al passato, al periodo preunitario.

Con l’appalto da 5milioni di euro infatti – il secondo stralcio dei 10 milioni totali resta in stand by perché si dice che il progetto definitivo potrà essere redatto solo dopo l’inizio dei lavori ora previsti (!) – è in realtà programmata un’opera di demolizione drastica.   

Verranno eliminati sia i due ultimi livelli costruiti sull’antica struttura federiciana a fine Ottocento per farne un penitenziario (una delle cause dell’indebolimento dell’edificio) sia i fabbricati addossati alle originarie torri negli angoli nord-est e nord-ovest del castello.

Un’operazione resa difficile e complessa dalle continue trasformazioni del monumento, adattato alle diverse esigenze “storiche”, che ne hanno stravolto l’impianto originario rendendolo di fatto quasi irriconoscibile. E d’altra parte sin dall’origine i castelli federiciani, tutti nati simultaneamente intorno al 1230, se da un lato presentano “caratteristiche omogenee per le soluzioni architettoniche e tecniche raffinate ed eleganti che testimoniano l’interesse rivolto dall’imperatore non solo all’aspetto meramente militare e difensivo, ma anche a quello residenziale (basti pensare alle condutture dell’acqua realizzate per rifornire i bagni o ai monumentali camini necessari per riscaldare gli ambienti), dall’altro, essendo “il risultato sapiente ed equilibrato della fusione di culture differenti” – eclettici come il loro re, il sovrano forse più aperto a disparati influssi culturali in tutti i campi –, presentano aspetti architettonici di non facile lettura, soprattutto una volta inglobati, come in questo caso, nella struttura di caserma “volumetricamente molto compatta”.

Una storia davvero travagliata questa del castello di Augusta. Iniziato intorno al 1232, si ritiene sia stato completato intorno al 1242 forse a causa di alcune sospensioni nei lavori: “per mancanza di fondi” sembrerebbe.

Intorno alla metà del ‘500 viene occupato dai turchi e dato alle fiamme una prima volta, e di nuovo da loro attaccato altre due volte verso la fine del secolo; alla fine del breve periodo di dominazione francese, è danneggiato dai cugini d’oltralpe che tentano di farlo saltare in aria (siamo nel 1678) – una lapide ricorda i molti lavori fatti per riparare i danni, in parte a spese dei cittadini -; a causa del terremoto del 1693 un incendio innesca lo scoppio della polveriera che fa crollare la parte orientale del castello, in particolare alcuni torrioni e parte dei piani alti; finalmente ricostruito nel 1702 e divenuto caserma, viene trasformato in penitenziario dopo l’unità d’Italia, funzione che ha mantenuto fino agli anni ’70 del secolo scorso.

Vicissitudini che ne hanno profondamente alterato l’impianto originario: a stravolgerne l’immagine identitaria soprattutto la modifica del castello in fortezza voluta dagli Spagnoli, la ricostruzione dopo il terremoto del 1693 e la trasformazione in carcere, oltre via via ad ulteriori superfetazioni con la realizzazione all’interno dei bastioni di strutture nuove e con l’accostamento di vari corpi edilizi in particolare nell’area a sud dell’edificio.

Secondo gli studiosi (riprendiamo qui la relazione storica a fondamento del progetto di modifica), se però gli interventi costruttivi nel ‘500 incidono soprattutto sull’esterno, a partire dalla realizzazione dei quattro bastioni di difesa, in qualche modo però risparmiando l’impianto originario “di rara eleganza per l’eccezionalità compositiva, strutturale e lapidea, perfettamente integrata con la purezza di un apparato decorativo d’effetto” come in tutta l’architettura federiciana, è invece alla fine dell’Ottocento che viene annienta sia “l’immagine di un’architettura fra le più interessanti e spettacolari del panorama duecentesco” sia l’aspetto del complesso sistema difensivo creato dagli spagnoli.

Ma c’è anche da dire che una documentazione grafica certa del castello svevo non c’è mai stata e che le ricostruzioni della planimetria originaria sono il frutto di analisi e di rilievi comparati con le descrizioni dei viaggiatori e con le cartografie antiche.

Si è per esempio molto dibattuto sulla presenza o meno del portico lungo i quattro lati del cortile, in quanto elemento architettonico non usuale nei castelli, sebbene si ritenga ipotesi verosimile date le influenze arabe e cistercensi sicuramente sussistenti nel progetto originario. E d’altra parte la campata ancora visibile solo nel lato occidentale doveva essere presente anche sugli altri lati, forse doppia all’ingresso per accentuare la monumentalità dell’insieme.

Alcuni documenti storici attesterebbero poi già in origine un secondo piano essendo stati individuati due corpi scala indicati nella ricostruzione planimetrica di Giovanni Vaccaro, ma non in quella dello storico Giuseppe Agnello che, pur convinto che le scale esistessero, le aveva omesse nella sua planimetria non avendone trovato traccia all’interno delle torri, là dove in genere erano previste nell’architettura sveva. Egli riteneva inoltre che questo secondo livello fosse stato demolito dagli spagnoli quando il castello era stato trasformato in una piazzaforte. “Ma l’ipotesi non sarebbe né verificata né supportata da dati certi”.

Al nucleo svevo appartenevano sicuramente le torri e probabilmente c’erano terrazza e camminamento – nel medioevo indispensabili per la difesa -, così come il fossato e quindi il ponte levatoio del quale, come traccia, restano solo i segni del meccanismo di sollevamento visibili in una vecchia foto conservata nell’Archivio della Soprintendenza.

Irrimediabilmente perduto l’apparato decorativo “unico” delle crociere, poche quelle superstiti, simili a quelle del castello Maniace di Siracusa.

Ma proprio in quanto fin qui descritto ci sembra siano le domande sull’intervento di demolizione la cui gara d’appalto prevede le offerte entro il prossimo 10 giugno.

Cosa resterà del Castello Svevo dopo che si interverrà in parte al buio data la radicalità delle tante modifiche apportate nel tempo a un insieme architettonico che si dice espressamente di “difficile lettura globale”? Qual è l’obiettivo ultimo, l’idea progettuale? Cosa dovremo fare della costruzione che resterà se forse non se ne conosce neanche la consistenza? C’è già un’ipotesi di ricostruzione, di rifunzionalizzazione? Oppure dopo la demolizione delle parti estranee tanto a Federico quanto agli Spagnoli non resterà che un rudere di cui non sapremo che fare?

Nel progetto in due fasi della Sovrintendenza ai Beni Culturali di Siracusa è previsto, previa demolizione, il ripristino della struttura originaria. Quale? Quella di Federico II o la fortificazione spagnola? Si parla di riqualificazione del portico del lato ovest, del consolidamento delle volte del piano terreno e della cinta muraria, della sistemazione dell’area esterna per agevolare l’accesso all’edificio, dell’allestimento all’interno di una sala espositiva. Ma sulla seconda fase, quella che non si sa quando inizierà, non si sa nulla: “verrà effettuata in base a quello che ci si aspetta di trovare durante gli interventi”. Ci sembra un po’ poco.

Da leggere

SERIE D, ESORDIO VINCENTE E CONVINCENTE DEL SIRACUSA

Tribuna Centrale non praticabile, quindi tutti in quella Laterale, pochi i tifosi in Gradinata, Curva …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti