Carlo Gradenigo: “Presenti nella Fase 1, le istituzioni ora non gestiscono più nulla”

Carlo Gradenigo, molto conosciuto in città per il suo impegno ambientalista, animatore di SOS Siracusa, già consigliere comunale e promotore di tanti progetti per migliorare la fruizione del territorio, è anche imprenditore nel settore della ristorazione e gestisce il pub Hmora (ritrovo di moltissimi giovani) che per scelta ha voluto realizzare fuori da Ortigia. A lui abbiamo chiesto di raccontarci come ha vissuto la quarantena e come ha organizzato la ripresa

Cosa ha significato la quarantena, la chiusura del locale per quasi 3 mesi?

Come per ogni attività commerciale la chiusura rappresenta una grossa perdita e per noi che siamo un locale frequentato soprattutto d’inverno, perdere i mesi di marzo, aprile e maggio vuol dire molto. Nonostante ciò già il 7 marzo davanti al rischio pandemia e con il locale stracolmo di ragazzi fuorisede abbiamo deciso autonomamente di chiudere. È stata una scelta di responsabilità, anticipando quanto poi dall’11 marzo è stato imposto per decreto.

Per il periodo di inattività avete ricevuto sussidi, sostegni, agevolazioni?

Ad oggi, anche se con ritardi e difficoltà, abbiamo potuto usufruire del credito di imposta del 60% sul canone di affitto del locale, dei 600euro per le P. Iva e soltanto da qualche giorno ai nostri collaboratori è arrivato il primo accredito della cassa integrazione in deroga.

La riapertura ha comportato un adattamento degli spazi, ulteriori spese a carico del  titolare?

La riapertura ha comportato 10 giorni di lavori che abbiamo impiegato per santificare tutto, ritinteggiare le pareti, modificare la dimensione dei tavoli, creare dei divisori tra i divanetti, aprire una finestra per l’areazione della sala interna, reperire i DPI per il personale, aggiornare il documento di valutazione dei rischi e realizzare la necessaria cartellonistica. Un ulteriore aggravio di spese, naturalmente a carico nostro.

Come avete ripensato la ripresa, che novità si troveranno i clienti?

Rispetto a tanti locali, noi abbiamo la fortuna di avere ampi spazi all’interno che abbiamo deciso di sfruttare al massimo attenendoci ove possibile ai valori di distanziamento indicati dall’OMS che indica come sicuri 4 mq. a persona e circa 2 mt. tra i tavoli. A questa disposizione (che ha ridotto di circa l’80% il numero di posti a sedere e la relativa capacità del locale) abbiamo voluto aggiungere una politica di gestione basata principalmente sulle prenotazioni così come dettato dalle linee guida di settore e per evitare assembramenti fuori dal locale serviamo da bere solo a chi è seduto al tavolo.

Le istituzioni hanno gestito bene la situazione? Andava fatto tutto? E l’Amministrazione Comunale?

Secondo me le istituzioni hanno gestito abbastanza bene l’emergenza durante la Fase1 facendo ciò che la comunità scientifica e le emergenze negli ospedali hanno imposto a tutti quanti. Ma il rigore con il quale si sono chiusi i confini delle regioni prima e dei comuni dopo, sembra essere scomparso del tutto in questa Fase2 della cui gestione sembrano essersene lavati le mani ad ogni livello istituzionale. Soltanto poche ora prima della famosa riapertura sono state emanate delle direttive che demandano tutto al senso di responsabilità dei singoli gestori. In questo clima di confusione e sgomento assistiamo inermi a continui assembramenti di giovani e meno giovani che vanificano gli sforzi fatti e di fronte ai quali l’amministrazione sembra preoccuparsi più per le bottiglie e i bicchieri di plastica lasciati sulle panchine che alla possibile ripartenza dei focolai di contagio.

Approvi le disposizioni in materia di spazi pubblici, la possibilità di ampliare i dehors, l’esenzione dei canoni?

Personalmente credo che in una situazione di emergenza come quella che stiamo attraversando dare la possibilità ai gestori dei locali di avere più spazio a disposizione sia giusto nella misura in cui tali spazi servano a garantire il corretto distanziamento e ridurre gli assembramenti. Viceversa sarà un modo per aggiungere ulteriore e inutile disordine al già precario decoro urbano, specie nel centro storico.

Hmora ha riaperto: come ha risposto il pubblico, come sta andando?

Ovviamente siamo ben lontani dalla normalità ma i nostri clienti hanno ben compreso la situazione e si sono adattati subito a questa nuova formula di gestione che potremmo definire più “intima”.

Cosa ha insegnato questa emergenza inaspettata?

Il Covid19 ha fatto esplodere la bolla imprenditoriale che in questi anni si è alimentata nel nostro centro storico. Scomparsi i residenti, abbandonati gli antichi mestieri, ci siamo ritrovati oggi con un contenitore vuoto e con una marea di imprese in difficoltà economiche. Ripensare la gestione degli spazi cittadini e delocalizzare il commercio in ogni sua declinazione rifocalizzando l’attenzione sui singoli quartieri con incentivi e agevolazioni da una parte e collegamenti e infrastrutture dall’altra è ciò a cui occorre puntare se si vuole veramente uscire da questa emergenza.

È cambiato per sempre il modo di fruire i locali, di socializzare, di stare insieme?

Sentiamo come tutti il bisogno innato di poterci abbracciare, di toglierci mascherine e guanti ed è assolutamente impensabile che questa attuale possa diventare la normalità. Ma in questa prima fase di riapertura occorre stare attenti e comprendere che uscire dopo tre mesi di clausura per mangiare una pizza o bere una birra è un lusso da condividere con piccoli gruppi di amici godendo a pieno del tempo ritrovato.

 

 

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