L’attivazione delle USCA, le Unità Speciali di Continuità Assistenziale, rappresentano l’ultimo tassello della strategia dell’ASP per fronteggiare l’emergenza sanitaria. Pensate dal governo nazionale per rendere più efficiente la gestione domiciliare dei pazienti positivi o sospetti, le usca tentano di individuare e trattare precocemente i nuovi casi di contagio, o presunto tale, con un raccordo costante tra i medici di medicina generale e le strutture ospedaliere.
Il DL n.14 del 9 marzo ne prevedeva l’istituzione entro dieci giorni e in alcune città, soprattutto del nord, sono state in realtà attivate in tempi record. Non in Sicilia, non a Siracusa, dove solo il 20 (come raccontato in un altro nostro articolo sull’argomento) l’asp ha emanato l’avviso pubblico ponendo, quale termine massimo per la presentazione delle candidature, il 25.
Poi sono seguiti i giorni degli annunci: il 28 marzo in un primo comunicato “L’Asp di Siracusa istituisce le Usca”, il 10 aprile con un altro, più articolato: “L’Asp di Siracusa avvia le Usca. Curare i malati covid sin dai primi sintomi e direttamente a casa” e poi, finalmente, il 23 aprile, accompagnato da una video intervista mattutina su FM Italia del direttore sanitario Anselmo Madeddu che ne annunciava l’avvio, il terzo comunicato per delineare[WU1] la strategia della nuova gestione domiciliare. Così sulla pagina facebook dell’Azienda: “Dopo l’approvvigionamento degli adeguati DPI e la necessaria formazione, i medici delle USCA sono da oggi attivi sul territorio. Sarà grazie a loro e ai medici curanti e ai pediatri, che a Siracusa sarà possibile avviare la terapia domiciliare precoce per i pazienti Covid19. Una strategia di attacco rivoluzionaria che vede l’ASP aretusea tra le prime ad avviarla nel sud… A tal fine l’ASP ha istituito un Comitato Tecnico Scientifico della Terapia domiciliare precoce Covid19, coordinato dal direttore sanitario Anselmo Madeddu e costituito dal primario di Malattie infettive Antonella Franco, dai primari di Medicina Roberto Risicato e Salvo Italia, dal rappresentante della SIMG Irene Noè, dal rappresentante della FIMP Salvo Patania, dal direttore ff delle Cure primarie Giuseppe Bruno e dal consulente esperto Carlo Gilistro. Il Comitato tecnico scientifico vigilerà sul protocollo terapeutico, che sarà comunque sempre prescritto dall’infettivologo”.
Toni da grande soddisfazione per il traguardo raggiunto quindi, eppure… eppure qualche nota stonata pare che ci sia. Ci risulta, per esempio, che la lettera di attivazione delle USCA, compresa di procedura di attivazione delle stesse e il protocollo terapeutico redatto dal Comitato Tecnico Scientifico Aziendale, sia stata inviata a tutti i soggetti interessati (Medici USCA, MMG, Pediatri di Libera Scelta, Coordinatori presidi di Continuità Assistenziale ex Guardia Medica, Direttori di Distretto, Dipartimento di Prevenzione, Direttore f.f. di Malattie Infettive e, per conoscenza, al Direttore Generale e Amministrativo e ad un Coordinatore Infermieristico) con una PEC delle 8:06 del 23, esattamente sei ore prima dell’avvio reale delle unità, previsto per le 14 del giorno stesso, e poco più di un’ora prima della video intervista del Direttore Sanitario e degli articoli sui giornali. Insomma, sarebbe bastato aspettare solo qualche decina di minuti per informare gli interessati direttamente attraverso gli organi di informazione!
E d’altra parte, nonostante la già tardiva circolare regionale del 26 marzo sull’istituzione delle Usca, richiamando due note precedenti dell’11 e del 18 marzo in cui si fornivano indicazioni generali sulla loro costituzione, invitasse le aziende territoriali ad attivarle con la massima urgenza, sembrerebbe proprio che del tempo si sia perso. Le riunioni del Comitato Tecnico-Scientifico Aziendale, istituito il 9 aprile (un mese dopo il decreto nazionale), secondo quanto riportato in atti ufficiali, si sarebbero svolte solo due volte, il 16 e il 22 aprile, quindi un giorno prima dell’avvio delle Unità, per elaborare e condividere un impegnativo protocollo terapeutico su cui tra l’altro qualche dubbio è stato avanzato negli ultimi tempi, e ancora oggi in un contributo del dottor Corrado Artale. Come è noto, nel CTS, il direttore sanitario Madeddu ha chiamato in qualità di esperto il dottor Carlo Gilistro nonostante nei giorni passati alcuni medici si siano lamentati delle sue iniziative social, molto seguite, stigmatizzando l’uso di facebook e WhatsApp, quasi si trattasse di piattaforme divulgative di nuovi protocolli scientifici, per infondere false speranze nella popolazione con il veicolare informazioni mediche non sicure in merito agli effetti terapeutici dell’idrossiclorochina nella lotta al Covid-19. Si tratta infatti di studi ancora in corso, di una sperimentazione con risultati altalenanti, laddove il farmaco potrebbe risultare pericoloso se autogestito, oltre a presentare problemi di approvvigionamento per i pazienti che ne fanno un uso cronico per le indicazioni previste (malattie reumatiche) nel caso di un’aumentata richiesta in farmacia di una improvvida utenza, così come d’altra parte veramente avvenuto in alcuni casi. Una preoccupazione che avrebbe indotto alcuni medici a chiedere un intervento pubblico del Presidente dell’Ordine dei Medici “sul caso Gilistro”.
Mentre così alcuni medici, come l’infettivologo Gaetano Scifo, si interrogano sulla fattibilità pratica del protocollo terapeutico, sul valore legale dell’esecuzione dell’elettrocardiogramma senza refertazione, su quale laboratorio possa processare esami ematochimici che non vengono eseguiti routinariamente e in quanto tempo, esami che, come scritto nel protocollo, “è necessario effettuare e ripetere in base all’andamento clinico”, giungono le dichiarazioni dell’infermiere di lungo corso del Pronto Soccorso Enzo Vaccaro, responsabile sindacale della CGIL.
Secondo quanto affermato da Vaccaro in una recente intervista (https://transform-italia.it/intervista-a-enzo-vaccaro/) le USCA, sebbene predisposte ed organizzate a norma di legge, non sarebbero dotate ancora del personale infermieristico e di attrezzature basilari come i termometri, per poter attuare le visite domiciliari. Eppure, proprio in una sua ultima intervista di queste ore il Direttore Madeddu, fornendo le prime informazioni sull’attività delle USCA, ne ha assicurato “per circa 23 pazienti seguiti nel Distretto di Siracusa” la piena operatività in termini di visite domiciliari e con le attrezzature previste (nel protocollo terapeutico si parla persino di app ed ecografi palmari “dopo una necessaria formazione, la tecnica non è particolarmente complessa (cit.)”).
Come spesso accade in questo periodo capire la realtà dei fatti è un rompicapo ma a farne le spese sono poi i cittadini. Il clima di sfiducia dell’opinione pubblica, dei sindacati e di parte delle istituzioni che, da tempo, segnalano criticità importanti, sta comportando infatti seri rischi sanitari, basti pensare ai reparti che risulterebbero ancora chiusi tra cui la Medicina Interna, Geriatria e la Stroke Unit per l’ictus, e ai continui appelli del Dottor Contarini, primario di Emodinamica, per non ritardare l’accesso in ospedale in caso di dolore toracico.
E insieme ai cittadini, a rischiare anche medici e infermieri, e i tanti operatori sanitari che ogni giorno sono in prima linea, fino a quando non si farà chiarezza su quanto si muove nella nostra sanità e non ci si affiderà a competenze certe ed affidabili. Un cambio di rotta indispensabile ancor di più ora che si parla di fine del lockdown, quando tutti saremo ancora più esposti al rischio contagio.

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