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Vedo il mare lontano: la mia isola è la Madonnina che mi saluta. Una sedia vuota sulla terrazza dell’edificio accanto che aspetta non si sa chi, mi dà l’idea dell’isolamento al quale siamo un po’ costretti in questi giorni.
Dopo una notte passata a pensare a cosa fare nel mio lavoro mi sono affacciata come al solito alla finestra e da lì è nata in maniera spontanea un’idea. Quante persone conosco qui nel vicinato? Cosa staranno facendo in questo momento? Mi sono accorta che ci sono tante persone che vivono vicino a me e che io non ho mai notato se non adesso nel momento in cui sono costretta a fermarmi. Ecco un ragazzo che ad esempio ho osservato per ore mentre lavorava ad un pezzo di legno in terrazza e un gatto sornione e impavido che cammina lungo il cornicione. Di chi sarà? Più in là un uomo si allena come fosse un samurai e di fianco una donna anziana stende accuratamente la sua biancheria. Osservare come tutti alla fine fanno qualcosa mi offre la possibilità di dare importanza ad una cosa preziosa: il Tempo.
Io che di solito corro sempre di qua e di là che non riesco mai a stare ferma, mi ritrovo costretta in casa e la cosa assurda è che questa cosa non è riuscita a destabilizzarmi, anzi forse l’andare piano, questa lentezza, mi fa osservare meglio e più attentamente le cose, le mie emozioni, cosa veramente desidero fare appena saremo liberi di poter uscire.
Il mio unico desiderio è raggiungere il mio elemento naturale: il mare, luogo dal quale non riesco a stare lontana. Sono sicura che quando lo rivedrò sarà bellissimo … io sirena – come ben raccontato dal grande Giuseppe Tomasi di Lampedusa – Perché solo lui, il mio mare, mi conosce profondamente.

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