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Girano dei video, degli articoli, dei post sui social che descrivono una realtà a volte lirica, rasserenante, quasi futuribile della sanità ospedaliera siracusana, proprio ora che è nell’occhio del ciclone nazionale. Insomma, una pubblicità a volte tenera, inverosimile, qualche volta irritante del nostro settantenne ospedale cittadino. Se non fosse per la carenza dei tamponi, per la lentezza nella loro esecuzione, per il loro “perdersi”, l’attuale trenta per cento dei sanitari contagiati potrebbe infatti persino avvicinarsi alla metà del totale dei contagi nella nostra provincia, destinati, probabilmente, ad aumentare complessivamente se e quando i tamponi si riusciranno davvero a fare.
Ai medici del Umberto I vorremmo dire che sappiamo con quanto amore fanno il proprio lavoro ma molti cittadini e sanitari da almeno quindici anni sono costretti a dire e scrivere in tutte le sedi che questo ospedale è da loro vissuto spesso come un muro di gomma. Con il taglio del 50% dei posti letto rispetto al 1977, per i medici di famiglia ed i pazienti avere una soluzione alle proprie esigenze è tecnicamente impossibile. Solo ricorrendo alla forzatura di una telefonata, per non dire di altre vie non democratiche e svilenti, si riesce a volte ad avere un ricovero e persino qualche accertamento. In genere, all’esterno degli ospedali italiani una cieca strategia di molte ASP, non tutte, ha fatto in modo che non si rispetti nessuna priorità e si mantengano in vita liste di attesa che, per alcune indagini, superano un anno. Di fatto chi non ha denaro non si può curare.
E non parliamo dei numeri paurosi della migrazione sanitaria!
Vedere ora, nel nostro caso, il numero di infetti dell’ospedale siracusano parla più chiaro di tutte le lingue. Come dicono il dottor Angelo Giudice e il dottor Gaetano Scifo, che ringraziamo personalmente per l’attuale impegno a fianco del sindaco, ancora non si conosce il numero vero dei contagiati fra sanitari, ricoverati e loro contatti, esclusivamente perché non si fanno, come detto, i tamponi necessari.
La mancanza di una piena trasparenza ci impedisce di sapere a quanti dei contatti dei ricoverati degli ultimi venti giorni, nei locali dei reparti chiusi, riaperti, trasferiti, sanificati, rivoluzionati, siano state fatte le indagini epidemiologiche ed eseguiti i tamponi.
Sappiamo solo che sono stati dimessi anziani con polmoniti senza tampone che a loro volta avrebbero provocato contagi, fino a una ventina di persone si dice.
Non è difendendo a spada tratta il proprio lavoro e il proprio ospedale che potremo far dimenticare tutto quello che accade e che si profila per la città.
Riteniamo che sia da radicalmente modificare questo tipo di sanità che già da tempo era, per alcuni aspetti, non tutti, inefficiente e fuori da ogni criterio di modernità.
Abbiamo tutti il dovere di prendere le distanze da chi si rifiuta di riconoscere che persino il Sindaco ha sfiduciato i vertici sanitari siracusani e, con lui, i diecimila cittadini firmatari di una petizione. Con l’augurio di sostituire chi non ha visto il degrado della sanità siracusana degli ultimi 15 anni, potremo fare il nostro dovere di siracusani e riconquistare, anche per noi stessi, una sanità, magari povera, ma democratica e dal volto umano. E se proprio volessimo continuare a sognare, potremmo auspicare un criterio meritocratico nella scelta degli operatori, senza continuare a cacciare i migliori, e l’allontanamento della politica dalle nomine dei direttori generali e sanitari.

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