Non ricordo più il suono della mia sveglia.
O meglio, lo ricordo benissimo, perché comunque ogni sera mi ostino a puntarla, ma poi regolarmente la mattina seguente la zittisco al primo vagito per poi riaddormentarmi e dimenticarmela completamente. La cosa che più mi stupisce, in questi giorni surreali, è il silenzio. L’assoluto e insolito silenzio che arriva dalle case adiacenti. Un silenzio assordante, che fa a cazzotti con la baraonda di suoni, urla e confuse caciare che arrivavano alle nostre orecchie prima di questa odissea, quando l’esortare dolcemente i figli a sbrigarsi ad alzarsi, prepararsi e scappare a scuola era la normale cornice di suoni che si levava ogni mattina dei giorni feriali.
Ora è domenica. È sempre domenica! Sembra la canzone che aveva come sigla uno dei tanti Pinocchio che la TV ci ha propinato negli anni passati: «Faccio festa per trenta giorni al mese/ e il calendario per me, lo sai non ha sorprese/ Natale e Pasqua, Befana e Ferragosto/ sempre domenica è per me/ e se domenica non è/ è festa uguale lo so/ ma perché per noi no, non lo so…» Chi se la ricorda? Il paradosso è che invece di riportare sulla retta via il burattino monello, come succede nella favola di Collodi, nella realtà di oggi è stato invece lui che l’ha avuta vinta, e cioè ci ha portato tutti quanti nel paese dei balocchi. Con la sola differenza che qui il rischio non è che ci svegliamo tutti un giorno con le orecchie da somaro, ma purtroppo è molto ma molto più grave.
Siamo tutti diventati dei concorrenti di un Grande Fratello a reti unificate, dove le telecamere in casa sono state sostituite da quelle dei nostri smartphone e laptop, mentre le puntate in diretta non sono più in TV ma su Facetune, Skype, Zoom ed Instagram.
Questo Covid 19 ha trasformato le nostre porte di casa in trincee di un avamposto di guerra, e varcandole si rischia di incrociare il nemico. E siamo e sono tutti il possibile nemico. Il virus non fa sconti a nessuno. Anzi, si diverte un sacco a trasferirsi da un “ospite” ad un altro senza che ce ne accorgiamo. È come un proiettile che ti colpisce: non senti il colpo, perché il proiettile arriva prima, il suono invece dopo!
Fra i tanti (troppi) video che ci arrivano in lungo e in largo in queste surreali giornate di forzata reclusione, ne ho voluto scegliere uno, di cui non ricordo l’autore, ma mi sembra molto saggio. Dice così: «Ci siamo addormentati in un mondo, e ci siamo svegliati in un altro. Improvvisamente Disney è fuori dalla magia, Parigi non è più romantica, New York non si alza più in piedi, la muraglia cinese non è più una fortezza, e la Mecca è vuota. Abbracci e baci diventano improvvisamente armi, le più pericolose, e non andare a visitare genitori e amici diventa un atto d’amore, il più grande. Improvvisamente ti rendi conto che il potere, la bellezza e il denaro non hanno valore e non riescono a procurarti l’ossigeno per cui stai combattendo. Il mondo continua la sua vita ed è bellissimo. Mette solo gli esseri umani in gabbie. Penso che ci stia inviando un messaggio, e cioè “Non sei necessario. L’aria, la terra, l’acqua e il cielo senza di te stanno bene. Quando tornate – quindi – ricordate che siete miei ospiti. Non i miei padroni!”.
Sarà forse troppo carico di retorica, ma volete contestarlo? Volete contestare che un essere infinitesimalmente piccolo è riuscito a mettere in ginocchio tutto il nostro carrozzone umano, grandi potenze comprese, fino a farci chiudere bottega in modo irrevocabile?
E per lasciarvi in allegria, visto che oggi è anche venerdì santo, immagino le processioni di questa sera, dove ricreare l’atmosfera della via Crucis non sarà assolutamente un problema, visto che già le nostre strade di questi giorni si presentano a luce fioca, quasi come se ci fosse già un tamburo a tenerci il tempo, battendo un passo tenebroso che possa trafiggere il buio e la paura. E poi la campanella della processione, lo squillo di una tromba, acuto e grave, come lamento nella notte…
Vi ho intristito forse? Scusatemi, ma quando mai si è vista una via Crucis allegra?

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