A guardare il mare da un balcone della periferia più esterna della Città di Augusta, sembra che nulla di importante stia accadendo. Le leggere increspature alzate dal vento che spira da levante sono tipiche di questo periodo dell’anno, come quella leggera foschia che avvolge Catania e nasconde la cima innevata dell’Etna. Ad essere strano, ad Augusta, è questo senso di smarrimento che coglie i cittadini tra le mura domestiche, quando restare in casa è un obbligo e non una scelta, e i doveri propri dell’appartenenza devono essere praticati sul serio.
Come accaduto in tutta Italia, la quarantena è iniziata con i flashmob anche ad Augusta. Tra inni e dj set improvvisati sui balconi, stare a casa sembrava quasi un gioco che, con il crescere del numero dei morti, è diventato sempre meno divertente e opportuno, come l’augustano Beppe Fiorello ha avuto modo di sottolineare in un suo intervento sui social.
Tuttavia, al momento, le vicende di questi giorni vengono vissute con pazienza e tranquillità.
Sembra, infatti, che l’estensione del contagio da coronavirus sia particolarmente contenuta, dal momento che si registrano ufficialmente appena due contagiati, regolarmente posti in quarantena e sotto controllo costante delle Istituzioni preposte.
Racconta, inoltre, chi ha avuto modo di uscire di casa per esigenze ben motivate ovviamente che anche l’attività delle forze dell’ordine sia piuttosto intensa ed efficace.
Le file fuori dai supermercati sono ordinate, la gente socializza e conversa a distanza con la voce filtrata dalle mascherine, la merce è sempre presente sugli scaffali, la situazione appare complessa ma al momento tollerabile.
Malgrado, però, le continue invocazioni alla cautela e al distanziamento sociale, le strade più commerciali della città, soprattutto nelle ore del mattino, continuano ancora ad essere frequentate.
In particolare, via Lavaggi e viale Italia nella zona della Borgata, via Principe Umberto e via Roma nel centro storico, sono frequentate più di quanto dovrebbero esserlo da gente che esce per la spesa. Come osservato da residenti e commercianti delle zone citate, ad essere particolarmente inclini all’uscita mattutina sono soprattutto persone anziane e qualcuno che ancora non ha ben chiare le regole della prevenzione che la comunità si sta imponendo. Qualcuno ostenta perfino una certa indolenza nell’uso dei dispositivi di protezione. Si spera, comunque, che si tratti solo di casi isolati.
Un fremito di malumore in città si è avuto quando si è appreso che il reparto di chirurgia dell’ospedale Muscatello sarebbe stato destinato ad ospitare i pazienti affetti da Covid-19, una soluzione che non è piaciuta a molti e che ha portato due consiglieri comunali, Vanessa Fazio e Vincenzo Canigiula, a scrivere al Presidente della Regione Musumeci e all’assessore alla sanità Razza una sentita missiva per denunciare come tale destinazione di fatto limitasse la fruizione della struttura da parte dei pazienti di altri reparti, in particolare degli immunodepressi e di coloro che necessitano delle cure del pronto soccorso. Inoltre, come i due consiglieri comunali sottolineano, l’ulteriore ampliamento degli spazi destinati ai pazienti Covid-19 prevista dall’Asp a partire dal 5 aprile creerebbe ulteriori problemi, eliminando di fatto ben 32 posti in un ospedale già ridimensionato, sebbene destinato a fare da punto di riferimento alla zona industriale ed alle attività produttive che gravitano attorno al porto.
Allo scopo di compensare la riduzione dei posti letto a disposizione degli utenti del Muscatello, il consigliere comunale Giuseppe Schermi ha lanciato una raccolta firme indirizzata ai vertici della sanità regionale e provinciale, proponendo la riapertura dei locali fino allo scorso anno occupati dalla clinica Villa Salus, sulla strada che da Augusta conduce a Brucoli.
“Non chiedo nessun passo indietro rispetto a scelte già prese – spiega l’ex vice sindaco Schermi – ma l’attivazione dei locali di Villa Salus per garantire i servizi di cura ai pazienti non covid, come compensazione per i reparti del Muscatello destinati all’emergenza”.
Si esprime sulle tematiche relative alla logistica anche il dott. Giuseppe Tringali, presidente del “Tribunale per i diritti del malato” di Augusta, secondo il quale “si sarebbero potuti utilizzare i locali attualmente occupati dalla sezione veterinaria, che potrebbe ospitare all’incirca 15 posti letto, in una struttura a se stante, distinta rispetto ai padiglioni principali dell’ospedale. Un’altra struttura che si sarebbe potuto utilizzare è quella attualmente occupata dall’ufficio vaccinazioni, anch’essa distante dai reparti affollati da malati affetti da altre patologie”.
La città, in ogni caso, pare nel complesso particolarmente attenta e sensibile al dramma che il Paese sta vivendo. Proprio in questi giorni, infatti, un movimento spontaneo di mamme e bambini si è impegnato a lanciare una raccolta di maschere da sub, quelle prodotte dalla nota azienda Decathlon, che appositamente modificate possono essere utilizzate come respiratore per i pazienti che ne avessero necessità. La raccolta, che è stata svolta a livello provinciale e ad Augusta è stata coordinata dall’avvocato Silvia Milluzzo, ha avuto un ottimo riscontro e sono state consegnate dai bambini oltre cento maschere che certamente saranno d’aiuto agli operatori che combattono il virus.
Come accade in altre parti d’Italia, anche ad Augusta i supermercati cittadini si stanno attivando per la cosiddetta “spesa sospesa”. I prodotti una volta donati dai clienti, vengono raccolti e consegnati a domicilio o, come forse pare più opportuno, presso la parrocchia Santa Lucia dove il parroco, Don Angelo Saraceno, in quanto referente della locale Caritas, raccoglie e distribuisce la merce consegnata.
Anche in questo momento di timore e incertezze Augusta risponde con generosità e attenzione e, malgrado qualche scivolone e qualche polemica evitabile, di certo la comunità non si scoraggia.

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