DUBBI E OMBRE ANCHE SULLA CAMCOM DEL SUD-EST

Tra massoneria, nomine ritenute illegittime, verbali secretati, inchieste giornalistiche, Codacons e Osservatorio indipendente. Ma tutto lontano da Siracusa: qui voci isolate

 

Il resoconto della vita della super Camera del sud-est già ancor prima del suo nascere (e della privatizzazione della Sac: due strade parallele) potrebbe dare l’impressione di assistere all’assedio da più parti di una cittadella comunque incrollabile, protetta da chissà quali forze, o incantesimi.

Nonostante infatti le infinite questioni aperte, tutto sembra scivolar via senza provocare alcun danno, senza determinare alcuno scossone al comandante Agen e alle sue truppe.

Nulla è mancato: polemiche su nomine “irregolari” se non illegittime nel cda della Sac o nell’ente camerale, dubbi sulle reali quote di partecipazione di alcuni enti, trasferimenti azionari sospetti, verbali di assemblee dei soci secretati.

Proviamo a mettere insieme un sintetico collage di quanto è accaduto almeno dal 2017, anno della fusione delle Camere della Sicilia orientale, emblematico del numero incredibile di ombre e presunte anomalie.

Iniziamo dall’azione del Codacons (il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori), tra gli oppositori più agguerriti alla gestione Agen.

AGEN, LA MASSONERIA, IL CODACONS, LE FORZE POLITICHE

Da novembre scorso l’avvocato Elisa Di Mattea, rappresentante dei consumatori nel Consiglio della Camera di Commercio del Sud Est, ha iniziato a disertare le sedute dell’organo collegiale mettendo in mora gli altri consiglieri avvertiti della responsabilità personale che essi assumerebbero nel proseguire invece nei lavori.

Diverse le illegittimità segnalate: per prima, dirimente, la mancata rimozione per decadenza – la competenza è del governatore Musumeci – del presidente Pietro Agen data la sua appartenenza alla loggia massonica del Grande Oriente d’Italia, così come da lui stesso ammesso a seguito delle inchieste del mensile “S”, di LiveSicilia e di Sudpress. La legge e lo stesso statuto camerale, infatti, vietano che possano far parte del Consiglio Camerale “coloro che siano iscritti ad associazioni operanti in modo occulto o clandestino e per la cui adesione siano richiesti un giuramento o una promessa solenne”.

La presenza di Agen, secondo l’avvocato, rende illegittime tutte le determinazioni adottate dal Consiglio. Ma nella lettera inviata al Consiglio emergono anche tanto l’assoluta contrarietà del Codacons, in sintonia con il Presidente di Confcommercio Siracusa, Elio Piscitello, all’incremento e alla maggiorazione dei tributi camerali che andrebbero a gravaresulle spalle delle categorie produttive della Sicilia orientale a fronte, tra l’altro, “di una pessima gestione camerale”, quanto l’opposizione all’ostinata volontà del presidente Agen di concludere la procedura di privatizzazione dell’aeroporto di Catania, “iniziativa sempre più avversata dai cittadini e dai loro rappresentanti quali i parlamentari nazionali e regionali del M5S, dell’on. Stefania Prestigiacomo di Forza Italia, dello stesso on. Marco Falcone, assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità (la cui posizione comunque sembra essersi nel tempo modificata, ndr)”.

“Una scelta oggettivamente assurda, posto che la società che gestisce l’aeroporto della città etnea – costituito, alimentato e potenziato coi soldi dei cittadini – è in attivo e non si capisce per quale motivo lo scalo dovrebbe essere ceduto ai privati! La (s)vendita dell’aeroporto di Catania è, purtroppo, soltanto un esempio, senz’altro il più clamoroso, della logica sconsiderata che pervade la Camera di Commercio a guida Agen: privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite! Una logica tutta a danno dei cittadini, dei contribuenti, delle imprese” ha scritto l’avvocato Di Mattea.

In relazione all’appartenenza di Agen a una loggia massonica (non dichiarata, a quanto pare, nell’autocertificazione prima del conferimento dell’incarico), pur con la precisazione dello stesso Agen di essere “in sonno” (le attività rituali della loggia sarebbero sospese), si registra, oltre a una segnalazione della Prefettura di Catania, anche un’interrogazione parlamentare presentata dai deputati del Movimento Cinque Stelle Simona Suriano e Paolo Ficara che hanno anche segnalato che in 23 mesi, dal febbraio 2018 al gennaio 2020, la Sac e la Sac Service avrebbero conferito incarichi diretti, firmati dall’amministratore delegato della Sac Domenico Torrisi, ad un unico avvocato per un importo complessivo di euro 614.868, e altri incarichi, sempre diretti, per un importo di circa 213 mila euro, a uno stesso studio di commercialisti. Questo in assenza di bandi e avvisi pubblici “di fatto non rispettando i princìpi di trasparenza”.

Preoccupata per le ricadutedi una privatizzazione sull’aeroporto di Comiso anche la deputata regionale M5S Stefania Campo: “La Sac, che gestisce l’aeroporto etneo detiene il 65% delle quote della Soaco, proprietaria dello scalo di Comiso. Le due infrastrutture fanno sistema tra loro e quindi qualsiasi operazione condotta dalla Sac avrebbe ricadute sulla Soaco… Il Comune e la Città metropolitana di Catania non hanno alcun obbligo di cedere le proprie quote (il 14,28%), perché la legge regionale 15/2015, che prevede sì la cessione delle partecipazioni degli enti pubblici in società private, per ragioni di contenimento della spesa, esclude da tali cessioni proprio le infrastrutture strategiche, come gli aeroporti. Comuni e altri enti possono continuare a detenere quote negli aeroporti siciliani. A meno che qualcuno non stia già pensando di modificare questa legge per consentire, per esempio, ai sindaci di capitalizzare e tappare qualche falla nel bilancio dei propri enti … Infrastrutture strategiche per la Sicilia, e nel caso specifico lo scalo di Comiso per il Sud-est dell’Isola, complementare a quello di Catania, meritano di restare beni dei cittadini, con una gestione pubblica che ne valorizzi le potenzialità nell’interesse dei territori e non unicamente del business”.

L’OSSERVATORIO INDIPENDENTE SULLA CAMCOM DEL SUD EST

Di grande interesse la motivazione per cui è nato nell’aprile 2019,dopo 18 mesi dall’accorpamento delle Camere di Commercio di Catania, Siracusa e Ragusa,per input di numerose associazioni di categoria, l’Osservatorio indipendente sul nuovo mega ente camerale: l’aver registrato un’impasse ingiustificata dell’ente in ogni ambito della sua attività, fatto salvo quanto prodotto in direzione della privatizzazione dell’aeroporto di Catania, “che sembra essere l’unico vero interesse coltivato dagli amministratori camerali e sostanzialmente unico catalizzatore di ogni loro attenzione”.

E così, a giugno 2019, pesanti critiche sono state rivolte dal giurista Lucio Maggio, presidente dell’Osservatorio, alle modalità e ai criteri che avevano determinato la formazione del nuovo cda della Sac nel maggio precedente. Nomine che, passate al vaglio dell’Osservatorio che aveva chiesto inutilmente la immediata pubblicazione dei curricula dei componenti il consiglio di amministrazione, sono apparse non pienamente collimanti con i requisiti di onorabilità, professionalità ed autonomia, previsti dal testo unico in materia di società a partecipazione pubblica e prescritti dallo stesso statuto della Sac così come con i criteri di professionalità, esperienza e competenza stabiliti per garantire una gestione efficace ed efficiente dell’aeroporto.

“È di tutta evidenza – scrive il professor Maggio in una nota – che i requisiti prescritti dallo Statuto rispondono alla precisa esigenza di selezionare solo coloro che siano in grado, per titoli e per esperienza, di attuare politiche e strategie tali da garantire non solo standard elevati nell’erogazione dei servizi, ma anche una competitività funzionale nello scenario nazionale e internazionale.

In altre parole, la ratio della previsione statutaria va individuata nella priorità di selezionare figure di alta qualificazione professionale in grado di confrontarsi con i mercati, anche con quelli più lontani, e di avere piena contezza dell’importante impatto economico che un sistema aeroportuale – specie per le dimensioni rivestite dalla Sac – abbia per il rilancio dell’economia e dell’occupazione. E v’è di più! Trattandosi di una grande azienda, di fondamentale interesse strategico, a capitale interamente pubblico, non può esserci dubbio che le scelte operate dai rappresentanti dei soci della Sac, tutti enti pubblici, debbano essere sottoposte al vaglio critico dei cittadini (i veri proprietari dell’azienda!), affinché ciascuno possa rendersi conto che le rigorose previsioni statutarie siano state effettivamente rispettate nell’individuazione dei vertici aziendali … Soltanto oggi, avendo provato a raccogliere comunque i curricula richiesti grazie al Codacons, pur in assenza della doverosa collaborazione degli enti coinvolti, siamo in grado di sottoporre all’attenzione della collettività i dati curriculari di almeno quattro dei cinque nuovi consiglieri di amministrazione della società aeroportuale catanese (presidente e amministratore delegato inclusi), rinvenibili ad oggi nella sezione amministrazione trasparente del sito web della società. A una prima approssimazione, la nostra impressione è che i modelli di elevata caratura professionale prescritti dallo Statuto sembrano non coincidere con i profili dei neoeletti”.

In particolare per il neo presidente Sandro Gambuzza il professor Maggio evidenzia sia la carenza di titoli accademici (la sola maturità scientifica) sia le esperienze “lavorative” (più che altro ruoli amministrativi in società private o istituti bancari di piccole dimensioni o di rappresentanza in consigli camerali o comunali) inadeguate al nuovo ruolo rivestito. “Resta il dubbio – chiosa il professore – che nella scelta dei neoeletti membri del Consiglio di Amministrazione sia stato determinante il vincolo associativo che li lega alla Camera di Commercio del Sud Est Sicilia”.

E non lesina quindi critiche anche su come la giunta della CamCom del sud-est abbia scelto i propri rappresentanti in seno al CdA della Sac: “una votazione del tutto ‘discrezionale’. “Dalla delibera non è in alcun modo rinvenibile in che modo sia stata condotta la procedura per la selezione dei candidati, né i criteri di discrimen utilizzati. Non vi è traccia di un’eventuale graduatoria attestante il punteggio raggiunto da ogni aspirante, né di qualsivoglia motivazione o giustificazione che ha assistito la scelta camerale … Ciò che invece si conosce, e con certezza, è l’assenza di qualsivoglia forma di pubblicità o informativa rivolta alla generalità dei consociati in ordine all’avvio di procedure di selezione pubblica per titoli e competenze relative alle figure professionali richieste. Sicché, dall’opacità che assiste la scelta dei neoeletti scaturisce una grave lesione del principio di trasparenza che informa l’organizzazione e l’attività di tutta la pubblica amministrazione”.

Da qui, secondo Maggio, “a prescindere dall’eventuale lesione di principi giuridici o criteri formalistici desumibili da qualsivoglia fonte normativa o statuaria”, la negazione della meritocrazia e delle aspirazioni di giovani, soprattutto siciliani, che, grazie al sacrificio personale e delle loro famiglie, avrebbero potuto legittimamente aspirare a quegli incarichi: “un danno non solo per i singoli esclusi, ma anche per l’intera collettività, costretta a rinunciare alle figure professionali meglio qualificate”.

LE VOCI DI SIRACUSA

Lucida l’analisi di qualche tempo fa (aprile 2019) del Presidente dell’Associazione Territorio Protagonista 2016,Aldo Garozzo, nella quale erano state poste molte domande e dubbi sugli esiti dell’accorpamento delle camere della Sicilia orientale, sulla privatizzazione della Sac e sull’impiego delle risorse nel caso di vendita delle quote azionarie. Ma questo dopo la condivisione del progetto di fusione delle Camere e dopo la Delibera del Consiglio Camerale di Siracusa per dissociarsi dall’accorpamento per vantati vizi di forma, contestati con ricorsi al TAR (tre ne sono stati presentati nel tempo per diverse contestazioni e pare si sia in attesa di un definitivo pronunciamento della Corte Costituzionale).

Insieme a lui hanno fatto sentire le loro proteste l’ex presidente di Confesercenti Arturo Linguanti che ha lamentato l’assenza di una rappresentanza istituzionale del territorio (in realtà presente a Roma come a Palermo e a Siracusa sebbene appaia restia a farsi carico della questione) che ha condannato di fatto 42mila imprese del siracusano all’afasia e ha espresso il timore che i 125 milioni che costituiscono la quota del 12,50 % della Camera di Commercio di Siracusa nella Sac divengano bottino dei catanesi; il Segretario Provinciale CNA SiracusaPippo Gianninoto che ha più volte chiesto un fronte comune delle deputazioni parlamentari, sindaci, associazioni di categoria, sindacati dei lavoratori, ordini professionali a difesa degli interessi di un territorio che rischia di essere depredato; l’avvocato Giambattista Rizza che in una polemica diretta con Pietro Agen ha chiesto perché si dovrebbe vendere ai privati un aeroporto “che è un gioiello e che rende soldi”, o anche perché vendere la maggioranza del pacchetto azionario ad un unico privato come sostenuto da Agen piuttosto di quotare in borsa una quota di minoranza del pacchetto azionario rivolgendosi ad un azionariato popolare.

Al di là delle voci citate in questo nostro servizio, qualcuno ha detto altro? Soprattutto, c’è in atto un’azione davvero efficace che possa in qualche modo portare a un azzeramento di scelte che appaiono esiziali per l’economia siracusana?

Per quanto a nostra conoscenza potremmo in realtà riferire piuttosto posizioni, anche di esponenti sindacali, che sembrano accettare acriticamente l’idea di una privatizzazione della Sac perché “servono gli investimenti”, quasi non esistessero altre alternative, quasi fosse davvero impossibile seguire l’esempio di Palermo.

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