Dott. Dino Artale: “Dalla zona rossa l’indicazione principale: in quarantena quasi la totalità dei medici di famiglia costretti a chiudere gli studi. 30mila persone private del primo supporto”
Tutto esaurito all’incontro di sabato 29 organizzato dall’Ordine dei Medici di Siracusa.
Il tema cogente era il Covid19, meglio conosciuto come Coronavirus. L’infettivologo Gaetano Scifo, primario emerito di Malattie Infettive di Siracusa, ha aperto i lavori. Un excursus attraverso le conoscenze più acclarate nel mondo scientifico internazionale, dalla Cina all’Australia passando per gli Stati Uniti. A detta dei medici del corso di aggiornamento il suo intervento è stato di altissima competenza e grande efficacia formativa.
Ha quindi preso la parola il Dr. Marco Di Stefano dell’Ospedale Civile di Siracusa. Un’evoluzione inarrestabile di nuove acquisizioni che di giorno in giorno lasciano sempre più perplesso il mondo civile e che invitano il mondo accademico a restare sempre più cauti nelle scelte da prendere.
La responsabilità di ogni sanitario è fondamentale. Sarebbe molto più semplice sottoporre tutti i cittadini a controlli massivi, ma con quali risultati? Siamo risultati i primi dopo la Cina per numero di contagi. È la realtà? Abbiamo chiuso gli aeroporti alla Cina e malgrado ciò siamo campioni di contagiati. La verità, secondo i più, è che abbiamo fatto molti più tamponi di quanto prescritto dalle linee guida dell’Oms. È mancata l’appropriatezza della scelta interventistica tanto auspicata.
La Germania rispetto a noi ha molti meno casi denunciati. Perché? Non ha eseguito il nostro stesso numero di test. Se non cerco non trovo. Come difenderci allora? A questo punto è intervenuto il presidente dell’Ordine Anselmo Madeddu. Attenzionare solo i casi in cui si manifesti un sintomo e solo su soggetti provenienti da aree di rischio. Domanda: quali sintomi esaminare? Febbre, tosse, starnuti e affaticabilità. E se il paziente è asintomatico? Vorrà dire che non ha febbre, non tossisce e non starnutisce. Ciò vuol dire che nemmeno emetterà in circolo liquido biologico in grado di contagiare altri. Questo ovviamente è un ragionamento per grandi linee.
Di certo occorre attenersi scrupolosamente alle norme di sicurezza previste dalla Organizzazione mondiale della sanità. Lavarsi molto bene e spesso le mani. Dinanzi a persone che tossiscono o starnutiscono mantenere la distanza di sicurezza di almeno due metri, e per tutti di un metro. Disinfettare le superfici di contatto con alcol e/o candeggina e per il resto condurre una vita normale.
Continuerà a diffondersi? Certo che sì. Già adesso è possibile parlare di pandemia. Non vi è un continente che non sia stato raggiunto. D’altra parte in poco più di 24 ore è possibile raggiungere la Nuova Zelanda dall’Europa. Contagerà tutti? No, contagerà decine e decine di milioni di persone.
La stragrande maggioranza sopravvivrà come accade per le semplici influenze stagionali. Sicuramente i pazienti defedati subiranno un aggravamento del loro stato di salute e moriranno. Le pandemie del secolo scorso hanno seminato il terrore così come quelle di oggi ma certo oggi abbiamo molti più strumenti diagnostici e terapeutici.
Fin qui il racconto di una realtà che per qualcuno, come il Dr. Corrado Artale, sembra poco definita.
Il Dr. Artale è un medico di famiglia e specialista in Diabetologia. Dalla classe medica siciliana è acclarato tra i medici più preparati. Peraltro ha firmato novanta articoli di argomento sanitario per La Civetta di Minerva.
Il suo intervento ha magnetizzato la platea medica, attraverso l’onesta rappresentazione dello stato in cui versa la medicina siracusana e in specie quella della medicina di base.
Come ben sa il nostro lettore, il medico di famiglia è il primo baluardo rispetto alla diffusione di malattie. A lui giustamente arriva la prima telefonata, la prima richiesta di aiuto. I medici di famiglia, che sono i primi a fare diagnosi assieme ai medici di guardia medica, non hanno finora ricevuto nessun dispositivo di protezione da parte dell’Asp 8. Come dire che il soldato in prima linea non ha nessuno strumento che lo protegga e, se dovesse contagiarsi, potrebbe essere a sua volta causa di contagio ad altri suoi pazienti.
ll dott. Artale, che in questa sua docenza rappresentava i medici del territorio, ha voluto innanzitutto precisare di non avere autorità alcuna per prevedere il futuro decorso dell’epidemia ma ha sentito il dovere di mettere in luce alcune omissioni di chi dovrebbe progettare salute e tutela della popolazione. I vertici della medicina generale sono stati esclusi dalle unità di crisi. Si è pensato ai pronto soccorso, difendendoli dall’assalto dei malati, ma non a tutelare i medici di famiglia. Se a Siracusa esiste solo un pronto soccorso con una media di dieci persone in attesa che potrebbero essere contagiate da un caso di SARS da COVID19 (questo il nome dell’infezione da coronavirus), abbiamo un centinaio di ambulatori di medici di base che hanno lo stesso numero di persone in attesa.
Giacché la malattia si presenta spesso come una banale malattia da raffreddamento, è scontato che i malati si recheranno esclusivamente dai medici di famiglia. In caso di pandemia saranno infettati i presenti in sala e il medico e i suoi collaboratori. In questo modo le sale d’attesa dei medici di famiglia saranno un moltiplicatore del contagio. Nessuno aveva riflettuto su questo prima. La notizia fondamentale portata alla ribalta da Artale è proprio quella di fare in modo che i sospetti ammalati devono evitare non solo il pronto soccorso ma tutti gli studi di medicina generale. Dai primi dati italiani sui focolai epidemici lombardi risulta che quasi la totalità dei medici di famiglia sono stati infettati, messi in quarantena, costretti a chiudere lo studio. Abbiamo, da quelle parti in zona rossa, 30.000 persone senza il medico di famiglia perché infetto e con lo studio sigillato. Altro dato fondamentale è la conferma che il soggetto che rischia di più il contagio è proprio il medico di base. Ne abbiamo diciassette in quarantena nel giro di una settimana.
Il relatore ha, inoltre, ricordato di essere stato il primo a richiedere l’instaurazione del triage telefonico degli ammalati, ben prima che le istituzioni ne prendessero atto e lo adottassero, e di aver chiesto autorizzazione per la certificazione telefonica per gli ammalati.
L’INPS ha già sospeso i controlli fiscali per tutelare i propri medici, mentre così non ha fatto la sanità pubblica italiana e siracusana.
Diciamo che si parla di massimi sistemi senza pensare a chi rischia pelle e carriera professionale.
Nel caso, non tanto lontano dalla realtà, in cui a Siracusa comincerà a diffondersi il contagio, avremo la prima linea di assistenza con i medici di famiglia e di guardia medica in quarantena, i due posti di isolamento in ospedale occupati e la popolazione in preda ad isteria collettiva.
A fronte, perciò, di una sostanziale rassicurazione portata avanti dalla maggior parte dei docenti, si è voluto dare un messaggio realistico proprio per tutelare tutti i soggetti che hanno bisogno di sanità pubblica. Quest’ultima, già in tremendo affanno in tutto il paese in tempi ordinari, salterebbe al primo dilagare dei contagi. Rassicurare gli operatori, secondo il dott. Artale, potrebbe portare ad una evoluzione ancora più rapida della pandemia, abbassando la guardia. Il contagio massivo della medicina di famiglia precipiterebbe in basso il poco welfare rimasto, lasciando in balia di nessuno tutti i tipi di malato.
Come concludere la narrazione del Covid19 in arrivo a Siracusa? I medici delle istituzioni cercano di soffiare sul fuoco per non diffondere il panico. I medici non condizionati da rapporti di soggezione istituzionale tentano di allertare gli incerti e i meno preparati ad agire con prudenza nei confronti di sé stessi e della comunità. Ricordiamo la raccomandazione dell’hostess a bordo di un aereo: “quando la mascherina sarà disponibile, prima di aiutare il suo compagno di posto ad indossarla, deve indossare la sua”, a voler dire che se il medico di famiglia sarà il primo ad ammalarsi, saremo tutti in grave pericolo.

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