MEDICINA E TRADIZIONE MEDITERRANEA
Il mirto è una delle più diffuse piante mediterranee, curiosamente ha nomi affini nella maggior parte delle lingue europee ed anche in alcune lingue non europee: myrtle inglese, Myrte tedesco, Mürt in estone, Mirto in spagnolo e italiano, etc. Questa peculiarità è dovuta al riferimento alla parola greca myron [μύρον] che significa balsamo, crisma, unguento profumato, e condivide la stessa radice semitica di mirra (resina marrone-rossastra, derivante dalla Commiphora mirrha L.). Anche altre piante aromatiche hanno nomi simili: Myristica fragrans L. (noce moscata), Myrrhis odorata L. (finocchiella) o Myrica gale L. (la L. che segue il nome del genere e della specie indica lo scopritore Linneaus).
Myrtus è un piccolo genere appartenente alla Famiglia Myrtaceae la quale comprende circa 100 generi e 3000 specie che crescono in un clima temperato, tropicale e subtropicale.
Myrtus communis è l’unica specie originaria dell’Europa: quindi è diffusa in tutta la regione mediterranea e in Medio Oriente sia allo stato selvatico sia a quello coltivato. È un arbusto sempreverde alto da uno a cinque metri; si può trovare al livello del mare fino a un’altitudine di 1000m, questa tolleranza caratterizza la sua estesa diffusione. Il frutto è una bacca di colore blu-nera (più raramente giallo-bianca o rosso-violacea) a maturazione che si sviluppa intorno al mese di novembre. Si contraddistingue per la presenza, nella parte apicale, di una piccola corona che ha origine dai residui del fiore. I frutti maturi possono rimanere sulle piante fino a metà febbraio; i dispersori principali sono gli uccelli, ma anche i mammiferi carnivori come volpi, martora (la cui origine in Sicilia risale al pleistocene) e donnole: questi ultimi consumano i frutti disperdendo i semi intatti poiché sono indigeribili, cosicché le piogge invernali favoriscono la germinazione. Queste caratteristiche, oltre al resto, sono considerate vantaggiose al fine di massimizzare la diffusione negli ambienti mediterranei.
Nella mitologia antica, il mirto era sacro per Afrodite (dea greca dell’amore, del sesso e della bellezza) divenendo successivamente la pianta dell’amore. Con foglie sempreverdi, eleganti fiori bianchi e un piacevole profumo, simboleggia anche la bellezza e la giovinezza.
Ne “Le rane” di Artistofane il mirto viene elencato come la terza pianta preferita da Dionisio, il dio del vino. La storia racconta che quando Dioniso scese nell’Ade per liberare la madre Semele lasciò in cambio ad Hades, il dio degli inferi, una pianta di mirto: questo racconto costituisce un supporto alla doppia valenza del mirto: esso è connesso sia all’amore che alla morte.
Aristofane (drammaturgo greco, circa 450 a 380 a.C.) usa la parola “mirto” addirittura come un eufemismo per indicare i genitali femminili.
Il mirto non è solo caratterizzato dalla mitologia, dai riti e dalle cerimonie della storia antica, ma è anche una importante pianta della vita quotidiana del popolo; troviamo il mirto anche in uno dei testi più antichi trovati sulla terra: “L’epopea di Gilgameš”, risalente a circa 4500 anni fa:
“… nelle loro ciotole ho versato canne, cedro e mirto” (Tavola XI “La storia dell’inondazione”).
Teofrasto ci ha lasciato una preziosa e singolare descrizione dei boschi del Lazio del IV secolo a.C.: “La terra dei Latini è tutta umida. Le pianure producono allori, mirti e meravigliosi faggi …” Inoltre, ad Atene le bacche erano consumate come dessert.
Vi sono ampi riferimenti al mirto in antichi testi medici egiziani come rimedio per disturbi urinari, per i dolori, per i bruciori di stomaco e il gonfiore addominale, oltre che per la rigidità articolare e la tosse.Dioscoride lo prescriveva, vantando le proprietà astringenti, per curare le “lamentele respiratorie”, per problemi mestruali, per i morsi di ragni velenosi e scorpioni e molto altro, compreso il succo delle bacche cotte mescolate con vino per infiammazioni intestinali.
Ha anche delineato la preparazione dell’olio di mirto, specificando che le foglie erano immerse in olio d’oliva in modo che assorbissero l’olio essenziale di cui è ricca la foglia. Lo stesso riferisce che la decozione dei semi è utile per rendere più scuri i capelli, cotti nel vino invece come linimento per la pelle, persino nelle ulcere.
Gli usi medicinali solcano lo spazio e il tempo arricchendosi sempre di più.
Di tutti gli utilizzi fatti dai vari popoli che hanno avuto l’opportunità di usufruire della ricchezza di questa pianta, solo alcuni trovano spazio oggi e sono presenti all’interno di piccole comunità. Ancora meno sono le proprietà studiate dal punto di vista clinico; tuttavia, due recenti ricerche hanno individuato una notevole efficacia nelle ulcere dove si verifica riduzione della dimensione dell’ulcera, della gravità del dolore e dell’eritema; l’olio essenziale delle foglie invece è utile nel trattamento della stomatite aftosa.

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