In questi giorni, per la sede storica del Liceo Classico T. Gargallo, si compiono i 15 anni dalla chiusura.
Con l’auspicio che sia ormai prossimo il passaggio a nuova vita, sono ancora vivissime le sensazioni che provai nei mesi che precedettero il trasferimento dell’istituto e durante i quali maturai il video fotografico “Ritratto di un Liceo”
https://www.youtube.com/watch?v=c4pyn4PLF_E
Si trattò di un’esperienza straordinaria, caratterizzata da un forte coinvolgimento emotivo, per la quale sono ancora grato al preside di allora prof. Pietro Sirena per avermi dato il permesso e alla prof.ssa Rosa Peluso per avermi dato fiducia e consentito di fotografare in aula dal vero e senza “filtri”. Molti i commenti ricevuti in rete soprattutto da ex alunni, uno su tutti quello di Toi Bianca che con eleganza ne sintetizza tanti altri: “Emozione che ti prende alla gola a parte, questo è un documento di enorme valore. È l’ultima foto del nostro Gargallo. Una lapide su cui piangere di lacerante bellezza”.
Ricordo bene l’ultimo giorno in via Gargallo, il 5 febbraio del 2005 (quel giorno anch’io volli esserci). Le classi erano vuote poiché gli alunni stavano tutti giù in cortile a festeggiare il carnevale: palco, amplificazione, frastuono. Affacciato da una delle finestre del primo piano, e restando opportunamente defilato, mentre assistevo alla festa, osservavo anche quelle mura silenziose che ora sembravano avere occhi solo per quei ragazzi, come se sapessero…
Qualche mese dopo, nella nuova sede di via Sant’Orsola, avendolo già visionato, il preside dispose la proiezione del video per tutte le classi: organizzati a turni e ignorando di cosa si trattasse, i ragazzi facevano il loro ingresso in aula magna prendendo posto con l’aria di chi è ben lieto di marinare un’ora di lezione. Fatta la presentazione e oscurata l’aula, avviai la proiezione il cui riflesso, che rischiarava appena i volti dei ragazzi, era sufficiente per poterne cogliere le espressioni: dapprima distratte ma via via sempre più coinvolte. Quando con l’avanzare delle immagini e della musica la tensione divenne palpabile, cominciarono ad affiorare qua e là i primi luccichii segno che, di lì a poco, tutti sarebbero stati travolti da una profonda emozione: ora stavano provando quello che io avevo “sentito” mesi prima; ora stavano realizzando “cosa” avevano perduto, “dove” erano stati; ora emergeva forte quel senso di appartenenza che contraddistingue i “gargallini”. Alla fine delle proiezioni gli applausi scroscianti, gratificanti e liberatori coronarono una tre giorni davvero febbrile e memorabile!
Successivamente, e in maniera del tutto naturale, tra me e il Liceo si stabilì un legame che mantenni anche quando mia figlia intraprese la facoltà di Lettere Classiche e, sulle ali del successo, fui nominato fotografo accreditato e subito “arruolato” dalla prof.ssa Peluso per curare le riprese degli spettacoli al Teatro del Cielo di Akrai.
Fino ad allora non sapevo dell’impegno, delle conoscenze e della dedizione che sono necessari per mettere in scena una rappresentazione classica di qualità e lo scoprii attraverso la passione profusa dalla professoressa e il sacrificio dei ragazzi in quelle lunghe ed estenuanti prove. Anche Vera, mia figlia, per diversi anni ha calcato la scena in quel di Palazzolo Acreide e ancora oggi le sento dire che da quell’attività teatrale ha ricevuto tanto, in termini di formazione. A questo teatro tragicomico così tenero e colorato, dedicai un secondo video https://www.youtube.com/watch?v=FqZ7OIok0IM&t=320s
Nel 2008 pensai di poter offrire al Gargallo un altro piccolo contributo e ideai una bacheca fotografica decorata da un bassorilievo rappresentante il profilo di un teatro sormontato da una colonna dorica. Questa bacheca avrebbe potuto svolgere una funzione didattica, essere uno strumento di osservazione e critica da rinnovarsi anno dopo anno con le fotografie degli spettacoli.
Ricordo che, dopo oltre un mese di lavoro, avendone sottovaluto l’ingombro, per poterla consegnare la trasportai in auto viaggiando con il portellone del bagagliaio aperto. Che follia!
Forse è stata tutta una follia, o un sogno, chissà, ma quanto entusiasmo e quanta soddisfazione!

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