“Anche i talentuosi della nostra provincia emigrano convinti che la qualità della vita qui sia poco attrattiva

Il Capitale Umano nelle imprese: a Siracusa confronto al top tra evidenze e criticità

 

Il 15 gennaio, a Villa Politi, Confindustria Siracusa ha svolto quella che ha definito un’Assemblea pubblica sul tema: “Il Capitale Umano risorsa strategica per l’impresa e il territorio”. Di fatto è stata la cornice alla firma dell’accordo per il potenziamento della filiera formativa in apprendistato per l’industria 4.0 – “Talent Pipeline” tra l’Assessorato regionale all’Istruzione e Formazione, l’Università di Catania, l’Usr ambito X di Siracusa, l’Anpal Servizi e Confindustria Siracusa. Quest’ultima ha voluto così dare risalto alla firma dell’accordo chiamando a discutere sul tema del capitale umano Luca Bianchi (Direttore Svimez), Giovanni Brugnoli (Vice Presidente Confindustria per il capitale umano), Edoardo Garrone (Presidente Erg), Roberto Lagalla (Assessore all’istruzione e formazione Regione Siciliana) e Andrea Prencipe (Rettore Luiss), in un tavolo coordinato dal giornalista Marcello Sorgi.

Ha aperto i lavori il presidente degli industriali Diego Bivona che ha evidenziato come nella provincia di Siracusa (focus di Svimez sull’economia del Mezzogiorno del 2018), a fronte di una popolazione inattiva, ma in età lavorativa, pari a 107 mila unità, i giovani tra i 15-29 anni che non studiano né lavorano sono oltre 74 mila. Essi si sommano alla “migrazione selettiva” dei giovani laureati che negli ultimi 15 anni solo nella provincia di Siracusa sono stati circa 6.000 sui 52.000 della Sicilia.

La causa di questo fenomeno è stata individuata dal relatore solo in parte “nella strutturale carenza di occasioni di lavoro qualificato e, in parte, al livello dei servizi essenziali e determinanti per la qualità della vita: i trasporti, le infrastrutture, la sicurezza, la sanità, i servizi della pubblica amministrazione e così via… ma anche alla situazione per certi versi paradossale per cui alcune aziende del polo industriale hanno difficoltà a trovare manodopera specializzata: saldatori, strumentisti, elettricisti ed anche di giovani laureati di talento da Napoli in su, che siano disponibili a lavorare in Sicilia. Succede, ad esempio, che un giovane ingegnere, dopo aver superato brillantemente il colloquio, rifiuta l’assunzione perché ha valutato più importante l’aspetto della reputazione del contesto territoriale dove dovrebbe lavorare. Ed oggi, nella nostra zona industriale, le aziende, nonostante i continui e consistenti investimenti realizzati per migliorare la sostenibilità ambientale e sociale, vedono passare il messaggio anche mediatico di un territorio “negativo” per la qualità della vita.  

Se il nostro territorio è diventato poco attrattivo, non solo per le imprese, ma anche per chi è in cerca di lavoro, in parte lo dobbiamo, a chi, pur avendo responsabilità pubblica, contribuisce a dare una visione negativa di invivibilità, ben oltre la realtà, amplificata dall’utilizzo dei social, spesso con titoli ad effetto”. Da qui una esortazione a cambiare strada e ad essere più solidali e sinergici per sostenere lo sviluppo e l’occupazione.

La sottoscrizione dell’accordo che ha seguito la relazione per Confindustria costituisce il primo segnale concreto per sostenere la formazione in uno sforzo sinergico tra pubblico e privato attraverso gli strumenti dell’alternanza scuola lavoro e dell’integrazione maggiore tra la formazione professionale dei vari livelli tra scuola università e impresa. Quindi anche la provincia di Siracusa si allinea, almeno nelle intenzioni, al progetto nazionale di rafforzare la formazione orientata al lavoro, per creare figure professionali in grado di rispondere, in particolare, alle sfide legate alla trasformazione digitale dell’economia.

L’idea sarebbe quella di disciplinare in modo organico l’apprendistato “duale”, che permetta ai giovani tra 15 e 29 anni di conseguire tutti i titoli di studio lavorando, alternando cioè momenti di formazione a scuola a momenti di formazione e lavoro in azienda. L’accordo si propone quindi di favorire la collaborazione tra istituzioni formative e imprese per progettare percorsi di apprendistato finalizzati al conseguimento del diploma di scuola secondaria di secondo grado e di istruzione terziaria (laurea, master, dottorato, Its), nei settori legati all’innovazione e alla trasformazione in atto ; adesso bisognerà vedere come questo accordo concretizzerà la collaborazione tra istituzioni formative e imprese con le risorse economiche messe in campo dalla regione siciliana.

L’esperienza pregressa non è stata positiva: più volte dalle colonne di questo giornale abbiamo evidenziato la scarsa qualità di gran parte delle esperienze di alternanza portate avanti in provincia. Più volte, sempre su questo giornale, abbiamo sottolineato la generale indifferenza delle imprese di questa provincia a sviluppare esperienze utili a riorientare una parte della formazione professionale e tecnica con sperimentazioni sinergiche; più volte si è rilevato come la gestione della formazione nella regione siciliana (al netto di qualche lodevole tentativo di riforma avviato qualche anno fa, purtroppo limitato) sia stata una delle cause dello spreco delle risorse copiose bruciate in una girandola schizofrenica di provvedimenti quasi mai coerenti e sistematici; più volte abbiamo chiesto di sapere l’esito dei bandi per la costituzione dei poli formativi in un silenzio generale che copriva tutto e tutti.

Già, i poli formativi, presenti in altre regioni, che avrebbero costituito un esempio concreto di percorso formativo mirato in Sicilia e che, nonostante le proposte formulate dalle scuole in uno con gli altri partner della formazione (enti, imprese ed organizzazioni professionali), ancora non hanno visto la luce nonostante sia stato emesso da ben oltre 5 anni uno specifico bando di cui si sono perse le tracce.

L’assemblea pubblica indetta da Confindustria sembrerebbe voler testimoniare una rinnovata consapevolezza e la volontà di un impegno concreto per superare ritardi ed insufficienze del passato: ben venga e speriamo che alle dichiarazioni di principio largamente condivisibili seguano fatti e processi di cambiamento effettivi, ne abbiamo bisogno. Realizzare percorsi legati alla diffusione dell’innovazione e della trasformazione digitale per superare le criticità legate al fatto che il sistema di istruzione-formazione non è sempre in grado di rispondere adeguatamente alle repentine variazioni del mercato del lavoro è un ottimo obiettivo ma dovrà superare riserve, rigidità, arretratezza e pigrizia culturale; cause e atteggiamenti che in passato hanno umiliato ogni tentativo di reazione al sottosviluppo.

Concretizzare il protocollo sperimentale per contribuire allo sviluppo di una filiera professionalizzante di offerta formativa in apprendistato che preveda il conseguimento del diploma di scuola secondaria superiore, di quello di Tecnico Superiore, di lauree, di master di I e II livello e di dottorati di ricerca sarà operazione complessa e difficile ma è l’unica via percorribile per dare un contributo allo sviluppo dell’economia della provincia sostenendo l’occupazione giovanile e rendendo attrattiva la scelta di restare per far crescere il territorio in cui si è nati.

Quindi, svolta la parte pubblicitaria dell’evento, adesso bisognerà costruire la sperimentazione dellapprendistato “duale” per il diploma di scuola superiore, con i fondi messi a disposizione dalla Regione nell’ambito dei fondi europei con agili procedure e rapidi interventi senza ripercorrere le nefaste vie del passato. Anche lapprendistato di alta formazione e ricerca dovrà vedere università, fondazioni e istituti tecnici superiori impegnati a recuperare il grande gap accumulato con il resto d’Italia per evitare che in incontri e convegni, come quello di cui parliamo, si debba sentire i responsabili istituzionali arrampicarsi sugli specchi per enfatizzare i successi che, nonostante loro, il territorio saltuariamente raggiunge.

 

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