Maurizio Landieri: “L’ebraismo è l’unica religione che non fa proselitismo e la conversione non è semplice”

Intervista a un appassionato di ebraismo e di storia mediorientale. “Io, però, non sono ebreo” Un legame, quello con Siracusa, che potrebbe essere valorizzato con positive ricadute

 

Maurizio Landieri, opinionista molto attivo sui social, spesso si esprime pure sulla stampa locale su fatti territoriali. Si distingue soprattutto per la sua difesa appassionata della causa ebraica. Su questo argomento abbiamo discusso anche per i lettori della Civetta.

Cosa significa essere ebreo? Immagino non sia soltanto una scelta religiosa, una professione di fede.

Premetto che io non sono ebreo. Mi si può definire un innamorato dell’ebraismo e del Sionismo, cioè del progetto di un popolo desideroso di vivere in pace e in sicurezza in un proprio Stato.

Essere ebrei significa innanzitutto senso di appartenenza ad un popolo, che è riuscito a rimanere unito dopo quasi due millenni di diaspora, legato dai valori religiosi comuni, e spinto dal desiderio di ritornare nella terra di origine.

Perché gli ebrei – nella storia ma anche oggi – sono osteggiati, perseguitati?

Perché, essendosi inseriti in un territorio non loro, nel corso del loro vagare, sono sempre stati considerati un corpo estraneo, un gruppo che ha sempre mantenuto le proprie usanze, le proprie tradizioni. Nel corso dei secoli sono sempre stati il capro espiatorio perfetto. Quando c’era da dare la colpa a qualcuno loro erano lì. È accaduto ovunque: in Russia, in Germania, altrove. Le dittature, soprattutto, hanno sempre bisogno di qualcuno a cui dare la colpa se l’economia va male, se la povertà aumenta, e gli ebrei erano i primi ad essere incolpati di essere la causa di ogni malessere sociale.

La cosa aberrante della Shoà è che non ha una giustificazione logica. Hitler non ha inventato l’antisemitismo, lo ha cavalcato, esso era molto diffuso tra i tedeschi sin dalla fine dell’800. Prendiamo la storia dei protocolli dei Savi di Sion, è un falso storico (come provato da almeno un secolo) ma quel testo è la base di tutte le persecuzioni che hanno subito gli ebrei nel ‘900. È il testo più venduto nei paesi islamici ed ha molti seguaci anche in Italia. Il famoso prof. Castrucci, di recente denunciato per un tweet in cui difendeva Hitler, di quel testo dice che sarà anche falso, ma i fatti descritti sono veri. I fatti descritti in quel libro sono che il mondo è dominato dalla finanza ebraica, che dominano non grazie alle guerre, ma alla finanza. Lo sterminio deciso da Hitler non ha alcuna giustificazione, per questo la Shoà rimane un unicum, oltre al fatto che fu un genocidio progettato ed eseguito in maniera scientifica da uno stato potentissimo contro cittadini inermi. Il razzismo italiano è diverso. Emerge dopo 16 anni dalla presa del potere dei fascisti. E nei primi anni il fascismo ha anche molti simpatizzanti ebrei, alcuni parteciparono anche alla marcia su Roma. È probabile che Mussolini lo abbia fatto per compiacere Hitler, ma quando decise di farlo, lo fece in maniera feroce. E gli ebrei si sentirono doppiamente traditi. Come soldati del Regno avevano partecipato alla prima guerra mondiale, erano morti sul Piave, erano rimasti mutilati. Il primo colpo di cannone a Porta Pia lo sparò Giacomo Segre, Cap. di artiglieria del Regio Esercito, ebreo. 

Ma gli ebrei si sentono una “razza”? un “Popolo”, una Comunità “Insieme specifico, identitario, caratteristico, definito?

Si è ebrei in soli due casi: o per nascita, se si ha la madre ebrea (la trasmissione dell’ebraismo è matrilineare) o per conversione, che è un processo molto lungo e deve essere certificato da una autorità religiosa. Quando dico che non sono ebreo intendo che non ricorre, per me, nessuna delle due condizioni per essere considerato ebreo. È l’unica religione che non fa proselitismo, ed il processo di conversione non è semplice. Essere ebrei significa soprattutto appartenere ad un gruppo identitario, legato da valori comuni. Poi ci sono anche molti ebrei atei, che non si sentono legati dai valori religiosi, anche se può sembrare strano.

Si prova una certa difficoltà a manifestare dissenso nei confronti di un ebreo, su qualsiasi argomento, se lo contraddici rischi di essere accusato di razzismo, di anti semitismo… Si può dire tranquillamente che il popolo tedesco o albanese è antipatico (anche solo per scherzo), lo stesso e molto spesso fanno gli Ebrei con altri popoli e religioni, ma non si può dire altrettanto (anche solo scherzosamente) del popolo ebraico… si rischia il dileggio, l’accusa, l’insulto.

Qui il discorso è molto delicato. La critica alle politiche del governo di Israele è di per sé legittima. Israele ha una vivacità politica enorme, ci sono partiti di destra, di destra estrema, ma anche di centro e di sinistra. Theodor Herzl, il padre del sionismo, aveva una cultura illuminista, Ben Gurion e Golda Meir erano socialisti. Questa vivacità intellettuale si riscontra anche nella stampa, negli organi di informazione. Se tu leggi un giornale come Haaretz, per esempio, leggi gli articoli di Gideon Levi o Amira Hass, che hanno posizioni molto nette contro il governo, che ritengono che Israele debba attuare un ritiro unilaterale dalla West bank, senza condizioni. Sono due intellettuali molto amati in occidente da chi critica Israele, spesso invitati ad eventi, anche in Italia. Come vedi la critica alle politiche del Governo non solo è legittima, ma è una cosa normale, in Israele. Qual è allora il confine? C’è un confine, esiste e si può individuare. Quando ci si nasconde dietro l’antisionismo per negare il diritto dello Stato di Israele ad esistere, allora quel confine viene superato. Se oltre a criticare le politiche del Governo tu pensi che Israele non abbia il diritto di esistere e debba essere cancellato dalla faccia della terra, o consideri una colpa incancellabile quella di essere ebreo, indipendentemente dal fatto che uno sia ebreo di destra o di sinistra, allora quel confine è stato superato.

È impossibile distinguere l’essere ebreo con l’essere filo israeliano: perché ci deve essere una “Terra” appartenente ad un “Popolo”? (Israele, Stato del popolo ebraico). In fondo ci sono fedeli di ogni religione che vivono sparsi per il mondo, non necessariamente nello stesso territorio

Lo Stato di Isarele esisteva 3.000 anni fa. Dopo la seconda distruzione del tempio, nel 70 d.C., iniziò la diaspora e da allora il popolo ebraico ha avuto l’ambizione di tornare nel luogo da dove era stato cacciato. Il sionismo è questo: il progetto di creare uno stato dove gli ebrei possano vivere insieme ed in pace. Questo fu il progetto di Herzl. Qualcosa di molto simile al nostro desiderio di avere uno stato nazionale, che si concretizzò nel 1861. Il progetto sionista si concretizza nel 1948 e negli anni successivi gli ebrei del mondo sono tornati in Israele. Mi sembra una aspirazione legittima all’autodeterminazione, identica a quella di molti paesi, incluso il nostro.

So che non è facile da spiegare. Ma l’identità religiosa è strettamente legata alla terra di origine, da cui gli ebrei sono stati cacciati e dove hanno anelato a ritornare per duemila anni. A Gerusalemme c’è il luogo più sacro dell’ebraismo mondiale: il Muro Occidentale (o Muro del Pianto) o, in ebraico, Kotel. Gerusalemme era la capitale dello Stato di Israele, da quando re Davide conquistò la città. Ad Hebron ci sono le tombe dei Patriarchi, Giacobbe, Isacco, Abramo, Sara. È da quando sono stati cacciati dal lì che hanno il desiderio di ritornare. Il Sionismo altro non è che un movimento che ha come scopo quello di realizzare un sogno di duemila anni. Ma è importante specificare che lo stato di Israele è uno stato Laico dove, oltre agli ebrei, vivono 1.300.000 tra musulmani, cristiani, drusi etc. etc. Il 20% della popolazione non è ebrea. I non ebrei godono degli stessi diritti civili e politici. In parlamento ci sono una decina di deputati arabi (mentre nei paesi arabi ci sono zero deputati ebrei). Tra gli arabi israeliani ci sono giudici della corte suprema, generali dell’esercito, medici, avvocati, ingegneri etc… Il 22% degli studenti della università Technion sono arabi. 

Ti ha comportato, nella vita quotidiana, nel sociale, difficoltà o imbarazzo essere dichiaratamente sionista e filo israeliano?

Fino ad oggi no. Tempo addietro fui incluso in una specie di lista di proscrizione redatta da un tizio e resa pubblica sui social, insieme ad altre 3.800 persone, accusate di essere filo israeliane. Di quella vicenda si occupò anche la magistratura, ma insomma, niente di che. Discuto serenamente di sionismo ed Israele con chi vuole farlo, cerco di confutare molti pregiudizi anti ebraici ed anti sionisti.

Spesso gli ebrei sono accusati di sentirsi, in quanto popolo eletto, superiori agli altri. Ha un fondamento?

Direi di no. Sono un popolo con caratteristiche assolutamente uniche, come tutti i popoli, fieri della propria identità. Sottolineo alcuni aspetti. È un popolo che è riuscito a sopravvivere duemila anni in ambiente ostile, spesso perseguitato, è sopravvissuto allo sterminio nazista, al tentativo dei suoi vicini di eliminarlo dalla faccia ella terra il giorno stesso in cui è nato, allorquando gli eserciti di sei paesi arabi lo invasero. Come ha fatto? Gli ebrei sono superiori agli altri, sono più intelligenti? Assolutamente no, sarebbe una forma di razzismo al contrario. Ti segnalo però una statistica interessante. Nel mondo gli ebrei (non gli israeliani, attenzione, gli ebrei) rappresentano appena il due per mille della popolazione mondiale (circa 15 milioni su 7 miliardi), però un premio Nobel su tre va ad un ebreo, la statistica è facilmente riscontrabile su un qualsiasi motore di ricerca. Perché? Non ho la risposta esatta, ma qualche ipotesi possiamo farla. Per sopravvivere alle persecuzioni, nel corso dei secoli, sono stati costretti ad essere, in qualche modo, più bravi degli altri. Da sempre lo studio, l’innovazione sono stati strumenti necessari per sopravvivere. Quando fu fatta l’unità d’Italia la percentuale di analfabetismo era del 72%, tra gli ebrei italiani era zero. Sapevano tutti leggere e scrivere, magari non la lingua indigena, ma leggevano le scritture, conoscevano l’ebraico. Consentimi una battuta, non è un caso che Gesù, Marx ed Einstein fossero ebrei.

Siracusa ha un legame stretto con l’ebraismo, abbiamo il quartiere ebraico e il Mikveh più antico d’Europa.

Sì, vero. È un legame che potrebbe essere rinsaldato con grandi ricadute positive per il nostro territorio. Siracusa potrebbe innanzitutto diventare una meta del turismo ebraico, potrebbe stringere legami culturali, scientifici. Israele è una smart country, leader nell’innovazione tecnologica, e questi scambi potrebbero portare benefici enormi.

Ed ecco il caratteristico fiuto per gli affari…

Di siti e monumenti ebraici, di turismo religioso e di rapporti con Israele e di scambi culturali se ne parla troppo poco e non ancora dalle sedi istituzionalmente preposte. Chissà se nel 2020 questa amministrazione…

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