Rubrica: prima pensavo che lo svizzero fosse un formaggio con i buchi. Grandiloquente, reboante, retorico discorso sulla felicità e sulla ricotta

 

Secondo me chiedere a qualcuno se è felice è uno sgarbo, una provocazione, è difficile rispondere, ad un emigrante chiedere se è felice, è sadismo a volte, ma non sempre. 

La felicità la ricordo, aveva il gusto di gelato alla ricotta, era preparare le 500 lire intorno alle 16:30 perché da lì a poco avrei ascoltato il fischio del signor Amenta che dal suo furgoncino avrebbe urlato “gelattiigranitteee“, esattamente così. Io correvo giù, ma lui si fermava all’incrocio con via Sen. Di Giovanni, che però allora non esisteva, era solo campagna, io abitavo poco più avanti vicino l’ex cinema Vasquez quindi a volte la felicità diventava delusione perché lui partiva subito se non vedeva bambini arrivare, ma quante volte con la coda dell’occhio mi ha visto correre verso di lui, io e mio fratello Marcello, che comunque era più veloce di me, e si fermava solo per noi, proprio vicino al cinema; quel gelato alla ricotta lo cerco sempre, in ogni gelateria che mi capita di incrociare, ci provo, ma finora nessuno è riuscito a rendermi quel gusto e non credo che sia per gli ingredienti, è solo perché forse ormai non ho il palato ben allenato ad assaporare la felicità. Rimedierò.

Mio fratello invece ricorda come lo rendeva felice lo strombettio della lapa del venditore di ricotta, seguiti dal suo spot pubblicitario “aaaricoootta uoovaprovolaa, gnoooraaa”, poi la mamma ci mandava in cortile a comprare. E che era buona la ricotta.

Ho scoperto che la felicità esiste anche in confezioni da 100 ml della Collistar, costa 38,01 Euro su Amazon. Basterebbe ordinarlo, sono davvero curiosa di scoprire che profumo ha la felicità, almeno secondo loro, leggo la descrizione: note frizzanti di agrumi e un cuore fiorito. Quindi zagara, agrumi, io uso solo profumi e sapori alla zagara, ho capito quindi che la mia ricerca di felicità era già iniziata da un po’ e sono sulla buona strada. Ecco quindi l’odore della felicità, agrumi e quale potrebbe essere il suo sapore, ci penso e ci ripenso l’unica immagine che mi viene in mente è una bomba fritta alla ricotta. Andiamo avanti, tatto, quale sensazione sulla pelle è felicità, toccare la pelle di tua figlia mentre dorme, certo, ma a me viene in mente la sensazione che si prova quando il mare arriva a coprirti le spalle. Per l’udito… qui per me si fa complicato, la musica mi rende felice ma non potrei dire se sono più i Clash o Otis Redding quando canta I’ve been loving you too long. Alla vista mi fermo dovrei scrivere cose troppo personali che non interesserebbero a nessuno ma so chi o cosa vorrei vedere e il mare ha ancora una volta un suo ruolo importante. Insomma in sintesi a Siracusa gli elementi per essere felici ci sono tutti, in teoria i siracusani o forse i siciliani dovrebbero essere tutti felici, ma non lo sono ma se dovessi elencare i motivi che rendono siracusani e siciliani infelici non basterebbero tutte le pagine della civetta quindi direi, cerchiamo ciò che ci fa felici, che è là gratis, a parte la ricotta s’intende.

La felicità è scrivere oggi 17 dicembre queste mie riflessioni e sapere che questa volta potrò andare a comprare la Civetta di Minerva in un’edicola di Siracusa e poi sedermi in uno dei 100 bar nei dintorni, ordinare un caffè che ha sapore di caffè e non costa 4 euro e leggerla, con la serenità di chi a Siracusa viene in vacanza e ha il tempo di osservare tutto intorno gli altri fare casino, parlare a voce altissima, litigare per un posteggio, non dare la precedenza nelle rotatorie, non rispettare i limiti di velocità, o qualcuno pestare un regalo canino e prendersela con l’amministrazione comunale mentre butta a terra la carta che avvolgeva il suo cornetto.

La felicità è programmare un viaggio, mia figlia vuole andare a Londra ma io non ne posso più del freddo voglio sole su di me, (citazione Alma Megretta), magari viene pure mia madre, mia sorella e mio fratello. Come sarebbe bello. In questo caso la felicità non è il viaggio in sé, ma la condivisione del viaggio con chi ami. 

La felicità è il pensiero che ogni cambiamento porti una crescita per quanto ti costi aver rinunciato a tanto perché si realizzasse.

Non ho mai dimenticato Benigni quando mentre leggeva e commentava i dieci comandamenti ci esortava a cercare la felicità, quindi lo faccio dire a lui che è più bravo.  

“[La felicità] Cercatela, tutti i giorni, continuamente. Chiunque mi ascolta ora si metta in cerca della felicità. Ora, in questo momento stesso, perché è lì. Ce l’avete. Ce l’abbiamo. Perché l’hanno data a tutti noi. Ce l’hanno data in dono quando eravamo piccoli. Ce l’hanno data in regalo, in dote. Ed era un regalo così bello che l’abbiamo nascosto come fanno i cani l’osso, che lo nascondono. E molti di noi lo fanno così bene che non si ricordano dove l’hanno messo. Ma ce l’abbiamo, ce l’avete. Guardate in tutti i ripostigli, gli scaffali, gli scomparti della vostra anima. Buttate tutto all’aria. I cassetti, i comodini che c’avete dentro. Vedrete che esce fuori. C’è la felicità. […] E anche se lei si dimentica di noi, non ci dobbiamo mai dimenticare di lei. […] Non bisogna mai aver paura di morire ma di non cominciare mai a vivere davvero.”

Felice Natale da me che sto in Svizzera.

Me la merito una bomba fritta alla ricotta?

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