Non si può essere d’accordo con chi propone di piazzare stoccaggi di metano nelle immediate vicinanze del sito industriale meno manutenzionato e più pericoloso d’Europa
La Civetta di Minerva, novembre 2019
Da sempre nella provincia di Siracusa il problema della sicurezza è pari o superiore a quello dell’inquinamento ed è in cima alle preoccupazioni delle popolazioni. Terremoti, incendi, incidenti rilevanti agli impianti industriali fanno da sempre tremare le popolazioni residenti, ingenerando una intrusiva paura di morte imminente.
La grazia di Dio, che finora ci ha protetti dall’irreparabile, viene continuamente “sfidata” da dèmoni incuranti della nostra e perfino della loro stessa sicurezza ma, si sa, “…al suon della moneta tremano le colonne, perdon la fede i giudici e l’onestà le donne…”. A questa crudele regola non si sottraggono industriali senza scrupoli come non vi si sottraggono politici senz’anima.
Oggi c’è tutto un gran parlare della ipotizzata soluzione all’inquinamento rappresentata dal GNL, e non possiamo che essere d’accordo con tale possibilità. Molto meno d’accordo si può essere se si propone di piazzare stoccaggi di metano nelle immediate vicinanze del sito industriale meno manutenzionato e più pericoloso d’Europa, quello di Augusta Priolo Melilli.
Il pericolo è già presente nella nostra zona sotto varie forme: aria, terra, acqua eccetera e se è vero, com’è forse vero, che l’inquinamento dell’aria durante la partenza e l’arrivo delle navi” raggiunge un livello decine di volte superiore a quello di fondo presente nelle grandi città”, altrettanto vero è che, dato il sito in questione, imporre agli armatori l’uso di carburanti più puliti può essere una valida soluzione solo se, identificato il GNL quale carburante più pulito, lo stesso non venga collocato ove può facilmente esplodere innescando un cataclisma dall’effetto domino in venti chilometri di serbatoi di idrocarburi e di impianti pericolosissimi che aspettano solo la classica “goccia” che faccia traboccare il vaso.
Disse un saggio che la goccia che fa traboccare il vaso è quasi sempre una lacrima. Orbene: il popolo inquinato di lacrime ne versa già in abbondanza, ma se il vaso traboccasse grazie all’errata scelta di allocare un deposito di gas, con le caratteristiche fisiche che ha, in mezzo all’inferno della “nostra” zona industriale, le lacrime finirebbero perché finirebbe la popolazione.
Se la realizzazione ad Augusta di un deposito costiero small scale (15.000 m3) per la fornitura di GNL a mezzi navali non è un’opinione bensì una decisione assunta, rileviamo che questa decisione non l’ha presa chi sarà sottoposto al rischio ma chi, da una comoda poltrona posta a migliaia di chilometri di distanza, è pronto a intascare i ricavi dell’opera e, eventualmente, a esprimere il più vivo cordoglio per le vite stroncate dall’insana decisione.
E non vi sono soluzioni tecnologiche che tengano! Il GNL, passando dallo stato liquido (come sarebbe mantenuto negli stoccaggi) a quello gassoso (come in caso di perdite anche piccole dai serbatoi o dai collettori per il rifornimento e l’erogazione) incrementa il suo volume di 600 volte, forma una nube densa che viaggia bassissima in aria e che, miscelandosi con l’aria, allorchè raggiunge una concentrazione di circa il 5% diventa esplosiva alla minima fonte di ignizione.
È di immediata acquisizione ciò che accadrebbe se una tale nube sfiorasse le torce del petrolchimico: incendi ed esplosioni a catena e distruzione totale di tutto ciò che sta intorno al petrolchimico. Senza contare i milioni di metri cubi di sostanze velenose e mortali che verrebbero disperse in atmosfera e “somministrate” ai poveri abitanti (e non solo della provincia di Siracusa).
Dal momento che Saipem ha realizzato Liqueflex, ultima sua soluzione tecnologica applicata al gas naturale liquefatto, e che questa soluzione è particolarmente adeguata ad installazioni su impianti galleggianti e offshore, il problema non si pone: si realizzi uno stoccaggio offshore a debita distanza (miglia) dalla costa e saremo tutti felici e contenti.
Si tenti soltanto di piazzare benzina sul fuoco (al che equivarrebbe installare uno stoccaggio, quale quello di cui ci minacciano, nel cuore della zona industriale) e non vi è dubbio che il popolo inquinato protesterà con tutti i mezzi a sua disposizione.
Nel 2005 Melilli fu minacciata di subire l’attacco atomico tramite un rigassificatore da 450 mila metri cubi di GNL. I melillesi si rivoltarono, combatterono e vinsero. Oggi Augusta è sotto lo scacco di Belzebù. Che gli Augustani sappiano difendere la loro pelle e quella dei loro figli. Ne va della vita di tutti.

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