Michele Scirica, siracusano in Libia: “Fiorente il mercato di valuta”

“Qui si vive bene. Ristoranti e bar, mercati e business. Tanto business. Per gli stranieri imprenditori c’è rispetto, poi io sono nato a Tripoli, parlo arabo”

 

La Civetta di Minerva, 20 aprile 2019

Michele Scirica è un siracusano nato a Tripoli. Dopo l’ascesa di Gheddafi assieme a tutti gli italiani fu costretto a tornare in patria. Sposato, due figlie, vive tra Siracusa e Tripoli. Gli abbiamo chiesto – poco prima che il cirenaico Haftar scatenasse la guerra – di raccontarci cosa vuol dire vivere in Libia. Dalle sue risposte si capisce perché tra i migranti giunti in Italia i libici sono stati pochi.

Michele, puoi darci attraverso un aneddoto l’idea di cosa possa significare oggi vivere in Libia?

A luglio dello scorso anno alle quattro del mattino a Sirte arrivarono le truppe dell’Isis. Scoppiò una durissima battaglia contro le truppe di Misurata. Dopo dodici giorni i morti furono quattromila. Con degli escavatori fecero una fossa comune di trecento metri quadrati profonda dieci metri. Le migliaia di corpi sono rimaste a Sirte.

Come vive a Tripoli uno straniero come te?

Devo dire che personalmente vivo bene. V’è per gli stranieri che imprendono una forma particolare di rispetto. Io godo di maggiore facilitazione perché sono nato a Tripoli e parlo perfettamente l’arabo. Sono tornato a casa mia a Tripoli al compimento del mio 40° compleanno. È stata un’emozione grandissima.

In Italia abbiamo un’immagine odiosa della vita in Libia. Violenza e degrado. Dacci una tua considerazione.

Ristoranti e bar, mercati e business. Tanto business. Il mercato di valuta, specie dell’euro, arricchisce tanta gente. Infatti sono veramente pochi i libici che cercano di fuggire verso l’Italia. Vi è enorme differenza rispetto al cambio ufficiale tra euro e dinaro: 100 euro al cambio ufficiale equivalgono a 360 dinari, quando al mercato nero per 100 € ti danno 1100 dinari. Uno stipendio medio è di circa 400/450 dinari al mese. Non si paga la corrente elettrica, l’acqua è gratuita, la benzina costa 15 centesimi di euro al litro, le tasse per gli operatori economici sono pari all’uno per cento, il disoccupato ha diritto a un sussidio di 300 dinari al mese, i giovani single hanno diritto a 150 dinari al mese se disoccupati.

La tua descrizione sembra quella di una nazione che non sia in guerra civile. Perché è tanto diversa dalle immagini che vediamo tutti i giorni?

Io sono un imprenditore del comparto petrolifero. Ho un socio libico, parlo arabo, ho una rete di amicizie che mi consentono di vivere abbastanza tranquillamente. Ovviamente non frequento le aree di battaglia. Certo, sono stato costretto a rientrare come tantissimi operatori economici, ma posso assicurare che per quanto Gheddafi abbia condotto una vera e propria dittatura, vi era molta più sicurezza e ordine rispetto al caos di oggi. A sentire i cittadini libici, fino a quando il popolo non sarà abbastanza maturo, per la Libia sarà necessario un governo autoritario. Troppe divisioni non permettono una reale convivenza. Le tribù sono tanto divise. La Cirenaica e la Tripolitania non potranno vivere in pace senza un governo di ferro.

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