La procedura è gestita su incarico del Tribunale di Siracusa dal portale industrialdiscount.it I dipendenti non credono al fallimento: “Nel 2018 stracciati i fatturati degli anni precedenti”
La Civetta di Minerva, 20 aprile 2019
Futuro molto incerto per il Donnafugata Resort dopo il fallimento della società proprietaria, la Donnafugata Resort srl. La struttura, inaugurata nel 2010, che è stata in esercizio provvisorio fino al 30 novembre dell’anno scorso, è stata messa all’asta dal curatore fallimentare Giovanni Gurrieri: alla prima asta l’unica azienda che ha partecipato è stata poi esclusa per motivi burocratici. Tra qualche giorno si profila un nuovo appuntamento.
In una prima fase è prevista la sola gestione ma il fine ultimo resta quello di vendere l’intera struttura che si trova all’interno di un parco di 240 ettari e può contare su 202 camere e suite, otto sale riunioni per un totale di 900 metri quadrati di spazio dedicato a riunioni ed eventi, un centro benessere e fitness e soprattutto due campi da golf a 18 buche: il Parkland, firmato da Gary Player e immerso tra ulivi e carrubi fino alle pendici di Ragusa, e il Links, progettato da Franco Piras, che si affaccia sul mare e si trova tra due grandi valli con due laghi. Condizioni fissate per il contratto d’affitto biennale: 32mila euro mensili e una fidejussione bancaria di cinque milioni.
I 45 dipendenti (otto a tempo pieno e 37 a tempo parziale verticale), che sono tutti sospesi (non licenziati per il momento) e dunque senza ammortizzatori sociali, hanno chiesto aiuto al sindaco di Ragusa Fabio Cassì affinché intervenga sul giudice delegato, il magistrato Claudio Maggioni, per chiedere garanzie sul futuro occupazionale e soprattutto chiarezza sul fallimento della società. Sono loro, i dipendenti, a sollevare più di un dubbio sul fallimento: affermano infatti che il Resort non ha mai sofferto di crisi e raccontano che per il 2019 erano già state registrate prenotazioni per un milione e 600 mila euro.
«Il 2018 era partito con il botto – raccontano i dipendenti – stracciando i fatturati degli anni precedenti. Non si tratta di crisi economica: quando è stato comunicato il licenziamento, la curatela ha preso possesso dei conti correnti e c’era una liquidità di 1,5 milioni». Perché, dunque, la società Donnafugata Resort srl è fallita? La vicenda merita decisamente un approfondimento.
È tutto spiegato nel ricorso per il fallimento della Donnafugata Resort srl di cui è legale rappresentante l’imprenditore Bruno Petruzzo depositato dalla famiglia Arezzo (Orazio e Maria Felice, eredi di Francesco deceduto nel 2013) al Tribunale di Ragusa nel giugno del 2017: un contenzioso la cui origine va ricercata nel contratto di vendita e affitto degli immobili stipulato a suo tempo tra la famiglia Arezzo e la Donnafugata Resort. Contratto stipulato nel 2004 e modificato due volte (il 28 febbraio e il 21 aprile 2008) che prevedeva, tra l’altro, l’adempimento della Donnafugata Resort a titolo di corrispettivo di una serie di obblighi «di fare» che secondo la famiglia Arezzo (supportata anche da un lodo arbitrale) non sono mai stati rispettati.
Obblighi che riguardavano, tra le altre cose, interventi relativi al complesso Casa Carnala, al campo da golf executive e l’utilizzo dei fabbricati rurali. I fratelli Arezzo sostengono di aver anticipato le spese necessarie per l’esecuzione delle opere (di tutte) per un totale di 30 milioni (iva inclusa). Diversa la stima che viene fatta dalla Corte d’appello di Catania, cui si è rivolto Petruzzo presentando ricorso contro il fallimento (che è stato respinto a dicembre dell’anno scorso): per i giudici etnei il controvalore monetario degli obblighi del fare ammonta a 13 milioni. Una sproporzione rispetto ai bilanci della Donnafugata Resort srl non ritenuti in condizione di garantire alcunché. E dunque destinata al fallimento.
Il fascicolo siracusano per l’asta del Donnalucata Resort è il 103 del 2013, il giudice dell’esecuzione è Chiara Salamone e il delegato è l’avvocato Giuseppe Librizzi. Il 28 marzo dello scorso anno la cifra richiesta era 5.739.999,75 e ci fu un’offerta al ribasso per 4.304.999,81 che venne ritenuta non congrua. Stavolta a gestire il tutto è un portale che è specializzato in questo tipo di vendite. Perché non è facile aggiudicarsi un Quattro Stelle sulle coste della Sicilia, specie quello compreso tra Ragusa e il mare di Scicli. Il prezzo di partenza è di 6.712.447 euro.
La struttura si trova all’interno della riserva naturalistica protetta ‘Oasi della Foce dell’Irminio’ e la vendita, come precisa una nota, riguarda la cessione del ramo d’azienda “avente ad oggetto sociale l’attività alberghiera e ricettiva”. La procedura viene gestita, come detto, su incarico del Tribunale di Siracusa da parte del portale industrialdiscount.it e per presentare le offerte c’è tempo fino all’8 maggio. La struttura comprende 109 camere classic e superiori, ricavate all’interno di un’antica masseria siciliana. Oltre alle stanze l’area comprende anche piscina, campi da tennis, calcetto e beach volley.
La verifica del cronista attraverso i circuiti operativi tipo Booking permette di scoprire che a giugno – dal primo all’otto- è possibile prenotare una camera con letto matrimoniale per due adulti e un bambino a circa 1240 euro. Non c’è disponibilità per aprile e maggio. Significa, evidentemente, che il complesso accoglierà gli ospiti regolarmente. E che l’asta della giudice Salamone avverrà più in avanti.

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