Francesco Nicosia (“L’8 sempre): “Il flash mob per la libertà delle donne”

Intervista al fotoreporter: “Replicando l’evento in tante città, dal nostro sud risaliremo la penisola per risvegliarla”

 

La Civetta di Minerva, 23 marzo 2019

Come vi avevamo annunciato nell’uscita precedente, del 9 marzo, vi parleremo in modo più dettagliato del flash mob fotografico L’otto sempre tenutosi lo scorso 8 marzo a Catania, in occasione delle celebrazioni per la donna, del quale abbiamo in esclusiva le foto. Vi spiegheremo le motivazioni che nutrono l’idea di un evento di questo tipo e lo faremo attraverso un’intervista al fotoreporter Francesco Nicosia, ideatore e regista del flash mob, il quale ha scelto la nostra redazione come ponte di lancio per divulgare le proprie foto.

Francesco Nicosia, da dove nasce l’idea di un flash mob per ricordare la giornata internazionale per la donna?

L’idea nasce dopo aver visitato ai Cantieri Culturali della Zisa di Palermo, ad aprile 2018, la mostra fotografica di Spencer Tunick: famoso per i suoi nudi di massa. Uscito dalla mostra mi è rimasto come un senso di trepidazione, dentro mi era nato qualcosa di nuovo. Anche se non avevo ben chiari i contorni di quella intuizione e il target al quale rivolgere il mio eventuale lavoro, quella è stata la molla che mi ha fatto pensare che il mio obiettivo fosse realizzare un flash mob fotografico. Dopo un po’ e dopo aver escluso, per vari motivi, l’argomento dei migranti ho deciso di realizzare qualcosa a favore della denuncia per i diritti delle donne, e questo anche sulla base di mie personali esperienze vissute al quartiere San Berillo di Catania.

La collaborazione con l’Associazione Shamofficine di Amalia Zampaglione da cosa nasce?

Ho conosciuto Amalia Zampaglione durante una manifestazione del 25 aprile di cinque anni fa, sempre a Catania, e ricordo di averla subito notata tra i dimostranti, a capo del corteo, proprio per il suo atteggiamento combattivo e forte. In quella occasione parlammo del progetto con la sua associazione Shamofficine impegnata sul fronte della tutela e del diritto delle donne. Ho voluto coinvolgere Amalia proprio perché credo fermamente che dietro al lavoro di questa donna e di tutto il corpo dell’associazione viva lo spirito grintoso di coloro che realmente credono in ciò che fanno. Ed è facendo propri certi ideali che si può cambiare il mondo.

Perché hai scelto Catania come prima tappa del tuo flash mob?

Io sono catanese, ho voluto iniziare proprio dalla mia città il racconto di donne vittime di femminicidio. Ricordo con molto dispiacere il caso di Giordana Di Stefano, della quale ho conosciuto la madre, una donna eccezionale. L’altra motivazione legata alla scelta della mia città sta proprio nel fatto di voler portare alla luce la presenza di un movimento femminile, allontanando i luoghi comuni, che crede nel cambiamento. Ed è importante, a mio parere, partire da qui, dal nostro sud e risalire la penisola come per risvegliarla. Un movimento che inizia il suo percorso dal punto più lontano del cuore, che per noi è Roma. Infatti, il nostro obiettivo è un flash mob nella capitale anche perché vogliamo far sentire il nostro dissenso al disegno di legge Pillon determinato a riportare l’Italia e tutti i diritti e le dignitose libertà conquistate a uno stato primitivo e privo di obiettivi.

L’otto sempre è il nome del vostro evento. Qual è il messaggio che volete rimanga nella memoria?

Il messaggio che vogliamo far passare è racchiuso nel nome stesso dell’evento (un’unione fra lettere e numeri), la lotta non deve fermarsi al solo 8 marzo o al 25 novembre, ma deve essere una lotta continua e regolare contro le ingiustizie, le prevaricazioni, le violenze. Il semplice manifestare non basta più, c’è bisogno di un movimento che muova, e scusate il gioco di parole, le coscienze e gli intenti delle donne ma anche degli uomini. Puntiamo al fatto che l’otto sia inteso come lotta continua e costante e non lo facciamo urlando, come spesso si fa nelle manifestazioni, noi lo facciamo attraverso la bellezza dell’arte e della cultura. Vogliamo quell’attenzione pacifica che l’argomento merita.

Una foto può ispirare il vento del cambiamento?

La foto è arte che medita e fa meditare. Perché allora non provarci? Ho ammirato alcuni fotografi il cui scatto ha cambiato la storia e cambiato la sorte di qualche uomo. Ne ricordo due ai quali sono molto legato: Sebastiano Salgado, al quale mi ispiro tantissimo per i miei lavori e Phil Stern. Non so se le mie foto potranno mai cambiare le sorti delle donne, ma la cosa che ci tengo a precisare è che il mio lavoro non sarebbe nulla se non ci fossero state loro. Il mio lavoro, i miei scatti, le mie intuizioni le consegno alle donne. Le rimetto a loro, poiché sono il vero movimento dal quale tutto deve ripartire. E mi auguro vivamente di assistere a un cambiamento reale. Un cambiamento che parta dalle donne e che arrivi agli uomini. Mi auguro che un giorno non sia più necessario lottare per questi che dovrebbero essere diritti imprescindibili. E spero di poterlo testimoniare, fermandolo, attraverso il mio obiettivo.

Perché tutte vestite di nero ed una sola di bianco?

A Catania abbiamo voluto rappresentare un cerchio fatto di donne vestite di nero, chiuse in un grande abbraccio come fossero petali di un fiore. Al centro, una donna vestita di bianco a rappresentare il risveglio, il coraggio di parlare, la presa di coscienza. La foto non è mai statica, poiché dentro vi è la vita. Per il prossimo flash mob il tema sarà la fermezza e il coraggio, ho già in mente lo scatto. E immagino già il risultato. Vi posso solo anticipare che sarà protagonista la nostra Sicilia.

Da dove deriva la scelta di una foto in bianco e nero?

La scelta del bianco e nero non è casuale. La mancanza di colore ci farà concentrare sul significato dell’immagine stessa. Quello che vorrei arrivasse agli altri, attraverso i miei scatti, è la percezione delle forme e delle strutture di quella foto, dando la possibilità a chi guarda di leggere l’immagine, così come lo si fa con un libro. Perché vorrei che a raccontare le forme e i dettagli di quella foto fossero proprio le sfumature di nero e di grigio, capaci oltremodo di condurci dentro a un mondo che non ci appartiene. Si riesce, così, a cogliere un movimento ben più ampio della storia, di ciò che stai osservando ed empaticamente vivendo attraverso essa, mentre il colore distrae, riempie e mette in mostra la realtà così com’è.

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