Lo sfogo di Costanza Castello nei confronti del presidente Alì: “Non mi hanno permesso di fare nulla”. Insomma, per dirla con Achille Togliani: c’eravamo tanto amati per un mese o forse più, c’eravamo poi lasciati… Come pioveva, come pioveva
La Civetta di Minerva, 23 marzo 2019
Nostradamus per il 2019 ha fatto una serie di previsioni, o almeno così pare. Non proprio grandi feste: si va infatti dalla guerra nucleare alle inondazioni di massa, e per finire in bellezza allo scioglimento totale dei ghiacciai. Sulla sorte del Siracusa calcio, dai primi controlli effettuati, pare non si sia espresso…
Nessuno si strapperà i capelli quindi, se a fine stagione, il presidente Giovanni Alì prendesse baracca e burattini ed emigrasse in direzione Riviera dei Ciclopi. Perché di questo si parla insistentemente in tutti gli ambienti sportivi aretusei, per cominciare dai bar e finire nei social, e cioè che alla fine di questa tormentata, balorda e tribolata stagione agonistica il nostro massimo dirigente, adranita di nascita, sfiduciato forse da una malaugurata e presumibile – a questo punto – retrocessione nei dilettanti, torni sui suoi passi per raggiungere Agatino Chiavaro, dirigente azzurro fino a Natale, che pare sia stato mandato in avanscoperta proprio ad Acireale.
In questi giorni hanno fatto molto rumore le ennesime dimissioni stagionali che quest’anno hanno fatto strage di dirigenti. Di recente è stato il turno della vice presidentessa Costanza Castello che ha dichiarato senza mezzi termini che il suo progetto non era in sintonia con quello dei massimi vertici azzurri. E cioè – in soldoni – che non le hanno permesso di fare quello per il quale era stata chiamata alla causa azzurra. Ecco, in sintesi, alcuni stralci delle sue dichiarazioni apparse sui social: “Tanto per chiarire e poi non ne voglio parlare più, perché sono stufa! Quando nacque questa storia del Siracusa, pensavo di non capirne di calcio e lo dichiarai pure, poi ho rivalutato moltissimo le mie competenze calcistiche dato che c’è tanta gente che ne capisce meno di me e dice invece di capirne.» Bingo! Come partenza non c’è male. Per poi continuare «Detto questo, il mio ruolo iniziale doveva essere quello di avvicinare la nostra città al Siracusa calcio, ruolo, permettetemi, parecchio complicato se continuamente vengono fatte o dichiarate cose che destabilizzano l’ambiente. La storia degli sponsor è nata per mia volontà e poi pare essere diventato l’unico argomento di discussione, come se Siracusa, cioè quella città che dovevo rappresentare all’interno della società, servisse solo a mettere soldi per far divertire l’amico dell’amico che a Siracusa tutti amano. Con il mio apporto, ho fatto firmare contratti per più di 30.000 euro, più un contratto sulla gestione di pubblicità, in possesso del Siracusa Calcio srl. In più avevo un precontratto per altri 50.000 euro per lo sponsor di maglia, che non è poco considerando la classifica e che sarebbe stato sulla maglia solo per otto partite di campionato. Sponsor che fattura 300.000.000 euro l’anno e sponsorizza la moto Gp e altre squadre di calcio e desiderava cominciare una collaborazione anche con noi, programmando la prossima stagione con una sponsorizzazione ben più importante, perché innamorato del progetto che gli avevo prospettato, e cioè quello di una squadra e una società che un passettino alla volta sarebbe stata bella come “un’Atalanta del sud “».
Tutto molto bello, signora Costanzo, ma che è successo poi per spingerla all’insano gesto delle dimissioni? “Il problema è cominciato dai giri di valzer degli allenatori, gli esoneri, il mercato a buon mercato, i film horror da “A volte ritornano”, cioè la mancanza di quelle premesse che ci avrebbero consentito di farci prestare giocatori da società di serie superiori attraverso contatti consolidati da anni e legati comunque alla mia persona e al mio team. Certamente, se una squadra ti affida un giocatore in prestito vuole sapere chi si occuperà del suo uomo, in che ambiente verrà e che tipo di trattamento avrà. Oltre a tutto questo avevamo già pronti dei contratti che stabilivano che una parte del pagamento sarebbe avvenuta alla firma del contratto e una parte successivamente, che però non sono arrivata a contrattualizzare – e direi per fortuna a questo punto – dato che mi si dice che ho portato solo un camion di detersivi! Certamente però gli sponsor, per impegnarsi oggi con un minimo (poiché io sono arrivata a stagione inoltrata, quindi non avevano in programma di investire queste somme) e poi programmare investimenti più importanti per il futuro, vogliono almeno capire in che direzione si va e soprattutto se chi ti rappresenta, in questo caso io, è almeno a conoscenza delle decisioni che vengono prese, oppure le subisce e basta, e magari le apprende poi dai giornali. E credo che nessuno troverebbe persone che si accontentano di mettere dei capitali e basta, senza avere almeno un minimo di considerazione, anche solo formale.
“Ovviamente tutto ciò è dimostrabile con contratti in possesso del Siracusa Calcio e le copie in mio possesso. Ripeto tutto questo non ero tenuta a farlo ma lo facevo comunque. E quindi non so a cosa si riferisce il massimo esponente azzurro quando dice, parlando di me, che l’apporto alla causa non ha dato i risultati auspicati. Altro non mi è mai stato consentito di fare, non potevo essere inserita neanche nella chat della comunicazione e marketing… Ma perché? Gelosia? Invidia? Io questo non lo so ma di certo nulla di tutto ciò è normale. Nessuno era autorizzato a comunicarmi nulla di ciò che avveniva all’interno della società. Per non parlare di continui e quotidiani dispetti e cattiverie gratuite e altre situazioni assurde che per amore del Siracusa non ho neanche mai tirato in ballo e sono andata avanti. E un’ultima cosa la vorrei dire: smettetela, cari dirigenti del Siracusa, di chiamare e contattare i miei amici che hanno fatto da sponsor per proporre altre sponsorizzazioni, perché non ci fate bella figura e comunque riceverete sempre dei sonori no, dato che erano lì solo perché credevano nel mio progetto. E concludo con una citazione nobile, l’esimio Totò diceva Signori si nasce, ma qui secondo me calzerebbe meglio il personaggio del Marchese del grillo!”
Boom! Ecco dunque la bordata che l’ex vice presidente ha sparato senza usare peli sulla lingua verso la sua ormai ex società. E siccome, come recita un vecchio proverbio popolare conosciuto dalle nostre parti, u cani muzzica sempre u strazzatu, a questo poi si sono aggiunte le polemiche per l’ennesimo ritardo nel versamento degli emolumenti alla Lega Calcio che ci vedrà presto penalizzati di almeno altri due punti nella già deficitaria classifica. E i conti sono bell’e fatti. Lo sport è una miniera di emozioni, di destini, di coincidenze. Anche di scuole, a volte. Il fuoco che lo alimenta si ciba anche di consapevolezza, cinismo, compattezza, fame, spensieratezza e – perché no – anche di fortuna. Tutti elementi che sembrano latitare nel nostro caso specifico. A Siracusa l’unica certezza è che ci sono a questo punto del campionato, che si prepara al rush finale, almeno una decina di squadre che non hanno paura del Siracusa, ma che fanno paura al Siracusa. Cambia solo una lettera, ma fa una gran differenza!

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