Conversazione con il biblista don Alberto Maggi sul Vangelo di Marco, in ispecie gli ultimi versetti del capitolo 16
La Civetta di Minerva, 9 febbraio 2019
Frate Alberto, l’evangelista Marco conclude il suo vangelo al capitolo 16 con l’annuncio del Cristo risorto e il mandato alle donne che però non dissero nulla a nessuno. Che significa tutto ciò?
Fu questo un finale che suscitò scandalo nella chiesa primitiva e ancora oggi per cui, nella prima metà del II secolo, vennero aggiunte due diverse finali. Questa che si legge è quella considerata canonica.
Alcuni teologi come Fernando Belo hanno scritto libri su queste ultime frasi del vangelo di Marco parlando di una finale in cui non si parla direttamente della resurrezione di Gesù.
Andiamo a vedere il contesto: Gesù risorto si manifesta agli Undici, e li rimprovera.
Perché?
Per essere stati increduli, li chiama “duri di cuore” per non aver creduto alla sua resurrezione. Sono tutti i discepoli che al momento della cattura sono fuggiti, tutti lo hanno abbandonato e addirittura Pietro lo ha rinnegato. Ebbene Gesù a questi discepoli indubbiamente immaturi, che ancora non avevano compreso il suo messaggio, incapaci di seguirlo, Gesù proprio a questi discepoli dà un mandato universale. Come dirà poi San Paolo in una delle sue lettere “Abbiamo un tesoro in vasi da due soldi”.
Quindi la ricchezza della buona notizia è stata data a uomini imperfetti?
Già, è questa la bellezza dell’annuncio di Gesù: l’essere sempre con i rinnegati, gli ultimi della società.
Come sempre la buona notizia Gesù non la porta a superuomini?
Infatti, chi è inferiore, ultimo, gente umile che vive con le proprie debolezze, le proprie fragilità, solo questi possono portare un messaggio di straordinaria bellezza. Si legge al capitolo 16, versetto 15, che Gesù disse loro: “andate in tutto il mondo”. Il messaggio di Gesù non è limitato a una nazione, ma è universale, non devono aspettare, ma devono loro andare incontro. Gesù li aveva chiamati per essere pescatori di uomini e quindi devono andare a pescare, a tirare fuori le persone da ciò che gli dà la morte, e proclamare il vangelo, la buona notizia.
Ma qual è la buona notizia? È quella che tutti devono seguire ciò che la chiesa dispone?
È l’amore di Dio che raggiunge ogni creatura, non c’è nessuno al mondo che possa sentirsi escluso da questo amore, perché è universale. Proclamate la buona notizia, il vangelo ad ogni creatura. E poi gli effetti sono: chi crederà, cioè chi avrà dato adesione a questo progetto d’amore e sarà battezzato, a quei tempi il battesimo era segno della conversione, di un radicale cambiamento di vita, quindi chi accoglierà questa buona notizia cambierà vita.
Cosa significa cambiare vita?
Semplicemente che non si vive più per sé, ma per gli altri. Lui sarà salvato. Ma chi non crederà…
Cioè chi rifiuta questo progetto di Dio sarà condannato?
No! Non è condannato da Dio, Dio non condanna mai nessuno, invece è la persona che si autoinfligge la propria condanna perché rifiuta il progetto di pienezza di vita. E questi saranno i segni, e Gesù elenca cinque segni, che accompagneranno quelli che credono. Non sono i segni per i discepoli che vanno ad annunziare questo messaggio, ma per tutti quelli che credono. Sono segni nei quali chi riceve il male comunica il bene, chi riceve morte trasmette vita. In particolare scacciare i demoni significa liberare le persone da ideologie funeste, che impediscono l’accoglienza del messaggio di Gesù. E l’ultimo: imporranno le mani ai malati e questi, l’autore di questo brano non usa il verbo guarire, ma avranno bene. Non è che garantisce la guarigione dei malati, ma che stanno bene. Quindi andare ai malati che nella loro malattia vengono accolti con un senso di dare significato a quello che stanno vivendo, di sollevare le ansie, le sofferenze.
Quindi l’imposizione delle mani è solo per far star bene le persone?
Certo, possibilmente guarirle, ma anche nella loro malattia. Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo.
Ecco, una situazione che non capisco: Gesù, persona libera e concreta, che fa il prodigio di volare su?
Per comprendere questa espressione dell’autore bisogna richiamarsi alla concezione del mondo, alla cosmologia del tempo. Dio stava in alto nei cieli, gli uomini in basso, per cui tutto quello che proveniva da Dio si diceva che scendeva e tutto quello che andava verso Dio saliva. Ecco il significato di quello che l’evangelista ci vuol dire. Il Signore Gesù dopo aver parlato con loro fu elevato in cielo, il cielo significa la dimora divina, la condizione divina, e sedette alla destra di Dio. Gesù già l’aveva detto che avrebbero visto il figlio dell’uomo seduto alla destra della potenza, il richiamo è al Salmo 110. Sedere alla destra di Dio significa avere la sua stessa condizione divina. È un rimprovero che l’autore fa agli autori dell’assassinio di Gesù. Quell’uomo che voi avete condannato come bestemmiatore e l’avete crocifisso in realtà aveva la condizione divina. Ma questa ascensione di Gesù non è una separazione dagli uomini, non si allontana Cristo dagli uomini, ma significa che Gesù, nella pienezza della condizione divina, collabora all’attività dei suoi come ora si legge: Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro. Ecco, asceso al cielo, ma agisce insieme con loro.
Quindi l’ascensione non separa Gesù dagli uomini e dai suoi?
Infatti, li rende ancora più vicini con una forza ancora più grande. E confermava la parola.
Qual è la parola?
La buona notizia che Gesù ha chiesto di andare in tutto il mondo a proclamare il vangelo non è la proclamazione di un testo, ma far fare esperienza di vita. Quindi confermava questa trasmissione di esperienza di vita con i segni che l’accompagnavano. Gesù rafforza con la sua presenza, con la sua potenza d’amore tutti coloro che annunciano un messaggio di vita.

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