Da spalla di Pazienza, Raciti approda ad allenare il Siracusa

Non ci sono più i tecnici di una volta ma… il nuovo mister ha la grinta e il coraggio che servono a questa squadra

 

La Civetta di Minerva, 9 febbraio 2019

Chi segue il calcio da molti anni, ricorderà i tecnici pane e salame di una volta. Nel senso che non esistevano di certo gli staff di 8/10 persone che vediamo adesso, includenti il visionatore, il team motivator, lo specialista delle palle inattive, quello delle palle attive, il nutrizionista eccetera. Uomini con l’aspetto più da Top Manager, più simili a banchieri che a uomini di campo. Con tanto di Master of Comunication e altre diavolerie simili. Chi si ricorda di quei belli allenatori col colbacco (in stile Gustavo Giagnoni, ex tecnico di serie A degli anni ’70, che ha allenato – tra le altre squadre – pure il Palermo), o del mitico paron Nereo Rocco, vincente allenatore del Milan dei primi anni settanta? L’unico integratore che avrebbero dato ai loro ragazzi, a parte un bel calcio nel sedere, era appunto il pane e il salame!

Per riportare il tutto alla nostra realtà odierna, volevo incentrare il mio Caffè col Siracusa, parlando del nostro mister attuale, il ruspante catanese Ezio Raciti. Chiamato alla corte del presidente Giovanni Alì, a cui lo lega un sincero rapporto di amicizia, era approdato quest’estate al Siracusa soltanto come spalla ufficiale del tecnico Giuseppe Pagana, che non aveva ancora conseguito il patentino per potersi regolarmente accomodare nella panchina di una squadra di calcio professionistica.

Tramontata dopo pochi mesi l’avventura di Pagana, gli fu dato l’ingrato compito di traghettare per una sola partita la squadra in attesa dell’arrivo del nuovo tecnico, Michele Pazienza, più giovane e più figo di lui. Ma anche stavolta il progetto del mister Pazienza purtroppo non tarda a naufragare. Che ci avrà avuto anche il phisique du role e uno staff di cinque supervisori vari ed eventuali, ma non ha retto l’urto di una situazione che era già partita in salita, mancando forse della necessaria esperienza per tirare fuori l’ambiente da quel clima funesto che si andava sedimentando. E anche stavolta, la patata bollente ritorna al nostro Raciti, che di esperienza – soprattutto nei campi minori e polverosi – ne ha sicuramente da vendere, e che fino ad allora nell’unica partita che lo aveva visto come unico responsabile dell’area tecnica, aveva quanto meno portato i suoi ragazzi a mordere il campo e a far sentire il fiato sul collo agli avversari. Perché tutto si può dire del mister Raciti, che magari non sta bene con l’abito griffato, che sicuramente non ha il fisico da modello, però in campo si fa sentire, eccome!

Ezio Raciti, allenatore in passato della Pistunina, Taormina, Acireale – fra le altre esperienze vanta anche quella di allenatore della Primavera del Catania – riceve quindi ufficialmente e definitivamente (si spera) l’incarico di allenatore in prima del nostro Siracusa. Ma quel che conta è che Ezio Raciti ci piace. E piace pure alla piazza. È un uomo che ci mette la faccia, un uomo tutto d’un pezzo. A modo suo. “My Way”, come cantava Frank Sinatra. E al giorno d’oggi non è da tutti avere un carattere definito. Essere uno spartito riconoscibile. Raciti lo è già a prima vista, a partire da una faccia non qualunque e da un vocione che si impone. Dalla tribuna sono ormai celebri le sue manone che si allargano a volo d’angelo quando cerca di richiamare in modo primitivo e senza tanti fronzoli l’attenzione dell’arbitro, quando ritiene che la sua squadra stia subendo un torto. Lo sguardo confessa la passione che lo divora.

Uno di quegli uomini che non si rifugiano nella risposta comoda. Quella da sei politico, come spesso usavano fare i suoi più illustri predecessori quando non sapevano più che pesci pigliare. Se gli fai una domanda, qualunque domanda, lui s’impegna a rispondere. Senza peli sulla lingua. Un uomo vero, verace, sanguigno. Uno così lo si rispetta prima di chiedersi se diventerà o no un grande allenatore. Lui si limita a mettere in campo la squadra secondo le caratteristiche elementari dei suoi uomini, senza cercare soluzioni cervellotiche che portano il più delle volte, alla fine, a uno stato di confusione totale la mente di quei giocatori giovani che ancora devono trovare una loro precisa identità. Raciti è un tecnico che dà del tu ai giocatori, che li protegge come fossero suoi figli, che dice pane al pane e vino al vino. Del resto, tutti quanti ormai non vedono l’ora che passi in fretta questa sciagurata stagione, con l’unico intento di conservare la categoria pensando il prima possibile a pianificare al meglio la prossima, sperando di non bruciare nuovamente l’intero girone d’andata com’è avvenuto quest’anno. E chi meglio di Raciti, uomo di campo, potrebbe prendere a braccetto i suoi ragazzi mettendo le sue spalle larghe a disposizione per prevenire e ripararsi dalla buriana di un campionato che tra squalifiche, sospetti di combine e radiazioni di società, sta offrendo quanto più di marcio e di malato contiene il nostro calcio?

E se fosse proprio il tornare a quei bei tecnici pane e salame dal bel faccione tondo e rubicondo la ricetta giusta per ritrovare il gusto puro e semplice del gioco del calcio che addolciva le nostre domeniche pomeriggio? Perché no. E se così fosse, il problema allenatore noi lo avremmo risolto, e non solo per questa stagione, ma chissà per quanti altri anni. Perché solo chi ha coraggio alla fine la spunta, nel calcio come nella vita, e il nostro di coraggio ne ha da vendere. E ce lo ha dimostrato a più riprese. Perché il suo calcio è così, semplice, ruspante e coraggioso. E allora in bocca al lupo, Mister!

 

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