Dissesto Augusta, altra proroga per liquidare i creditori

“Pervengono ancora nuove istanze ma non si è provveduto al trasferimento del fondo di cassa iniziale…”

 

La Civetta di Minerva, 8 dicembre 2018

Giorni fa, passeggiando lungo il corso principale ho incontrato un amico, immigrato dal nord Italia, che tra il serio e il faceto ironizzava su come il Comune di Augusta sia diventato, oramai, un ente privo di prestigio ed autorevolezza, inutile, al più uno stipendificio.

A sostegno di questa canzonatura indicava la vicenda dello scioglimento del consiglio comunale per presunte infiltrazioni mafiose le cui motivazioni di supporto sembrano sempre più costruite a tavolino (fatto possibile solo in una comunità priva di orgoglio) su cui sembra caduto l’oblio, la vicenda del dissesto finanziario che, strombazzato ai quattro venti per un presunto importo di 102 milioni, si sia poi assottigliato sempre più fino a dissolversi in cifre “normali”, paragonabili a quelli di tantissimi comuni delle stesse dimensioni del meridione e del nord Italia, nonchè alla insussistenza dell’azione politico/amministrativa, finalizzata, appunto, a garantire uno stipendio ad improbabili amministratori che trovano nella lentezza atavica degli uffici, nell’inconsistenza dell’azione politica e nella autolimitata capacità di spesa, la giustificazione della loro inefficienza.

Sorridendo, ad ulteriore sostegno alle sue punzecchiature, mi riferiva di un nuovo fatto che, in un paese normale, avrebbe almeno prodotto sussurri e grida e che invece nella città passa sotto silenzio, ovvero l’ulteriore proroga di un anno richiesta dalla commissione straordinaria di liquidazione per chiudere la vicenda del dissesto e liquidare i creditori.

Pur a malincuore ho dovuto ammettere che molte osservazioni trovano un solido fondamentale riscontro nei fatti; pur non di meno mi sono fatto scrupolo di approfondire la sua osservazione sull’operato della commissione straordinaria di liquidazione nominata dal Ministero dell’Interno in seguito alla dichiarazione di dissesto, visto che sul resto, purtroppo, c’è poco da approfondire.

Così, con grande fatica (visto che la commissione, sul sito del Comune, pubblica le sue decisioni indicandone i numeri e senza specificarne l’oggetto, tanto che per conoscerne le decisioni bisognerebbe aprire tutti i documenti con dispendio di tempo ed energie degne di miglior causa), ho appreso dalla delibera n°212 del 20/12/2017 che la commissione aveva richiesto una prima proroga ai 24 mesi previsti dalla legge (la commissione si è insediata il 31/12/2015, n.d,r.) di un anno perché come è scritto in delibera: le istanze di ammissione sono risultate particolarmente numerose e complesse ricomprendendo in numerosi casi ulteriori “sub istanze” riconducibili al medesimo creditore; l’istruttoria di tali istanze è in corso di svolgimento nonostante siano state già esitate su un totale complessivo di n. 439 istanze pervenute …(di cui ad oggi ) ..198 istanze evase;CONSIDERATO che tale attività istruttoria si è rivelata particolarmente laboriosa a causa di difficoltà organizzative impreviste in capo agli uffici posto dall’A.C. a supporto dell’OSL nonché a difficoltà di reperimento di documenti amministrativi-contabili che hanno più volte imposto una integrazione dell’istruttoria medesima di questo OSL cosicché (visto che) risultano n. 241 pratiche da evadere; che continuano a pervenire ulteriori istanze di insinuazione alla massa passiva; che l’accertamento della massa attiva è in corso di definizione e che l’A.C. non ha ancora provveduto al trasferimento del fondo di cassa iniziale…”.

Evidentemente si saranno manifestate difficoltà (anche se non meglio specificate) per portare a compimento una operazione che la norma prevede sia svolta in 24 mesi. Dalle motivazioni esposte a dicembre 2017 ci si aspetta che qualcuno intervenga: che si striglino gli uffici inadempienti, si determinino procedure e verifiche più stringenti, si tirino le orecchie agli amministratori, insomma si faccia quanto è necessario per far sì che la norma dei 24 mesi, una volta violata per circostanze “eccezionali” non trovi un altro vulnus e si torni ad una amministrazione del bilancio comunale più vicino alla normalità; invece il 12 novembre scorso, con delibera 248, la stessa commissione richiede una ulteriore proroga di 12 mesi perché, come si puntualizza: “sono ancora in fase istruttoria svariate istanze di ammissione particolarmente complesse ricomprendendo in numerosi casi numerosi ulteriori “sub istanze” riconducibili al medesimo creditore; (che) l’istruttoria di tali istanze è in corso di svolgimento nonostante siano state già esitate su un totale complessivo di n. 443 istanze pervenute…(di cui) n. 313 istanze evase ..,.. e n. 130 istanze da evadere (da verificare o in corso di istruttoria); CONSIDERATO che tale attività istruttoria si è rivelata particolarmente laboriosa a causa di difficoltà organizzative impreviste in capo agli uffici posti dall’A.C. a supporto dell’OSL nonché a difficoltà di reperimento di documenti amministrativi-contabili che hanno più volte imposto una integrazione dell’istruttoria medesima di questo OSL; Che tra il 30 e 31 ottobre 2018 il furto perpetrato da ignoti nella sede del Comune di Augusta ha comportato la sottrazione di hardware e software anche presso gli uffici posti a diretta collaborazione dell’OSL contenenti dati e informazioni rilevanti per l’attività dell’OSL medesimo, comportando un’inevitabile rallentamento dell’operatività della gestione liquidatoria (il che rende particolarmente inquietante il sospetto avanzato dalla sindaca sulla stampa locale sulla finalità della sottrazione subita dal comune ad opera di ignoti, n.d.r.); Che sono pervenute nel corso del 2018 e continuano a pervenire ulteriori istanze di insinuazione alla massa passiva; che l’A.C. non ha ancora provveduto al trasferimento del fondo di cassa iniziale….”

La delibera conclude con la volontà di “Compulsare i responsabili dei vari settori e i referenti alla definizione dell’istruttoria delle istanze eli di rispettiva competenza pervenute ovvero delle pratiche attivate in seguito a procedure d’ufficio, alla verifica delle poste attive e all’effettuazione di ogni adempimento correlato al conseguimento delle finalità di cui al richiamato c.6 dell’ art. 256 del TUEL”. Espressione scritta anche nella delibera di un anno fa e che evidentemente non ha avuto particolari effetti.

Al di là di alcune curiosità, come il ripetere pedissequamente le motivazioni già espresse a supporto della prima proroga e vedendo i numeri espressi, ci si rende conto che le pratiche inizialmente pervenute erano 439 al 2017 lievitate a 443 nel 2018 e che nei due anni precedenti sono state evase 198 pratiche (ovvero, in media, circa una ogni 3,6 giorni) nel 2017 in seguito alla proroga, dopo il “cazziatone” sono state evase 115 pratiche ovvero sempre circa una ogni 2,8 giorni e che per le 130 rimaste, considerando anche i procedimenti di chiusura, saranno necessari altri 365 giorni. Tenuto conto che la presenza in loco dei tre commissari sembrerebbe di una, due volte la settimana e che per supportare il proprio lavoro sono stati nominati due consulenti, poi da marzo ridotti a uno, e che sia a loro disposizione una pattuglia di dipendenti da loro “governati”, non si può dire che abbiano fatto un lavoro eccessivamente pesante, senza entrare nel merito della qualità per la quale sarebbe necessario una approfondita analisi che non ci compete.

Quello che colpisce sono le sollecitazioni all’amministrazione e agli uffici che per ben due volte si sia ritenuto necessario “Compulsare i responsabili dei vari settori e i referenti alla definizione dell’istruttoria delle istanze..”e “l’A.C. (che) non ha ancora provveduto al trasferimento del fondo di cassa iniziale…”, c’è da chiedersi se esiste un livello di responsabilità per queste lagnanze e se mai sia intervenuto alcuno anche perché se “sono pervenute nel corso del 2018 e continuano a pervenire ulteriori istanze di insinuazione alla massa passiva” sembra che questa giostra non possa finire mai.

Magari la prefettura potrebbe sollecitare chi sollecita ad essere più presente per uscire da questa storia infinita, oppure segnali al legislatore che nel definire all’art.256 in 24 mesi i tempi necessari ad adempiere al compito previsto, che hanno sbagliato e che questi tempi magari andranno bene per il nord ma da noi ne servono almeno il doppio; così dopo avere ipotizzato la nascita di una scuola su base regionale si faccia un regolamento degli enti locali differenziato tra nord e sud pervenendo finalmente ad una separazione consensuale del nostro paese in tre o più parti alla faccia di Mazzini e successivi sognatori di una Italia unica ed indivisibile.

 

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