Dopo l’allontanamento di Pagana e il riassetto direttivo, i giocatori hanno risfoderato gli artigli
La Civetta di Minerva, novembre 2018
Chi di voi possiede il coraggio e l’ardore di seguire con passione e partecipazione emotiva le vicende calcistiche e l’ars pedatoria degli atleti che indossano la maglia azzurra, con l’effigie del leone ruggente all’altezza del cuore o – più semplicemente – si informa dei risultati del Siracusa calcio, sarà certamente d’accordo con noi che volente o nolente non v’è mai pace nella società di piazza Leone Cuella. Perché la scorsa estate, dopo che le tribolate vicende della famiglia Cutrufo, cioè della vecchia proprietà, si erano finalmente concluse con la cessione dell’intero pacchetto azionario all’imprenditore Giovanni Alì, adranita di origine ma proprietario del Troina calcio, sembrava che la nostra odissea di tifosi perennemente inquieti si fosse finalmente conclusa nel miglior modo possibile. Anche perché i nuovi dirigenti avevano più volte voluto sottolineare che sarebbero state saldate tutte le pendenze amministrative con la Lega calcio e sarebbero stati rimessi a posto tutti quei buchi nel bilancio che i Cutrufo avevano lasciato sulla loro strada. Questo per rassicurare il tifoso aretuseo e cercare così d’invogliarlo a tornare allo stadio e a pensare solo ad incitare i propri beniamini senza temere altri problemi di natura diversa.
Ma potevamo noi, fieri discendenti delle tragedie greche e dei loro antichi interpreti, sperare di poter andare allo stadio così, solamente per vivere serenamente la nostra centenaria storia sportiva? Certo che no! Che discorsi! E infatti così non è stato.
Intanto la nuova dirigenza, forse mal consigliata dal loro giovane allenatore, quel Giuseppe Pagana che non possiede ancora neanche il patentino di tecnico per il calcio professionistico, si è voluta totalmente distaccare dal vecchio progetto eliminando uno per uno tutti gli elementi che componevano il vecchio gruppo di lavoro. E non ci riferiamo solo al parco giocatori, ma anche a tutte quelle figure che in seno alla società avevano comunque svolto egregiamente il loro lavoro. Passaggio che non ha di certo favorito l’impatto con la nuova realtà, che si è vista un po’ come destituita dello zoccolo duro della società. E sommato ai malumori cronici dei siracusani, quest’atteggiamento è parso quanto meno indelicato. E non magari nel contenuto (perché si sa che ogni imprenditore è libero di avvalersi dei propri collaboratori di fiducia), ma almeno nella forma.
L’operazione si sarebbe potuta compiere infatti in maniera più professionale e coi tempi giusti. Ma tant’è. Il peggio doveva ancora venire. Perché se si poteva perdonare la loro giusta o presunta convinzione che un blocco umano che veniva dalla serie inferiore sarebbe riuscito ad essere competitivo anche in una categoria di certo più impegnativa e in un contesto ambientale a dir poco problematico (soprattutto se non si lascia almeno un paio di giocatori esperti a far da chioccia per quelli più giovani), la piazza non è riuscita però a mandar giù che lo sponsor che portavano sulle maglie i giocatori era quello che rappresentava una società catanese, con tanto di effigie dell’Etna stilizzata e – udite udite – scritto addirittura con dei caratteri rossoazzurri. E cioè i colori sociali del Catania calcio che comparivano in bella mostra sulle nostre maglie azzurre.
Apriti cielo! Ora, a prescindere dall’importanza relativa che un tale sfregio rappresenti invece nella realtà di persone non malate di calcio (anche se ci permettiamo di osservare che comunque l’identità territoriale e il senso di appartenenza ai tifosi lo si deve sempre rispettare, perché il vessillo per la gente di curva rappresenta un totem inviolabile ed ha un valore sacro. Non pensiamo che a parti invertite la tifoseria catanese avrebbe accettato di buon grado di vedere la ninfa Aretusa o il Teatro Greco spiccare dalle maglie dei loro beniamini; l’avrebbero sicuramente inteso come una sorta di provocazione gratuita), riteniamo che quanto meno i dirigenti si sarebbero comunque dovuti informare sulle conseguenze che avrebbe portato il rivoluzionare tutte le dinamiche del tifo nella nuova realtà. Loro asserivano a ragione che se nessuna impresa locale era stata disposta ad investire sulla squadra di calcio, avrebbero dovuto comunque ringraziare che si era trovata un’azienda che stava sborsando dei capitali per sposare il progetto Siracusa.
Ma si sa che con le ragioni del cuore spesso la logica ci fa a cazzotti. E poi, dulcis in fundo, la Lega calcio ha tolto un altro punto dalla classifica degli aretusei per il ritardo di un giorno nei pagamenti della fidejussione, adempimento che spettava ancora alla vecchia proprietà. Già nei profili social eravamo stati pesantemente contestati per aver dalle nostre righe lo scorso anno fatto notare tutte le falle e le magagne che i Cutrufo stavano compiendo ai danni della piazza. E i fatti hanno poi invece dimostrato che in fondo non ci stavamo discostando molto dalla verità. I nodi sono dunque venuti al pettine.
In più, la squadra ha cominciato a collezionare in campo una sconfitta dietro l’altra, tanto che i semplici malumori dell’ambiente si sono presto trasformati in un clima molto poco amichevole verso giocatori, allenatori, dirigenti e staff tutto. Non si era cioè iniziato col piede giusto, quando sarebbe forse bastato ascoltare i consigli di quel Direttore sportivo, tal Antonello Laneri, ennese di origine ma siracusano d’adozione, che si era sempre distinto negli anni scorsi per essere sempre riuscito, pur col budget molto ridotto, a metter su delle squadre rispettabili che comunque sul campo erano sempre riuscite a centrare i playoff. E quindi era risaputo che aveva un fiuto particolare e una marcia in più per districarsi in quella giungla che è il calciomercato. E invece era stato inizialmente relegato nel ruolo meno operativo di Direttore generale.
Insomma, per i tifosi era veramente troppo. Non si sopportava più la presunzione e l’arroganza (a loro dire) dei nuovi dirigenti che si ostinavano a riproporre in tutto e per tutto quel modello Troina che a quanto pare in serie C non funziona. Ma per fortuna (o forse per poter avere vita più facile), il presidente Alì ha fatto marcia indietro riconoscendo i propri errori, e ha dapprima eliminato lo sponsor tanto contestato e poi ha convinto il mister Pagana a rassegnare dimissioni. E la squadra come per magia è finalmente diventata … una squadra! Tutto un altro spirito hanno messo in campo gli uomini di mister Raciti prima, e di Michele Pazienza poi, evidenziando che molto probabilmente i ragazzi giovani stavano naufragando nelle indecisioni del loro poco scafato allenatore che aveva completamente perso il bandolo della matassa e i ragazzi stavano affondando insieme a lui. Perché non so se Giuseppe Pagana col tempo diventerà un bravo tecnico, ma Siracusa non era di certo l’ambiente giusto che poteva aspettare pazientemente la sua crescita professionale.
E un plauso va alla società che questo concetto lo ha capito per tempo ed è corsa ai ripari. Perché tutto possiamo dire ai nuovi dirigenti, ma non possiamo non riconoscere che la piazza adesso è stata ascoltata in todo. Prima facendo togliere lo sponsor “incriminato” dalle maglie, poi ridando le responsabilità del mercato ad Antonello Laneri, e infine facendo capire a Peppe Pagana che non tirava aria buona per lui. E adesso noi tifosi non abbiamo più scuse. Loro hanno dimostrato d’aver capito di essere caduti nel peccato di presunzione questa estate, e noi tifosi adesso non dobbiamo più lesinare il nostro completo e assoluto sostegno ai ragazzi, che anche nel recupero di mercoledì sera, con un’altra atmosfera, hanno tirato fuori gli artigli sfoderando al Cibali contro i più quotati cugini etnei, candidati numero uno alla promozione diretta, una prestazione maiuscola, tutta cuore e battaglia, da veri leoni.
L’allenatore li ha schierati in campo con un “facile” e lineare 4-4-2, e loro hanno risposto giocando semplice, concentrati e volenterosi. E il risultato immancabilmente lo si è visto. Perché anche se alla fine è comunque arrivata una sconfitta, per i tifosi l’importante per adesso era vedere una reazione e soprattutto vogliono tifare per dei giocatori degni di indossare la maglia azzurra. “Onorate la maglia” è infatti l’urlo che spesso si alza dai gradoni occupati dagli ultras di fede azzurra. E se paragoniamo le ultime due prestazioni a quelle che avevamo visto soprattutto nelle ultime due precedenti gare casalinghe, il confronto è impietoso. Quella giocava senza nerbo, senza schemi e senza senso. Questa scende in campo col piglio giusto dimostrando di potersela giocare con tutti ad armi pari.
Ora si spera solo di continuare su questo binario, aspettando con fiducia che il nostro abilissimo direttore Laneri possa trovare magari nel mercato di riparazione di gennaio degli altri uomini più adatti alla nostra realtà. Anche se da alcuni rumors non confermati è venuto fuori che il dirigente si stia per accasare altrove. Se così non fosse, magari si riuscirà a fare anche il miracolo, e cioè quello di riportare il grande pubblico al De Simone. Ma ci rendiamo conto che questo – per Siracusa – sarebbe veramente chiedere un po’ troppo…

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