“Per Gesù il valore della persona consiste nella generosità”

Il biblista don Alberto Maggi: “Il ricco non è generoso perché se lo fosse non sarebbe ricco”, “Il Figlio di Dio non ci chiede di spogliarci di tutto ma di vestire chi non ha nulla”

 

La Civetta di Minerva, 1 luglio 2019

Discutiamo con padre Alberto Maggi su una frase molto significativa che annuncia Gesù quando ci dice: “Beati i poveri in spirito”.

Quale significato dobbiamo dare oggi? Qual è l’esatta spiegazione di questa espressione che è stata poi utilizzata in diverse maniere anche per ammansire popoli interi? Inoltre, oggi la situazione è cambiata rispetto a prima?

Certamente, è mutata perché con papa Francesco si è entrati in un altro ciclo. C’è l’annuncio del vangelo, cioè il tema della misericordia piuttosto che quello della dottrina. È così che Francesco ha cambiato tanto.

Aiutaci a comprendere la frase: beati i poveri in spirito. In questo modo per secoli si è benedetti i poveri, i disgraziati. Quindi bisogna essere poveri per essere beati?

Affatto, Gesù non ha mai proclamato i poveri beati. I poveri sono delle persone sfortunate ed è compito della comunità cristiana toglierli da quella loro condizione. Gesù parla di beati in spirito, cioè di quelli che volontariamente entrano in questa condizione. La beatitudine è allora la risposta di Dio.

In altre parole potremmo dire: tu cristiano occupati degli altri agendo nel sociale, così permetterai a Dio di prendersi cura di te?

Esattamente, questo è uno scambio meraviglioso. Gesù non ci chiede di spogliarci, ma di vestire gli altri.

Allora c’è un evidente e forte contrasto nella chiesa?

Certamente, c’è una chiesa povera e dall’altra parte una chiesa dove tanti orpelli, sfarzi l’hanno appesantita.

Cosa puoi dire sul passo di Luca quando scrive di Gesù e il suo comportamento con i ricchi?

Gesù lì è di una severità…

Atroce?

Si, atroce, perché i ricchi sono malati terminali d’egoismo, per loro non c’è nessuna speranza. In varie occasioni, vedi l’episodio di Lazzaro, quello più emblematico, si descrivono i ricchi che anche da morti pensano in maniera egoistica. Difatti, nella parabola raccontata solo da Luca del ricco Epulone e del povero Lazzaro, il ricco fino alla fine supplica padre Abramo di mandare Lazzaro a casa sua dai suoi parenti affinché li ammonisca, perché non vengano anch’essi in quel luogo di tormento in cui egli sta. Anche in quel caso il ricco pensa egoisticamente a sé, alla sua famiglia, non al prossimo.

Dunque chi ha soldi cosa deve fare?

Per Gesù il valore della persona consiste nella generosità, se una persona è generosa vale e il ricco non è generoso, perché se lo fosse non sarebbe ricco.

È difficile questo modo di vivere, molto difficile.

Infatti, anche Gesù non è riuscito con i ricchi. Egli ha incontrato il lebbroso, a quell’epoca la massima espressione dell’impurità, e l’ha purificato. Ha incontrato l’indemoniato, il massimo della possessione, e l’ha liberato, ma quando ha incontrato il ricco non ha concluso nulla. Ha fallito.

Allora dobbiamo diventare tutti poveri?

Gesù ci chiede di condividere, d’essere generosi, egli ci invita alla conversione. Gesù viene a presentare una società alternativa dove i tre verbi maledetti quali Avere, Salire e Comandare devono cambiare in Condividere, Scendere e Servire.

Questa è la proposta di Gesù per una società alternativa? Direi semplice a parole, ma difficile nell’attuazione.

Si, è proprio così. Eppure, quando si sperimenta ciò c’è la pienezza della felicità qui su questa terra. Gesù non ha mai promesso una felicità nell’al di là, perché la felicità è possibile qui, perché essa non consiste in quello che hai, ma in quello che dai. Se la mia felicità dipendesse da quella che gli altri mi danno sarò sempre infelice, perché gli altri non sanno quello che desidero. Invece la mia felicità consiste in quello che io do ed allora la felicità può essere semplice, immediata e totale.

Ti devi occupare o preoccupare degli altri?

Certamente, è in quei momenti che senti Dio occuparsi di te e questa condizione è stupenda tanto che se fatta profondamente non torni più indietro.

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