Graziella Priulla: “Fake news con tecniche di pubblicità”

L’informazione in rete strumentalizza la paura. Col tam tam di messaggi studiati a tavolino “si evocano pericoli e minacce incombenti”

La Civetta di Minerva, novembre 2018

Non c’è alcun dubbio, l’emozione predominante della nostra epoca è la paura e la ricerca spasmodica di maggiore sicurezza. Lo dicono i check-in militarizzati degli aeroporti, le telecamere di sicurezza posizionate ovunque, le porte blindate, i muri che si alzano tra le nazioni, i residences blindati, ecc.

Se dovessi fare una classifica delle paure direi: il riscaldamento globale ed i conseguenti devastanti effetti dei cambiamenti climatici, le epidemie (come Ebola, AIDS, ecc.) che si sviluppano nei Paesi lontani con il timore che possano arrivare  da noi, l’invadenza della criminalità organizzata nelle nostre città, la crisi economica, la disoccupazione, eppure tra le preoccupazioni maggiori degli italiani vi è l’immigrazione, intrecciata con la paura di essere aggredito, derubato, di subire violenza, Ciò sta diventando un problema a sé, una grave fonte di ansia e di tensione e senz’altro peggiore del rischio concreto di esserne vittima. Tutti i maggiori reati sono in calo, così come il numero di immigrati sbarcati (lo dicono le statistiche ufficiali) ed altre ricerche confermano che l’immigrazione non ha ricadute drammatiche sulla quantità di crimini commessi. Dati che dovrebbero rinfrancarci, ma non ci riescono. Anche se questi dati sono influenzati dalla sempre minore propensione dei cittadini a denunciare alcuni tipi di reati, vi è una “percezione” e una sopravalutazione degli stessi. Purtroppo non saranno le statistiche ad aiutarci a sedare la paura, per cui si avallano politiche che hanno come unico risultato l’aumento delle spese per la sicurezza a discapito di investimenti che sarebbero molto più utili per la ricerca e lo sviluppo o per fronteggiare la povertà.

Una vita completamente libera dalla paura è probabilmente impossibile, dato che si tratta di uno stimolo naturale. Proviamo paura quando percepiamo pericolo, vero o presunto, e siamo spinti a produrre adrenalina che ci permette forse di metterci in salvo. La paura è un’emozione ancestrale, sviluppata in tempi lontanissimi come risposta immediata di fronte a pericoli contingenti, come ad esempio gli animali feroci o gli agenti atmosferici. I nostri progenitori erano scarsamente attrezzati contro i pericoli a cui il loro ambiente li esponeva, che erano comunque sufficienti a tenerli concentrati su paure concrete, piuttosto che su quelle generiche e astratte che invece tormentano noi.

A proposito di criminalità organizzata è un dato assodato che una delle maggiori attività economiche in Italia (che ha un giro d’affari enorme) è quello di Cosa Nostra, ‘ndrangheta, camorra, eppure non viene percepito dagli italiani tra le maggiori preoccupazioni, al contrario vi è maggiore apprensione per il fenomeno migratorio che in termini economici  è poco rilevante. La conseguenza è che oggi si preferisce perseguitare i più deboli, i disperati, è più comodo e facile e si hanno più consensi.    

La sociologa della comunicazione e della cultura Graziella Priulla afferma che oggi vi è una manipolazione dei metodi di comunicazione e d’informazione, i dati della realtà sono alterati e sono delegittimati gli strumenti di mediazione per cui le fonti delle notizie non sono più i giornalisti, le agenzie informative, i centri studio, ma i social web e ci spiega come avviene la comunicazione e l’informazione oggi.

Attraverso applicazioni create ad hoc vi sono società informatiche che si occupano di rilanciare in rete messaggi in maniera ossessiva e ripetuta estremamente semplificati, slogan, invettive in modo che vengano facilmente memorizzati, secondo meccanismi usati in pubblicità. Un software sofisticato, rodato in Russia, moltiplica i messaggi promozionali e monitora minuto per minuto i sentimenti degli utenti in modo da capire cosa vuole la gente e cosa darle per accontentarla”. “Ed ancora – afferma la sociologa – si inventano problemi inesistenti o irrilevanti, si evocano pericoli e minacce incombenti usando fake news, che non sono semplici menzogne, diffamazioni, ma cornici alterate, parziali, decontestualizzate per cui l’oggettività dei fatti e dei dati diventa secondaria fino a scomparire. Un meccanismo per cui a contare sono le sensazioni, anche se del tutto prive di fondamento.”

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