Uno e trino – Siracusa città di miracoli

Si possono vestire tre abiti diversi. Abilmente spogliarsi ora di uno, ora dell’altro. Rivestirsi in un batter d’occhio. Novelli Fregoli. Ingegnosi Brachetti. Sorprendenti camaleonti dalle incommensurabili capacità di mutare sembianze repentinamente

 

La Civetta di Minerva, 8 giugno 2018

Un giorno Sant’Agostino passeggiando lungo la spiaggia meditava sul grande mistero della Trinità. A un certo punto incontrò un bambino che, scavata una buca nella sabbia, vi versava l’acqua che attingeva con una conchiglia dal mare. – Che fai, bambino mio? Voglio mettere il mare in questa buca…- E’ impossibile… mettere il mare così vasto in una buca così piccola…- E allora… come puoi tu richiudere nella tua piccola testa… Dio così infinito?… E l’angelo sparì.

Non è possibile alla nostra piccola, limitata intelligenza, penetrare e scrutare un mistero così grande. Sarebbe bello poterci tuffare in questo enigma e scoprire le meravigliose armonie che lo governano.

E allora rivolgiamo la nostra attenzione ad eventi più terreni, più prosaici, ma altrettanto misteriosi e oscuri. Eventi che accadono nella nostra città. Una sorta di “Siracusa velata”. Chi ha solo intravisto l’altezza e la profondità dell’inspiegabile accadimento avvenuto nella patria di Archimede, avrà pensato si trattasse di un incomprensibile fenomeno fisico che forse solo il grande scienziato aretuseo avrebbe potuto spiegare.

E invece, come il santo di Ippona nelle sue “confessioni”, dobbiamo prima di tutto riconoscere i nostri peccati, la nostra superbia per aver dubitato che la vicenda successa in un umile rifugio, in una dimessa grotta conosciuta come “grotta del mercurio”, fosse falsa, non vera. Dobbiamo confessare che ci siamo ingannati, siamo rimasti stravolti, turbati, dall’immensità del miracolo a cui molti avevano assistito.

Il passo al “laus dei” è stato quasi immediato. La grandezza, la maestosità del prodigio ci ha storditi e la conversione è arrivata illuminando la nostra vita.

Si, dobbiamo ammetterlo, l’istantanea, naturale e sincera ragione con cui la nostra anima ha spiegato l’episodio è un atto di fede. Si può essere uno e trino. Con estrema semplicità l’arcano è stato disvelato dall’ordine dei teologi, noto cartello di pensatori siracusani che dell’arzigogolo intellettuale hanno fatto la loro bandiera.

Senza offendere minimamente l’intelligenza di tutti noi infedeli abitanti di Siracusa, costoro ce l’hanno spiegato: “ci sono persone che soffrono di uno sconvolgimento nella normale integrazione di coscienza, memoria, identità, emozione, percezione, rappresentazione del corpo e comportamento. Questi sintomi dissociativi possono potenzialmente compromettere ogni area del funzionamento psicologico e sono vissuti come una intrusione nella consapevolezza e nel comportamento, con perdita di continuità nell’esperienza soggettiva”.

Il capo della chiesa siracusana (più un commissario che un vero capo) non ha detto nulla, non ha proferito parola di fronte all’eresia dell’ordine dei teologi. Forse consapevole del fatto che di lì a poco sarebbe stato sostituito, ha lasciato correre come sempre. D’altra parte lo aveva già fatto quando era avvenuto il primo sdoppiamento, perché mai doveva intervenire ora che la trinità era completa. Imbelle fino all’ultimo.

Diverso il comportamento del capo della chiesa siciliana, ma pur sempre inefficace. In privato sembra abbia gridato allo scandalo. Sembra abbia invocato fuoco e fiamme contro l’apostata. Immediata riduzione al laicato e scomunica. In pubblico nulla. Solo una bolla vescovile per indicare il percorso di rettitudine che gli altri, non l’eretico, dovevano tenere.

Si può essere uno e trino. Si possono vestire tre abiti diversi. Abilmente spogliarsi ora di uno, ora dell’altro. Rivestirsi in un batter d’occhio. Novelli Fregoli. Ingegnosi Brachetti. Sorprendenti camaleonti dalle incommensurabili capacità di mutare sembianze repentinamente.

Oppure, si può essere personaggi immaginari che cambiano aspetto in maniera involontaria adeguandosi alle sembianze e alle caratteristiche di chi hanno davanti. Un trasformismo alla Zelig che coinvolge appunto tematiche psicologiche ed emotive collegate certamente a problemi della personalità.

L’importante però è che la trasformazione avvenga “all’insaputa” di se stessi e degli interlocutori.

Tanti anni fa, su Cuore, apparve un titolo geniale nella sua semplicità: “hanno la faccia come il culo”. Ecco, questo potrebbe essere il vero titolo della nostra piccola storia scusandoci per la blasfemia.

“Syracusae: la più grande città greca, e la più bella di tutte. Signori giudici, è proprio come dicono”; così la conosceva e decantava Cicerone, ma evidentemente non sapeva ancora che sarebbe diventata la più sfortunata.

P.S.: Consentitemi un’ultima domanda. Chi ha pagato l’affitto dell’umile rifugio, della dimessa grotta in cui è avvenuto il miracolo?

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