Giordano disse: “Longo è uno dei migliori sostituti di questa Procura”

Nella delibera della Prima Commissione del CSM una serie di incredibili errori del Capo degli Uffici, con i soliti nomi “riverberi del recente passato”: Musco, Amara, Calafiore… A Siracusa va spezzato il nodo tra affari e Giustizia

 

La Civetta di Minerva, 8 giugno 2018

C’è di tutto nella disamina della Prima Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura, che ha indotto alla delibera di incompatibilità del Procuratore Giordano in ogni funzione giudiziaria nel circondario di Siracusa. Ci sono i “riverberi del recente passato” che gli otto sostituti firmatari dell’esposto contro il dirigente dell’ufficio avevano condensato nella nota informativa al CSM e in quella più articolata, in 36 pagine con la trattazione di dieci vicende, inviata alla Procura di Messina chiedendo un’approfondita “esplorazione dei fatti”. Ci sono i recenti “veleni”, questi sì, che hanno offuscato la trasparenza dell’ufficio giudiziario nel fascicolo sulla Cisma (“che è quello in cui il collega Longo aveva dato delle consulenze a persone indagate per falsa perizia”), sul famigerato complotto Eni-Descalzi, sul fronte Open Land, sul capitolo Giambattista Coltraro eccetera.

Ma soprattutto ci sono i soliti noti: Musco, Longo, Amara, Calafiore. Al punto che uno degli otto pm dichiarava: “i colleghi stavano sempre lì”, “gli avvocati pericolosi erano sempre in giro” e vi era il fondato timore della “fabbricazione di prove false”, per la qual cosa si erano decisi a chiedere aiuto al Csm. E c’è, al centro della scena, il procuratore di Aidone che assegnava a Musco, già gravato di sentenze, il settore criminalità economica, uno dei più delicati della Procura. E fu proprio questa assegnazione a “rappresentare uno dei motivi per cui il Consiglio superiore, con delibera n. 840\2016, ha accolto i rilievi presentati dai vari sostituti”. Un affidamento fortemente contestato dagli otto esponenti.

Il Consiglio aveva già espresso al dottor Giordano le proprie valutazioni: “Ella, pur in presenza di tali allarmanti dati di fatto, ha ritenuto di ricollocare il dott. Musco (tornato alla Procura di Siracusa dopo la revoca dell’iniziale trasferimento d’ufficio alla Procura di Palermo) nel settore criminalità economica, nonostante gli interessi imprenditoriali in loco sia dell’Avv. Amara sia del gruppo Frontino, i cui membri erano spesso difesi proprio dall’avv. Amara”. E al dott. Musco vennero infatti affidati anche alcuni fascicoli scaturiti da denunce penali di vari subappaltatori nei riguardi di persone del gruppo Frontino, la cui società madre (Open Land) aveva dato loro in commissione dei lavori, senza poi pagarli ed escogitando anzi il seguente meccanismo fraudolento, così riferito dal dott. Lucignani: “il gruppo Frontino… aveva in qualche modo frodato tutti i subappaltatori, perché le società che effettivamente facevano i contratti con i subappaltatori, con le teste di legno, in qualche modo scomparivano. Una era stata intestata ad un soggetto ivoriano ed era stata trasferita in fretta e furia in Costa d’Avorio, una era fallita e l’altra in procinto di esserlo, quindi quasi nessuno era stato pagato”. E, per quanto riferito dal legale dei denuncianti, il dott. Musco, nel condurre le indagini, “aveva sentito a sit in maniera un po’ brutale questi soggetti e li aveva quasi minacciati, cioè almeno questi due subappaltatori, uno di questi aveva probabilmente la terza media, si era lamentato… dicendo io mi sentivo più indagato che persona offesa”; uno dei denuncianti, in particolare, era stato contattato personalmente dal dott. Musco sul suo telefono portatile “alle dieci di sera” ed il dott. Musco gli aveva intimato di presentarsi in Procura l’indomani mattina ché altrimenti “avrebbe mandato i Carabinieri a prender[lo] . I procedimenti scaturiti dalle denunce per truffa dei vari subappaltatori, nonostante le Sue iniziali rassicurazioni al dott. Lucignani, non vennero riuniti al procedimento per bancarotta, frode fiscale e truffa ai danni dello Stato di cui quest’ultimo era titolare, ma vennero autonomamente affidate al dott. Musco. Tali assegnazioni vennero da Lei mantenute nonostante le rimostranze del dott. Lucignani, e nonostante tutte le pregresse vicende di cui sopra”

Comunque la si rivolti, la gestione della Procura siracusana, in questi anni che hanno fatto seguito al defenestramento del precedente Procuratore, si è spalancata ad asperrime critiche non solo del personale interno ma anche dell’opinione pubblica. Lo stesso presidente del Tribunale, chiamato in audizione dal Consiglio, chiesto dell’atmosfera nella stampa locale, sbottava: “Pessima, pessima, pessima…”.

Proprio gli eventi precedenti avrebbero dovuto consigliare maggiore fermezza al nuovo dirigente. E invece Giordano che fa? Pur consapevole – era stato avvisato sia dai pm che dal presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, Favi – dei cordialissimi rapporti del magistrato Longo con l’avv. Calafiore (che ha studio con l’avv. Amara) compagno della Frontino,indagati e/o imputati in vari procedimenti penali istruiti dalla Procura di Siracusa”, “ha lasciato il dott. Longo nel settore relativo ai reati di pubblica amministrazione e l’ha poi inserito in quello relativo ai reati tributari, nel quale vi erano vari procedimenti relativi a membri del gruppo Frontino; procedimenti che hanno continuato ad essergli assegnati”. E dinanzi alle proteste dei suoi pm, li ha tacitati dicendo: “Il dott. Longo è uno dei migliori magistrati di questa Procura”.

Quanto lo sia stato uno dei migliori lo dice un episodio incorso al dott. Pagano, al quale, dopo il trasferimento di Longo, fu assegnato il fascicolo Cisma. “Nell’ambito di quel procedimento, la Procura di Messina ha chiesto al procuratore capo gli allegati di una di queste consulenze. Il procuratore ha girato a lui (Toscano) questa richiesta e lui, tra le carte, vi ha trovato un’istanza del consulente, il quale aveva chiesto al dott. Longo di “affittare un locale, a spese della Procura, in cui tenere questi documenti”. Il dott. Longo aveva accolto codesta istanza e quindi i documenti non si trovavano in Procura ma in un luogo non meglio precisato. Rappresentata la situazione al procuratore, il predetto gli ha detto di telefonare al dott. Longo e di chiedergli dove si trovassero questi fascicoli. Lui si è rifiutato “perché comunque Longo, lo sapevamo entrambi, è indagato a Messina in quel procedimento, se me lo chiedono è perché stanno facendo indagini su Longo e secondo me non è opportuno chiamare un indagato per chiedergli dove sono dei documenti che gli inquirenti stanno cercando nella sua indagine”.

Insomma, negli uffici del Palazzo si vivevano rapporti difficilissimi, tanto più che i pm dissociati erano convinti che “uno o più colleghi… si erano piegati a interessi estranei”; in particolare, “uno dei colleghi ha dei rapporti secondo loro… estremamente stretti con alcuni imprenditori, …ciò ha comportato sovente, loro dicono, …come delle indagini fossero finalizzate al raggiungimento di uno scopo, cioè quello di favorire determinati gruppi”. Si temeva, per dirla tutta, che “parte dell’azione della Procura della Repubblica possa essere oggetto di inquinamento, funzionale alla tutela di interessi estranei alla corretta ed indipendente amministrazione della giustizia”.

Parole pesanti, la cui corposità non è certo sfuggita ai magistrati della Prima Commissione che a quel teorema manifestamente credono se è vero che, nella lettera inviata a Giordano, si scrisse: ci sono state “significative anomalie nell’operato professionale di alcuni sostituti, per lo più i sostituti Maurizio Musco e Giancarlo Longo “. E calano l’asso di briscola: <Il dott. Longo e l’avv. Calafiore erano “in rapporti veramente stretti di cordialità” (così il dott. Lucignani). Si trattava, così come riferito dal presidente del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Siracusa, Francesco Favi, di una “amicizia palese e conosciuta a tutti sia in termini di frequentazione sia in termini di rappresentazione all’esterno, non era una cosa celata”. Dalle risultanze investigative di un procedimento penale aperto alla Procura di Messina nei riguardi di Giancarlo Longo è poi emerso, a testimoniare viepiù tale clima di stretta vicinanza tra il predetto e l’avv. Calafiore, che i due, unitamente alle rispettive famiglie, trascorsero insieme la vigilia di Natale del 2015, nella villa della sig.ra Rita Frontino, compagna dell’avv. Calafiore e contitolare dell’omonimo gruppo imprenditoriale….>

Il dottor Giordano, a posteriore, ha ammesso di avere sbagliato in alcune scelte. E certo le ordinanze custodiali delle Procure di Roma e di Messina sul Sistema Siracusa sono state un macigno. Ma egli avrebbe dovuto prevedere fin da subito che, compiendo selezioni tra i suoi sottoposti sì da favorire negli incarichi più importanti (e quindi a maggiore rendimento per la carriera) pm condannati o molto chiacchierati avrebbe suscitato forti risentimenti e sospetti. Alla fine, certo della piega che stava prendendo la trattazione della sua vicenda, ha calato il jolly, chiedendo di essere trasferito da semplice pm alla Direzione Antimafia e, pertanto, di tentare di prorogare la disamina della seduta preordinata del 16 maggio fino a quando non fosse stata valutata la sua proposta, ma il Plenum è andato avanti per la sua strada.

Gli atti della Prima Commissione, con la delibera di incompatibilità, sono stati già trasmessi alla Terza Commissione che ora dovrà valutare la sua nuova sede e la nomina del nuovo Procuratore a Siracusa. Speriamo che non ci sia due senza tre.   

Da leggere

I Diari della Fase 2. La Ripresa L’anello di Melissa e l’inganno delle illusioni… fuori dalla nostra porta

  Ricordate la maga Melissa, che consegna a Ruggiero il famoso anello magico, con il …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti