Con una modica cifra, potrete entrare in uno spazio chiuso e spaccare, distruggere, fracassare tutto ciò che vi si trova. E senza preoccuparvi di ripulire i cocci
La Civetta di Minerva, 25 maggio 2018
A meno che non vi chiamiate Monsignor Salvatore Pappalardo o siate delle cinture nere di yoga, avrete anche voi i vostri momenti di rabbia. Di quella rabbia ingenita, intestina, incontrollabile. Una rabbia che, per definizione, vi dà la forza e la carica di distruggere tutto al vostro passaggio. Quasi sempre riuscite a rinsavire appena prima di scaraventare per terra il vostro iPhone-ultimo-modello o di accanirvi su quel servizio di porcellana che conservate dai tempi del matrimonio.
La buona notizia è che qualcuno ha trovato la soluzione a tutti i vostri problemi. No, non si tratta di un credito illimitato in banca né di una vacanza su un’isola deserta. E, no, non si tratta nemmeno di infilare guantoni da boxe e sfogarvi contro un inerme sacco penzoloni. L’ultima frontiera degli sport-glamour appare molto più soddisfacente e consiste nello spaccare, distruggere, fracassare tutto quello che vi si profila davanti. E senza preoccuparvi di ripulire i cocci.
Si chiama rage-room e i precursori in materia sono stati gli statunitensi (e te pareva) e i tanto pacati (sarà solo apparenza?) nipponici. Si tratta di stanzini dotati di tutti gli strumenti necessari a sfogare rabbia e frustrazione: badili, piedi di porco, mazze da baseball e, ovviamente, vasi, piatti ed elettrodomestici a gogo. Vince il gioco chi recupera meglio l’infantile e atavico istinto di distruzione e, protetto da una sorta di muta, dotata di casco e guanti, riesce a sfogare meglio l’ira che lo attanaglia.
In Italia, le prime stanze della rabbia sono state create nell’hinterland milanese e pare funzionino meglio di una seduta dallo psicologo; si può scegliere tra diversi livelli di gioco: i principianti opteranno per la versione semplice, nella quale dedicarsi a pochi oggetti da disintegrare, mentre i più temerari potranno adottare la modalità Attila e flagellare tutto quanto si frappone al loro passaggio.
A Siracusa la novità non è ancora arrivata, perché, si sa, le novità nordiche ci mettono un po’ per “scendere” qui al Sud. Speriamo, però, che qualche giovane ed intraprendente imprenditore decida di inaugurare una nostrana rage-room al più presto, in modo da consentire a candidati e non-candidati, arrestati e rilasciati, gabbati e gabbatori di sfogarsi e smaltire le delusioni dopo il voto per le amministrative del 10 giugno. Un coupon omaggio dovrebbe meritarlo il primo cittadino Giancarlo Garozzo, che, dopo il ritiro della propria candidatura e le incomprensioni con colleghi e “simpatizzanti”, di frustrazione da smaltire potrebbe averne tanta. Un martello ad honorem andrebbe a Pippo Gennuso, rimesso in libertà dopo la pronuncia del Tribunale del Riesame: l’ira macerata durante il periodo della misura cautelare meriterebbe almeno un forno a microonde da maciullare. Per tutti gli altri politici e politicanti interessati, potrà ipotizzarsi un prezzo di favore, una sorta di offerta speciale da elezioni.
E, soprattutto, i siracusani, semplici cittadini tanto amareggiati, con un governo nazionale così così e in preda a beghe comunali, avviluppati da una città che potrebbe essere una perla, ma che puzza di idrocarburi, avrebbero più di una ragione di brandire una mazza e distruggere tutto. Fuori o dentro la rage-room.

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