Con tre nocchieri. Auguri a coloro che, nell’esecutivo, dovranno faticare per rendere assennato un alleato scomodo
La Civetta di Minerva, 25 maggio 2018
Certo sarebbe stato meglio se il PD avesse accettato di collaborare con i pentastellati, ma quel partito, renzianizzato sino al midollo, è più propenso a una collaborazione coi berluscones che con un movimento non estremista che punta a un radicale cambiamento della realtà esistente. Peccato! Probabilmente il PD si condanna all’estinzione o alla trasformazione in base elettorale personale di un boss che aspira a divenire il Macron italiano, ovvero il paladino di un’alleanza di tutte le rappresentanze politiche favorevoli all’establishment. Ma quel bullo-boss ha già deluso le speranze che erano state riposte in lui e non può presentarsi agli elettori per illuderli una seconda volta. Perciò è più probabile che finisca per apparire alla maggioranza degli elettori come un velleitario perdente: un micron. O un minchion.
Cosa accadrà nel prossimo futuro è difficile immaginarlo. Riusciranno i pentastellati a rimanere compatti nel sostenere una politica che sarà fortemente condizionata dal rude manovratore di ruspe? Riusciranno a contenere il suo oltranzismo antieuropeo per utilizzarlo solo come contrappeso rispetto all’ottusa rigidità degli euroburocrati senz’anima, servitorelli del potere bancario? Riusciranno a prospettare un progetto politico agli stati che vorranno un’Europa politica con poteri sovrannazionali ben definiti e circoscritti a materie che non siano affrontabili secondo ottiche nazionali e all’interno di territori nazionali? Riusciranno a dare un senso, una direzione ed un verso a politiche democratiche, che tendano al potenziamento del Parlamento Europeo e alla formazione di un governo dell’Unione che si occupi solo di difesa, di antiterrorismo, di sicurezza, di lotta alla corruzione, all’evasione, alla criminalità e di promozione della collaborazione economica, della riduzione delle disuguaglianze e di rafforzamento della democrazia?
Forse a tali compiti si potrebbero aggiungere anche una omologazione progressiva del diritto e la definizione di una procedura elettorale uniforme per l’elezione del PE nonché dei Parlamenti nazionali e regionali. E la elaborazione di criteri di regolazione dei commerci interni (nel rispetto degli interessi comuni e non della nazione più forte) come anche di rapporti equilibrati con le altre aree economiche del mondo.
Invece sino ad oggi prevale l’economia dello stato più forte all’interno della Unione, il quale esporta più del dovuto verso gli altri paesi comunitari; prevale la visione iperliberista, che ci espone alla concorrenza dei paesi in cui il lavoro ha costi irrisori e le tutele di esso non esistono; prevale l’ossequio a un mercato eslege, che delocalizza le aziende e il lavoro e importa i prodotti realizzati altrove, massimizzando i profitti e distruggendo il rapporto sociale tra imprenditori e lavoratori. I fanatici del libero mercato fingono ancora di credere che esso possa equilibrare tutto ma in realtà mirano solo ad osannare il profitto e gli interessi dei più forti in una giungla globale.
Finiremo sacrificati tutti al minotauro globale? O c’è ancora la speranza di una possibile inversione di tendenza? E in chi possiamo ancora nutrire un barlume di fiducia? Chi ci potrà salvare dal declino delle democrazie? E chi potrà almeno tentare di imbrigliare il minotauro del mercato globale, eslege, che divora esseri umani, stritola diritti e alimenta la colossale bolla speculativa dei prodotti tossici ancora in espansione? Saprà l’Europa di domani parlare convincentemente di solidarietà, di giustizia, di tutele, di democrazia? Oggi parla solo la lingua dei padroni della moneta. E dei poteri che hanno indebitato gli stati. Incravattandoli nel tempo con una illogica emissione monetaria a debito. Ahi, serva Europa…!
Questa Europa non si salverà se l’establishment intenderà mantenere in piedi tutte le storture che la rendono invisa ai popoli e ai ceti sociali più spremuti e meno tutelati. Non si salverà se le forze ottuse della conservazione si intestardiranno nel pretendere la difesa ad oltranza dello status quo. Un governo indirizzato a un cambiamento positivo, finalmente emerso a pilotare uno stato tra i principali dell’Unione, forse riuscirà a catalizzare altre forze politiche e a pilotarle verso traguardi intelligenti e non distruttivi. Forse! Ma oggi è anche concreto il rischio che prevalgano le tendenze distruttive degli sfascisti, i quali vogliono abbattere l’euro e non la monetazione a debito; vogliono cancellare l’Unione e non razionalizzarla; vogliono tornare a un rapporto muscoloso e conflittuale tra nazioni bellicose, non prospettare orizzonti di pace e di convivenza ordinata. Della presenza consistente di questo rischio la responsabilità maggiore è probabilmente da attribuire a chi ha fatto ricorso alla politica ottusa del gran rifiuto.
La sinistra italiana, snaturatasi e ridottasi ad un insulso cataplasma, ha perso una occasione storica. E anche se il velleitario disegno del senatore di Scandicci, che aspira ad assumere il ruolo di un piccolo emulo di Macron, dovesse andare a buon fine (cosa alquanto improbabile), nulla lascia sperare che tale successo personale del vanesio personaggetto possa riuscire a correggere alcunchè del liberismo rampante, sempre più vorace, sempre più distruttivo, sempre più rischioso come fattore foriero di ineguaglianze crescenti e di crisi perniciose.
Auguri al nuovo governo e soprattutto a coloro che, in esso, dovranno faticare per guidare in modo assennato un alleato scomodo, oltranzista, sfascista. È auspicabile che riescano a domarlo. Per il bene di tutti.

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