Il problema fondamentale dei nostro Paese oggi è la credibilità. non la solidità della sua struttura economica. Considerazioni semiserie in un Paese in piena crisi di nervi
La Civetta di Minerva, 30 maggio 2018
Lo scontro istituzionale senza precedenti che si è consumato tra i partiti usciti vincitori dalle elezioni del 4 marzo e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non ha placato le tensioni finanziarie su Borsa e titoli di Stato. Il timore degli investitori è che la volatilità di questi giorni sia solo l’assaggio di turbolenze ben peggiori che potrebbero durare per tutto il tempo di una campagna elettorale giocata tutta sul tema dell’euro. Il problema fondamentale dei nostro Paese oggi è la credibilità. non la solidità della sua struttura economica. La ripresa produttiva è un dato di fatto (anche se più anemica che nel resto d’Europa), le esportazioni superano le importazioni, e qualsiasi confronto con gli altri Paesi dell’area dell’euro che si sono trovati in crisi è del tutto improponibile sul piano dei parametri economici fondamentali.
Certo, abbiamo anche il debito pubblico più elevato fra i grandi Paesi d’Europa, ma come si è dimostrato ampiamente in questi anni, mantenere in piedi questa montagna di cambiali è essenzialmente un problema di fiducia da parte di chi ci ha prestato i soldi; è inutile etichettare questa gente come speculatori; non solo perché sono un dato di fatto della nostra situazione economica e politica, ma soprattutto perché la maggioranza di questi creditori è ancora composta dalle famiglie italiane, che detengono oltre 130 miliardi di titoli.
La scarsa credibilità del paese e il logorio che si fa della qualità delle nostre istituzioni rischia di rendere il nostro Paese terreno di caccia di investitori mordi e fuggi e speculatori senza scrupoli. Già alcuni hedge found si sono arricchiti per quanto è successo in questi giorni; il fondo Usa Bridgewatera che a partire da ottobre 2017 ha venduto allo scoperto azioni di società quotate italiane (tra cui spiccano le big lntesa Sanpaolo, UniCredit, Enel ed Eni) per un controvalore di due miliardi di euro e Aqr Capital che risulta “short” su Piazza Affari per un controvalore di 1,9 miliardi hanno portato a casa ottimi profitti. «Abbiamo venduto allo scoperto azioni delle maggiori società quotate italiane e tedesche a partire dalla fine di gennaio – racconta Giovanni Gervasi, cofondatore e partner del fondo Rigsave Capital – e la volatilità di questi giorni ci sta ripagando della scelta fatta”.
Eppure, quando nei circuiti finanziari era trapelata questa scommessa aveva sorpreso tutti gli operatori, sia per l’entità della cifra sia per il fatto che la borsa aveva messo a segno fino a pochi giorni fa un vero e proprio rally arrivando a registrare un rialzo del 12% da inizio anno. Non solo ma tutti gli indicatori economici sul nostro paese evidenziavano ed evidenziano tutt’ora una economia in ripresa. Infatti: dal secondo semestre del 2016 e per tutto il 2017, il dato sulla produzione industriale è risalito – in maniera non decisiva, ma discreta – con un utilizzo degli impianti sopra l’80% del suo potenziale e, nell’ultimo trimestre del 2017, addirittura all’84 per cento.
Quindi l’anno di passaggio è il 2017. La fiducia delle imprese – per l’Istat – si è attestata a 108,7 punti, quasi quattro in più del 2016. Dato confermato nel primo trimestre del 2018. Accanto a ciò va registrato che nel 2017 l’export ha raggiunto 1.450 miliardi di euro, salendo del 21% rispetto al 2008 e del 72% in confronto al 2000. Nei primi tre mesi del 2018, la crescita tendenziale dell’export è stata del 3,4 per cento su tutte le nostre specializzazioni produttive.
In questo contesto alcuni hedge found, dunque, illuminati da una visione difficilmente prevedibile sul nostro futuro, investono pesantemente contro l’Italia; appena in tempo per godere di questa tempesta perfetta! A pensar male si fa peccato, diceva Andreotti, ma a volte ci si azzecca. Io, se ne avessi i poteri, una indagine sui beneficiari finali di questi utili miliardari la farei (nella speranza di non trovarvi soggetti politicamente rilevanti), anche perché non è assolutamente vero che investire in borsa è come giocare alla roulette…

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