Badanti rumene ad Augusta pagate da 350 a 700 euro al mese

Assistono anziani, specie di notte. Un lavoro sommerso, in casi limite a due euro l’ora senza alcuna copertura previdenziale

 

La Civetta di Minerva, 27 aprile 2018

Aneta ha 40 anni, è rumena e ha lasciato, nel 2010, la sua nazione d’origine e i suoi due figli per spostarsi in Italia e trasferirsi ad Augusta. E’ una migrante economica, e le prestazioni lavorative che offre fanno parte tutte di quell’insieme di compiti che spettano a chi viene definita badante: convivere con le persone di cui ci si deve prendere cura e occuparsi interamente della gestione della casa sono le mansioni per cui è stata assunta. Copre turni di lavoro che spaziano dalle 100 alle 120 ore settimanali, con due pomeriggi a settimana liberi, dalle 16 alle 20: la notte viene considerata come orario lavorativo in quanto le è affidato il compito di accudire gli anziani datori di lavoro anche durante quel lasso di tempo. Ad Aneta, che guadagna 700 euro netti al mese, non viene riconosciuta alcuna copertura previdenziale, ed il suo operato non è mai stato dichiarato alle autorità pubbliche: il suo è lavoro sommerso.

Come Aneta, anche Codrina e Sofia, rispettivamente 22 e 29 anni, sono arrivate in Italia, ad Augusta per lavorare come badanti e garantire un futuro a chi hanno lasciato in Romania: accudiscono la stessa anziana persona e, mentre Codrina assiste dalle 20 alle 12.30, Sofia sostituisce la collega dalle 12.30 alle 20. La prima guadagna 600 euro netti al mese, la seconda 300 euro. Un salario da quasi due euro l’ora.

Secondo i dati ISTAT, sono Romania, Polonia e Albania le principali nazioni di provenienza degli stranieri presenti nella città megarese e il trend, analizzando la situazione dell’intera provincia, rimane il medesimo: l’Europa dell’est è un serbatoio di operatrici di un “welfare fatto in casa” le cui dimensioni sono inversamente proporzionali a quelle del welfare garantito dalle deboli politiche sociali italiane.

<<Cerco badante per anziana disabile a Siracusa, dalle 21.00 alle 09.00 del giorno dopo, retribuzione 350 euro>> recita un annuncio pubblicato lo scorso 23 aprile sul noto portale subito.it, e come questo sono molti altri i siti e le inserzioni in cui si offre o si cerca lavoro domestico, come quello di Lucica che, nel gruppo Facebook “Rumeni in Augusta Sicilia”, cerca una badante dalle 19.30 alle 12.00 e offre una paga di 700 euro. Impieghi, quelli degli annunci, molto spesso inserzionati dagli stessi operatori che, nel creare una rete sociale con i conterranei, comunicano rapidamente la presenza di possibili richieste nella città.

Il mercato delle colf straniere, insomma, risulta essere molto florido per differenti fattori, e tra questi va citata l’enorme differenza tra il compenso medio delle lavoratrici italiane e quelle provenienti dalle nazioni già menzionate: mentre, infatti, le prime prevedono un compenso medio di 7 euro l’ora, le seconde propongono tariffe differenti e dipendenti da fattori esterni che implicano un abbassamento del salario orario di oltre l’80% rispetto alla media di un’assistente italiana.

Tra gli aspetti più critici di tale impostazione sommersa del lavoro, troviamo l’alta percentuale di assenza di contratti, gli orari di lavoro che, come già anticipato, coprono spesso l’intera giornata della badante, la retribuzione e i mancati contributi previdenziali. In pochissimi casi, all’interno delle mura domestiche è presente un supporto di altre figure professionali, e come espresso dall’Associazione Donne Rumene in Italia, ben il 60% di queste donne si occupa interamente degli assistiti in regime di coabitazione. La domanda di servizi di cura è relativa, dunque, anche alle situazioni più o meno impegnative, a quelle cioè che richiedono necessariamente la convivenza e un contatto continuo tra lavoratrice e assistito.

Un problema, quello del lavoro in nero delle badanti di cui è difficile misurare la reale entità sia sul fronte della domanda che sul fronte dell’offerta, e di cui rimane pressoché impossibile stimare, almeno in ambito locale, eventuali aspetti sociologici scaturiti da un impiego tanto usurante soprattutto da un punto di vista psicologico.

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