La città descritta dalla trasmissione di Rai 3 come una terra dei fuochi siciliana accerchiata da cancro, malaffare, disperazione. Concita, stavolta non sei stata all’altezza della tua fama
La Civetta di Minerva, 30 marzo 2018
Così capita che un giorno ti invitino alla presentazione di un libro in un circolo cittadino e tu fai una smorfia, solita roba pensi, no c’è Concita… chi? Concita De Gregorio. Ah, e che libro presenta? Un libro di Catena. Chi? Catena Fiorello. Addirittura! Da Roma ad Augusta per presentare un libro.
Poi vieni a sapere che l’importante giornalista è ad Augusta per fare un servizio per la sua serie “Fuori Roma”, infatti dichiara a un giornale on line “Dopo aver letto il libro di Catena e averne scritto una recensione, ho pensato subito ad Augusta per il mio programma, ispirandomi alle considerazioni che, con grandissima leggerezza e sapienza, Catena fa e mi sono detta: ma io voglio andare ad Augusta, voglio vederla perché non la conosco, anche se ho sempre sentito parlare della rada e delle giovani risorse che ha donato all’Italia. Proprio in questi giorni sto incontrando e intervistando scrittori, musicisti e attrici noti, tra cui Roy Paci e Barbara Tabita, e poi ancora sceneggiatori, scienziati, gente di altissimo livello. Credo sia sorprendente questa città, che non è solo un polo petrolchimico ma anche un bacino di creatività molto libera”
Ah, pensi… finalmente un po’ di giustizia, grazie alla sapienza e allo scrupolo della De Gregorio questa città sarà raccontata in tutte le sue sfaccettature, basta luoghi comuni. Inoltre, vuoi vedere se gli arresti e i clamori sul cosiddetto Sistema Siracusa porteranno la brillante giornalista a scavare ed occuparsi delle origini di quel sistema. Vuoi vedere che, finalmente dopo 7 anni, riusciremo a capire perché hanno sciolto il consiglio comunale visto che dai processi, sempre più lenti, e dagli esiti dei dibattimenti, sempre più contraddittori, non riusciamo ad avere un’idea concreta e definitiva?
E quindi aspetti domenica alle 20,30 , in prima serata (per chi volesse vedere la puntata vada su: https://bit.ly/2FOesJf, ) il servizio, curioso e speranzoso sulle qualità di Concita. E invece no. Già la presentazione RAI ti lascia perplesso: ”Dopo lo scioglimento per presunte infiltrazioni mafiose e tre anni di commissariamento, il Comune di Augusta ha di nuovo un sindaco: Maria Concetta Di Pietro, attivista del Movimento 5 Stelle. A FuoriRoma, Concita De Gregorio racconta questo pezzo di litorale siciliano “senza mare”. Non ci sono, infatti, stabilimenti balneari ad Augusta. Nella bellissima baia di sabbia, dove i greci fondarono Megara Iblea, ci hanno infatti sversato per anni le acque di depurazione del più grande polo petrolchimico di Europa, e sulle rovine archeologiche hanno costruito le raffinerie”.
Forse la sintesi non ha consentito di dire che, dopo lo scioglimento e tre anni di commissariamento, è già da tre anni che la città è governata dai 5 stelle e non ci sono cambiamenti significativi, anzi…; poi, forse, la giornalista, che ormai impazza ovunque: in servizi sui giornali, pluripresenze in trasmissioni tv, in rubriche etc, presa da tanti impegni, forse ha avuto poco tempo per preparare il suo lavoro. Non sa che Augusta ha una parte di mare (la più estesa, dove vanno le persone a fare il bagno) caratterizzata da scogliere e dove sarebbe veramente il colmo avere stabilimenti balneari, Augusta non è Ostia, e i fenomeni di controllo del territorio che ci sono ad Ostia qui sono molto meno invasivi e nella baia dove i greci fondarono Megara iblea ogni giorno si muovono decine di navi, per cui anche se non vi fosse l’inquinamento dovuto agli sversamenti difficilmente si potrebbero realizzare stabilimenti balneari. Augusta non è Ostia.
Così, forse non ha avuto il tempo di osservare che ci sono decine di associazioni nate dal basso che, combattendo con burocrazie sempre uguali ma che hanno volto diverso (Comune, polo archeologico, demanio etc), cercano di tutelare e di utilizzare quei beni: Hangar, castello di Brucoli, parco del Mulinello, convento di San Domenico eccetera, che i suoi pessimi informatori sono tra quelli che hanno consegnato all’oblio le tante risorse del territorio per ignavia, incapacità, insipienza; che frappongono ostacoli alle iniziative proposte da queste associazioni, le quali non chiedono fondi nonostante Regione UE e Stato emanino a ripetizione bandi per combattere il dissesto idrogeologico, sistemare scuole, completare opere pubbliche e così via, perché ingabbiati in un clichè autoprodotto che li rende estranei a quella comunità che dovrebbero rappresentare e promuovere. Probabilmente la brava Concita non ha avuto molto tempo per farsi un’idea sua ed ha accreditato una visione della città parziale e lacunosa.
Scorrono le immagini, belle, condite da soluzioni tecniche anche pregevoli nella narrazione, ma il contenuto tarda… Prima veniamo inondati da un catalogo di carenze nella città cadenzate da un ritmo angosciante, quindi, con l’aiuto di personaggi più o meno noti (l’80% dei quali immigrati), ci viene proposta l’intera categoria dei luoghi comuni riferibili a qualunque città del centro sud e per essere esclusivi si sottolinea, più volte in un mantra insopportabile, che siamo in una città i cui organi civili sono stati sciolti per presunta infiltrazione mafiosa. Ma Augusta non è Ostia.
Per sostenere questa verità si intervista il Sindaco che con aria greve sottolinea che forse la sua scelta di candidarsi è stata una pazzia, accreditando l’idea che è una città irrecuperabile tanto che (udite, udite) rivela che pure nel corso della ristrutturazione del palazzo di città hanno sottratto al patrimonio comunale beni di cui si sono perse le tracce (e la tua mano, con gesto istintivo, inconsapevolmente controlla se hai ancora il portafoglio). Questo sindaco giovane, temerario che si sente estraneo alla città, come sottolinea pure la sorella, anch’essa incautamente intervistata in un ambiente oscurato per costruire questo siparietto di castellani accerchiati nel palazzo mentre fuori c’è il disastro: navi abbandonate a marcire, inquinamento fuori controllo, con l’angoscia nel cuore se squilla il telefono perché potrebbe annunciarti un altro decesso per cancro (e qui la tua mente vaga pensando alle immagini della peste descritte dal Manzoni nei Promessi Sposi) in questo contesto i simboli del passato sono naturalmente abbandonati: l’Hangar che abbiamo saputo sta scivolando verso il mare (?), il Kursaal, uscito malamente da una controversia legale, resta cadente e pericoloso, incombente sui cittadini che ancora si obbligano a vivere in questa città disastrata.
Il titolo del servizio supporta questa idea; Augusta: una città senza mare. Sembra essere adeguato per una terra dei fuochi siciliana dove bisogna stare in trincea accerchiati dal cancro, dal malaffare e dalla disperazione. Partono tutti da questa città, parte Roy Paci, che non ha capito quale peso ha avuto la mafia nella sua scelta e che, però, pensa che ha fatto bene ad andarsene (?), parte Catena Fiorello (che è arrivata ad Augusta insieme alla famiglia costretta dal trasferimento del padre), parte Barbara Tabita che torna solo perché è incinta, insomma un disastro senza speranze. Qualcuno però torna perché ha un’altra immagine della città e così, dopo incursioni nei teatri di mezzo mondo, torna per viverci, ma lui non fa notizia.
Molti ragazzi partono come partono da tante città del Mezzogiorno perché la nostra Italia si sviluppa in maniera diversa: mentre la disoccupazione nel nord rientra nei valori pre-crisi, al sud, in tutto il sud, non è così, i nostri figli partono. Ma da noi c’è il cancro e allora partiamo tutti. E’ forse questa l’indicazione? E poi non si può sentire che qualcuno dice che ci piangiamo addosso. Concita facci sapere cosa fare, siamo terrorizzati… non c’è scampo! E invece ti dico che le cose non stanno così o meglio i problemi di questa città ci sono e sono quelli del sud, un sud sicuramente remissivo che consente all’altra parte del paese di avere benzina ed energia.
Certo la nostra città ha molti problemi, la maggioranza dei quali nascono dalla debolezza della sua classe dirigente, come in molte altre realtà meridionali, ha un mare inquinato nei suoi due golfi da un lato perché manca il depuratore delle acque fognarie come in altri 50 comuni dell’isola, dall’altro perché l’industria petrolifera ha scaricato in mare una infinità di residui e né la Regione nè lo Stato, tantomeno comuni e province sono stati in grado di obbligarli a pulire. Nemmeno la magistratura se nella richiesta di archiviazione del 13.1.2007 di un filone di MARE ROSSO si scrive che la presenza di mercurio nei pesci della rada, per quanto grave, è nella media “…non tale conseguentemente da integrare il delitto di avvelenamento contestato” e il procuratore capo Ugo Rossi in una intervista su La Sicilia del 20.3.2009 afferma che: “La baia si è autopulita e dragarla è rischioso…, la rada è inquinata ma non a livelli preoccupanti per cui se ti mangi il pesce della baia di Augusta non starai mai male e te lo puoi mangiare”.
Mi chiedo e ti chiedo quali sono i tassi di incidenza delle malattie cancerose in altre città come Milano, Brescia, Bergamo e così via, nella bassa padana dove fertilizzanti e un uso smisurato della chimica consente profitti ricchi a scapito della salute dei cittadini. Così, tanto per sapere se siamo un caso a parte. Il comune ci faccia sapere , invece di stendere croci, i dati raffrontati e catalogati come si deve e cosa sta facendo, altrimenti non ne usciamo, anzi chiudiamo la città prima che agli stranieri a noi stessi.
A questo punto nascono spontanee le domande: perché? perché un servizio televisivo a senso unico, senza speranza? Si voleva dire al mondo che Augusta è la sintesi del disastro del mezzogiorno? Che è una città senza speranza e che è meglio cancellarla dai percorsi di visita? Perché sentire solo alcuni personaggi, forse perché casualmente anche loro si trovavano in città, e non altri che hanno altri punti di vista, perché fare sintesi di alcune interviste prendendo solo ciò che è utile a sostenere una tesi? Ma quale è la tesi? Concita, spiace osservare che non sei stata all’altezza della tua fama e non sappiamo spiegarci il perché. Concita stavolta hai toppato.

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