Che ora precipita nelle retrovie della zona play off. E’ tuttavia illogico e ingiusto che si equipari un ritardo di pagamento a un illecito sportivo per combine. Ci sono domande sulla gestione amministrativa della società che esigono risposte
La Civetta di Minerva, 30 marzo 2018
È arrivata puntuale la mannaia che si temeva già da qualche tempo, direttamente e violentemente sul collo della compagine aretusea, lasciando basiti e tramortiti i relativi supporters e i seguaci occasionali.
Ma andiamo con ordine. E’ servito a poco il punto guadagnato lunedì sera al “De Simone” contro la Reggina, perché ieri mattina (martedì 27, per chi legge) è arrivata la decisione adottata dal Tribunale Federale Nazionale che ha sanzionato per violazioni alla Covisoc quattro società di serie C, tra le quali il Siracusa, infliggendogli 4 punti di penalizzazione e l’inibizione di tre mesi per il presidente Gaetano Cutrufo. Cambia dunque la classifica del girone C e cambia purtroppo la posizione della squadra di Paolo Bianco, che scivola da un dignitoso e ben meritato quarto posto con 47 punti, tra le prime della classe, alle retrovie della zona play-off, a quota 43 punti, in condominio con il Rende e alle spalle di Juve Stabia e Matera.
La società ha già annunciato che presenterà ricorso, sostenendo che il ritardo di 24 ore nel versamento degli stipendi è imputabile alla banca, giacché la distinta di pagamento è stata depositata l’ultimo giorno utile, quindi nei termini previsti. Intanto, però, sabato si affronterà la capolista Lecce con animo decisamente diverso e l’imperativo, stavolta più che mai, sarà quello di vincere. Le altre società sanzionate dal Tribunale Federale Nazionale sono l’Arezzo, che ha avuto inflitta una penalizzazione di 6 punti, il Vicenza di 4 punti e l’Akragas di 2 punti, che rimane sempre il fanalino di coda del girone, ma scende a quota 10 punti.
Si sapeva già. In città si discuteva da tempo negli ambienti calcistici che presto la locale squadra di calcio sarebbe stata penalizzata dalla giustizia sportiva. Però l’animo dei sognatori è sempre fulgido e pertanto, fino a quando la notizia non è stata ufficiale, si sperava di poterla fare franca, almeno questa volta. Già in altre occasioni, infatti, i tifosi azzurri hanno dovuto mandar giù bocconi amari a causa di responsabilità di una dirigenza a dir poco facilona e sprovveduta. Ci riferiamo in particolare a quel campionato 2011/ 2012 nel quale il Siracusa conquistò sul campo il primo posto in classifica che gli avrebbe garantito la promozione diretta nella tanto agognata serie B, ma che invece – per lo stesso motivo – fu penalizzato di ben 5 punti e dovette così accontentarsi di disputare i playoff. Playoff che poi regolarmente ci videro sconfitti ed eliminati nel doppio confronto contro i rossoneri abruzzesi del Lanciano.
Ora, che la società capeggiata dall’imprenditore Gaetano Cutrufo e dai suoi fratelli non navigasse nell’oro come certi sceicchi del sudest asiatico, lo si sapeva. Però fino a Natale si leggeva da tutte le parti e si vedeva su tutti i social che la nostra fosse una società modello, con dirigenti seri e preparati e che avevano avuto persino il privilegio di intessere rapporti addirittura con le pluri blasonate società di serie A. E infatti nel mercato riparatore di gennaio il nostro direttore sportivo Antonello Laneri si è distinto per un’operazione in uscita che comprendeva il passaggio in via definitiva, addirittura alla Juventus, del nostro fiore all’occhiello, quel Giangiacomo Magnani che tanto si era distinto in maglia azzurra, per una somma complessiva che si aggira sui 500 milioni di euro. La domanda viene ora spontanea: «Che fine hanno fatto allora quei soldi che abbiamo incassato proprio per evitare che si verificasse ciò che ora s’è verificato?»
Infatti per calmierare la piazza che si vedeva privare di quel ragazzo che in pochi mesi era diventato un pilastro della nostra difesa, si era tanto sbandierato il fatto che – come spesso capita nel calcio – le società piccole sono costrette a cedere a quelle più grandi i propri gioielli per esigenze di bilancio, facendo così apparire quasi come una fortuna quell’operazione di mercato che – a loro dire – ci avrebbe così salvato dalle difficoltà di natura economica per poter meglio adempiere agli obblighi amministrativi. E quindi? Siamo rimasti senza la rava e senza la fava? Come ce ne usciamo adesso?
Crediamo proprio – e questo è il pensiero di tutti – che da adesso la società azzurra non abbia più nessuna scorta di attenuanti verso il pubblico siracusano. Ogni credito accumulato è andato esaurito. Il popolo azzurro, tranne isolati strepiti da tastiera sempre presenti nei social, era stato infatti sin qui clemente (e giustamente, aggiungeremmo) verso quel gruppo di giovani e volenterosi imprenditori che si erano presi la patata bollente di acquisire una società che era sprofondata nel calcio dilettantistico proprio a causa delle stesse inadempienze amministrative della precedente gestione, fino a condurla nuovamente, ed in soli tre anni, nella terza serie nazionale.
Ma adesso? Siamo ricaduti nelle stesse trappole? Ci macchiamo delle stesse colpe di chi tanto abbiamo criticato? Da quale pulpito vien la predica? E speriamo che ancora la platea azzurra continui ad aver pazienza? Che continui a masticare amaro nel vedersi mortificare il buon lavoro ottenuto in campo che viene poi regolarmente amputato e reso vano allorché i dirigenti non sono stati in grado di svolgere il loro compito?
Già in tempi non sospetti lo stesso Cutrufo s’era lamentato dello scarso appeal che la sua squadra esercitava verso i tifosi che rispondevano tiepidamente al botteghino, e si era spinto persino a dichiarare apertamente che così continuando i tifosi gli stavano facendo perdere tutto l’entusiasmo, che stava seriamente pensando di lasciare a fine stagione, eccetera eccetera. E se invece fosse il contrario, caro signor Cutrufo? Se invece fosse il pubblico aretuseo che, stanco di annose e continue delusioni perpetrate loro da gestioni societarie analoghe nell’epilogo finale, si sarebbe stufato di spendere tempo, passione e denaro verso una malattia che alla lunga logora se reiteratamente tradita?
In queste pagine, fino ad oggi, si era anche criticato il pubblico, che stentava a sentirsi coinvolto nei riguardi di una realtà che rappresenta comunque lo sport più seguito in Italia. E infatti chi ci ha sempre seguito ricorderà alcune campagne che sono partite anche dal nostro giornale affinché si riuscisse a dare più credito e più fiducia a dei ragazzi che comunque sul campo la loro bella figura la stanno facendo. Niente da dire. E si esortava tramite varie iniziative a riempire i gradoni del De Simone per garantire quel valore aggiunto alla squadra che comunque lo meritava. Ma adesso, sinceramente, neanche noi ci sentiamo più di redarguire una tifoseria che per tante, troppe volte si è illusa e poi disillusa, sentendosi tradita, coll’inevitabile risultato finale di sentirsi destabilizzati, di disamorarsi, di allontanarsi da quella donna che li ha feriti e fatti soffrire. Come in tutte le storie d’amore, da che mondo è mondo.
Fermo restando che a nostro parere va cambiata una regola che equipara un ritardo di pagamento di scadenze amministrative a un illecito sportivo per gare combinate. Ci sembra illogico e ingiusto. Così si falsano i campionati, e si rischia di premiare chi invece sul campo si era rivelato meno meritevole. Andrebbe rivista la giurisdizione del calcio perché, secondo noi, i meriti sportivi vanno sempre salvaguardati e l’unico giudice supremo dovrebbe essere il campo. Ma tant’è. E quindi ci ritroviamo alle solite.
E ora? Tante sono le domande che si vorrebbero rivolgere alla proprietà: esistono progetti a lungo termine? Esistono già trattative avviate con altri partner che ci possano garantire quantomeno una continuità? Si può ancora sperare in una società che ci garantisca almeno di partecipare al campionato di serie C, come la realtà cittadina meriterebbe, o dobbiamo nuovamente temere di sprofondare nei meandri del calcio dilettantistico? Sarebbe un paradosso, che dopo aver impiegato i fondi comunali dediti allo sport cittadino per far rifare il manto erboso dello stadio da una delle migliori società del settore, ci si ritrovasse alla fine a duellare con realtà che giocano su campi brulli in terra battuta. Se così fosse il minimo dei pensieri che verrebbe naturale alla gente sarebbe quello di chiedersi giustamente se allora quei soldi non si potevano impiegare per cause più utili. E non avrebbero tutti i torti.
Ma lungi da noi dipingere anzitempo il futuro a tinte fosche, non vogliamo giammai allinearci all’atavico vittimismo siracusano, ma ci limitiamo a raccontarvi i fatti. E un fatto c’è. Certo. Inattaccabile. E cioè che in tutta questa storia alla fine la parte migliore, quella più sana, risulta essere ancora una volta la curva Anna e i suoi adepti. Che tifa, canta e incita i propri beniamini incondizionatamente e ininterrottamente per tutti i novanta minuti della gara. Quei ragazzi che troppo spesso vengono additati come un cancro sociale, che inopportunamente sono spesso presi di mira in maniera a dir poco approssimativa e in modo pregiudizievole, finendo per essere definiti come la malattia del calcio moderno, qui invece fanno loro si la parte del eone. Loro si che amano la maglia e la bandiera sempre e senza discussioni. E a loro va il nostro ringraziamento. Perché qui se c’è qualcuno che ne esce sempre vincitore, sono proprio i ragazzi della curva. E bisogna riconoscerglielo. Buona Pasqua a tutti!

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