“Oikothen confezionato a tavolino per eliminarmi dalla politica”

Il “J’accuse” dell’ex sindaco di Augusta, Massimo Carrubba: “Quel verbale Amara, o chi per lui, lo ha redatto e dato a Musco pronto per inserirlo nel fascicolo d’indagine”

 

La Civetta di Minerva, 30 marzo 2018

Sistema Siracusa o Sistema “Amara”. Dopo i noti arresti di magistrati ed avvocati, l’ex sindaco di Augusta rilancia e avanza l’ipotesi che lo scioglimento del consiglio comunale di Augusta sia stato progettato a tutela degli affari del gruppo e chiede di essere sentito dalla procura di Messina.

Questa l’ipotesi esposta con dovizia di particolari e con riferimenti ad atti, circostanze e fatti concreti dall’ex Sindaco di Augusta giovedì 15 marzo ad Augusta nella sala di un noto hotel cittadino. Alla presenza di un folto pubblico, ancora una volta Massimo Carrubba ha gridato la sua rabbia per l’ingiustizia subita, che ha umiliato la città di cui era Sindaco. Questa volta si è soffermato, alla luce delle inchieste delle Procure di Roma e Messina con gli arresti di noti avvocati, magistrati, giornalisti, faccendieri e consulenti, su alcuni fatti che, a suo parere, sono legati fra loro come espressione dello stesso modus operandi del gruppo oggetto dell’intervento giudiziario (processo Oikothen e appalto della raccolta dei rifiuti). La valutazione dell’ex amministratore è che essi dovrebbero costituire l’architrave di una ipotesi investigativa che potrebbe dimostrare che anche ad Augusta una sorta di “banda dei quattro” abbia gestito e costruito il percorso per giungere allo scioglimento del consiglio comunale coinvolgendo in questo progetto, più o meno consapevolmente, prefettura, carabinieri e commissione di indagine. 

Un vero atto d’accusa Carrubba lo rivolge a quella “parte di questa città che sullo scioglimento ci marcia: chi per lucrare consenso, chi per annacquare la propria inconsistenza amministrativa, chi per potere continuare a gestire nell’ombra i grandi affari del comune: Ambiente, Spazzatura, Urbanistica” utilizzando un metodo di intimidazione abbondantemente descritto nel passato in atti giudiziari definiti e consolidati ed oggi esportato fuori Augusta, a Siracusa prima, a Catania, a Roma a Milano poi, dove, “tessendo una fitta ragnatela di amicizie più o meno interessate eallettando giovani rampolli di magistrati con mirabolanti operazioni societarie a cui prospetta facili guadagni“, si è realizzato un sistema di potere inquietante che condiziona il potere pubblico in settori delicati quali quello giudiziario ed economico.

Il sistema, consolidato negli anni  e che si sviluppa nel tempo, prevede di sottomettere tutto e tutti attraverso l’intimidazione di giornalisti o editori (negli anni ‘90 con la richiesta di 2 miliardi di lire come risarcimento all’editore di Telemarte o come, in tempi più recenti, 5 milioni di euro per intimidire Franco Oddo e Marina di Michele o Gianni Danna (responsabile di una testata on line, n.d.r), colpito perché raccontò nel 2007 dell’archiviazione di alcuni filoni dell’inchiesta Mare Rosso esprimendo riserve e critiche a talune parti del provvedimento dove si affermava che la presenza di mercurio nei pesci della rada, per quanto grave, era nella media “non tale conseguentemente da integrare il delitto di avvelenamento contestato“ o a poliziotti, fedeli servitori dello Stato, come il vice questore Pasquale Alongi, Saro Agliolo e Ciccio Marino.

Ma andiamo per gradi: nel processo Oikothen, afferma Carrubba, c’è la prova che il Sistema Amara si era scatenato contro la sua giunta – “quel processo è stato ideato, progettato, concepito nei minimi particolari a tavolino dalla famiglia Amara con un solo scopo: eliminarmi dalla scena politica con la complicità di testi che il tribunale reputerà poi inattendibili”. E qui, giù nomi e cognomi: “Roberto Passanisi, ex dirigente del Comune che, poi, si è scoperto facesse il confidente richiesto dalla Procura e dall’ex PM Maurizio Musco (oggi pregiudicato, condannato per abuso d’ufficio in via definitiva nel 2017 a 18 mesi di reclusione per un filone dell’inchiesta Oikothen e che si scopre  essere socio in affari degli Amara, qualificato dalla Corte di Appello di Messina e dalla Cassazione “guardiano attento degli interessi dell’Amara!”).

L’ex Sindaco evidenzia il metodo scoperchiato dalle recenti inchieste di Messina e Roma: gli Amara subdolamente utilizzano Musco e il ruolo che ricopre per minacciare o acquisire potere e consenso, “spalleggiati dal giornalista Pino Guastella  (beneficiario di ingenti somme di denaro da parte del Gruppo Amara) che anticipa sul suo giornale (n.d.r., Il Diario), ben tre mesi prima, l’emissione di un avviso di garanzia contro l’allora Sindaco di Augusta utilizzando, così, il più classico, violento e tipico avvertimento mafioso per intimidire. Musco accelera le indagini, le conclude e ne chiede il rinvio a giudizio fondando l’impianto accusatorio sulle dichiarazioni di Piero Castro, Rosario Salmeri, Roberto Passanisi e Pippo Amara”.

A questo punto un’affermazione clamorosa: ”Io affermo che quel verbale è stato confezionato preventivamente; quel verbale Pippo Amara o chi per lui lo ha redatto e dato a Musco bello e pronto per inserirlo nel fascicolo d’indagine”. A questa affermazione segue una minuziosa spiegazione su cui fonda l’assunto e che comunica essere presente in un esposto presentato alla procura di Messina, dove ha chiesto di essere sentito in merito. Per fortuna “dopo 10 anni di processo e di pubblico ludibrio veniamo assolti con formula piena e Musco condannato a 18 mesi per abuso d’ufficio”.

L’irritazione dell’ex sindaco raggiunge l’acme quando afferma: “Quel processo Oikothen mi fa anche definire nella relazione di scioglimento come persona controindicata, di dubbia moralità, con precedenti e carichi penali pendenti gravi e quindi valutato come elemento negativo a mio carico per sciogliere il comune”. L’indignazione prosegue quando egli si domanda come sia stato possibile che “il PM Musco, sebbene condannato in appello, abbia potuto operare nella procura di Siracusa dove (come si legge nelle pagine dell’occ di Messina pagg.352, 353, 354 ), nel febbraio 2017 consiglia il collega Longo su come eludere le indagini in corso; e che, il 21.5.2016 cioè dopo la condanna in appello, riceve addirittura il premio in memoria del Giudice Rosario Livatino!”

Che si pensi a un’operazione concertata per sciogliere il consiglio comunale di Augusta da parte dal gruppo di potere è sostenuto anche dal fatto che la commissione d’accesso utilizzi il Guastella  (“un sodale da decenni degli Amara”, foraggiato mensilmente con migliaia di euro) citando, come prova del malaffare ad Augusta, proprio gli articoli de “Il Diario” .

La conferenza stampa prosegue con l’esame della figura di Ferraro Alessandro (”una sorta di tuttofare autista guardia del corpo con una fedina penale lunga 4 pagine”) che, utilizzando i soliti metodi applicati dal sistema Amara, denuncia al PM di turno alla Procura Giancarlo Longo una presunta aggressione subita e una serie di confidenze che permettono l’apertura di un’inchiesta sul complotto ENI, che ha portato alla denuncia del Magistrato quale strumento di un’azione di depistaggio i cui contorni saranno presto chiariti.

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