Dovremmo riprendere i diari di bambina, rileggerne le pagine

Una vita passata che sembra di un’altra persona perché quelle parole non ci appartengono più

 

La Civetta di Minerva, 2 marzo 2018

Qualche decennio fa le ragazzine tra i dieci e i tredici anni ricevevano spesso come regalo di compleanno un diario segreto. Segreto perché il quadernetto, con graziose immagini di altrettante ragazzine, era munito di piccolo catenaccio con chiave. Non appena lo si riceveva si scappava in camera o si cercava un luogo sicuro per cominciare a scriverci su qualcosa e si cominciava con “Caro Diario…”

Cosa scrivevano le bambine di allora, perché bambine erano, su quei diari? Quali segreti?

Amori, litigi tra compagne, odio verso la maestra, i genitori, i fratelli, piccoli furti, frasi origliate o semplici resoconti della giornata. Cosa leggerebbero quelle bambine adesso ormai donne, in quelle pagine? Sogni non realizzati, amori non vissuti o semplicemente quello che non sono più o ancora scoprirebbero di aver desiderato, qualcosa di cui oggi si sono totalmente dimenticato.

Una vita passata che sembra la vita di un’altra persona perché le parole dell’infanzia non ci appartengono più, non sappiamo più usarle né comprenderle e il linguaggio che usiamo oggi è pieno di conoscenza, di studio, di riflessione, di decisioni e scelte prese e fatte, di convinzioni, di dolori che sono l’accumulo di quelli passati che, trasformandosi nel tempo e nei ricordi, sono diventati altri dolori, altre sofferenze. Non riconosciamo più le gioie che sono state e l’infanzia ci appare lontana e indecifrabile e ci chiediamo che infanzia sia poi stata. E’ nostalgia per un ricordo, una sensazione, una persona che magari non sapremmo neanche riconoscere.

Dovremmo riprenderli quei diari, se li abbiamo avuti e teniamo ancora, o comunque rileggere le pagine di quella infanzia per ritrovare quello che siamo, per ridare un posto a quella bambina che scriveva nella stanza e che gelosamente custodiva il suo diario, chiudeva il lucchetto e il giorno dopo fremeva per riaprirlo e riscriverci sopra, magari con una penna colorata aggiungendo ad ogni frase un piccolo disegno, un fiore, un cuore, una stellina. Quando ancora quella bambina, senza nessun corso di immagine, aveva il coraggio di disegnare quello che sentiva, di rappresentare quello che scriveva.

Bisognerebbe riprendere quelle pagine e porsi le stesse domande che ci si poneva allora: i tanti perché… come faccio… e se…

O forse la bambina di allora dovrebbe semplicemente andare a comprare un diario segreto, che ancora oggi da qualche parte si trovano, e cominciare nuovamente a scrivere con quello stesso linguaggio, quelle stesse parole in libertà, quegli stessi piccoli disegni, cambiare colore per ogni pagina e umore e forse così facendo ritroverebbe se stessa.

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