Matrimonio alla siracusana: gioie e dolori dei futuri sposi

Guida irriverente al magico mondo del pre-sposalizio. Parrucchiere a domicilio, se dite matrimonio il costo raddoppia (!). Fatture: evadono tutti

 

La Civetta di Minerva, 2 marzo 2018

È fatta: forse anche voi avete deciso di convolare a nozze. Che lo facciate per dare una scossa alla vostra vita di coppia o perché credete con fermezza nel sacramento vincolante, poco importa: dalle forche caudine dell’organizzazione dovrete passarci tutti.

Il pre-matrimonio serve a mettervi alla prova: solo se lo supererete indenni, meriterete un posto sull’altare. Un po’ come per il pre-diciottesimo (e il pre-qualunque festa vogliate organizzare), vi saranno appuntamenti su appuntamenti: sedute di make-up ed emozionanti prove d’abito, golose scelte di torta e menù, difficili decisioni da prendere in tema di bomboniere e confetti. Per chi sceglie un matrimonio concordatario, c’è un bonus-difficoltà: corsi di preparazione, simil-interrogatori e dazi da pagare in ogni chiesa e in ogni comune (e attenzione: le spese aumentano se i nubendi non risiedono nella stessa città).

Per sposarvi al Duomo di Siracusa, per esempio, l’importo non è a piacere, ma a tariffa fissa e colma la perdita di incassi di turisti e visitatori (il botteghino all’ingresso rimarrà a rammentarvelo). A ciò, occorre aggiungere le spese di curia, che lievitano, anche in questo caso, se non vi sposate nella parrocchia d’appartenenza.

Ecco, arriviamo al punto: si fa grande ironia sul dramma economico di chi riceve la busta bianca della partecipazione, ma poco si dice del business che ruota intorno ai promessi sposi. Perché, e qui la faccenda diventa interessante, abbiamo assodato due verità assolute: la prima è che il prezzo di qualunque cosa lievita a dismisura non appena si pronunci la parolina magica “matrimonio”; la seconda è che questa parolina è spesso legata ad assenza di fatturazione, leggasi a lavoro in nero.

La prima delle due verità è stata confermata da un esilarante esperimento, consistito in due telefonate ad uno stesso parrucchiere siracusano. Nella prima, abbiamo chiesto un servizio a domicilio, specificando che si trattava dei parenti di una sposa; nella seconda, abbiamo richiesto lo stesso servizio e, alle insistenze dell’interlocutore (“C’è qualche evento in particolare?”), abbiamo risposto che no, non si trattava certo di un matrimonio. Ebbene, la differenza di prezzo era rilevante: più del doppio per una messa in piega per il fatidico giorno del sì.

La seconda verità è stata appurata, a onor del vero, in relazione a negozianti non solo siracusani, ma anche romani, napoletani e catanesi: tra frasi auguri, occhi a cuoricino e petali di rosa, sistematicamente la fattura veniva dimenticata. Insomma, Renzo e Lucia del ventunesimo secolo vorranno pensare al loro amore, piuttosto che al pagamento dell’Iva?

In mezzo a questo magna-magna e a questo stress che vi farà dire “sicuramente mi sposo una volta sola!”, la nostra osservazione empirica ci ha, però, mostrato che non tutti a Siracusa sanno approfittare degli sposi quali polli da spennare.

In Ortigia, ad esempio, esistono due tipi di ristoratori: i primi (ahinoi, spesso non siracusani, ma nordici) si fanno in quattro pur di accaparrarsi parenti e amici in trasferta, i quali, non paghi di pranzi o cene matrimoniali, troveranno un angolino nello stomaco per un aperitivo; i secondi, la cui filosofia è quella di lavorare il minimo indispensabile per sopravvivere, che non faranno i salti di gioia quando chiederete di prenotare un tavolo da dieci, se loro, per “politica del locale”, proprio non accettano prenotazioni. Se è vera l’equazione che matrimonio is the new turista, la cosa non ci ha rassicurato affatto: i più intraprendenti imprenditori ortigiani non parlano in siracusano, ma in veneto o lombardo.

Se, nonostante tutto, arriverete alla fine di questo tortuoso percorso, imparando a trattare con ogni genere di fornitore pre-matrimoniale, vi facciamo i nostri più cari auguri. E ci raccomandiamo: la fattura, sì, la vogliamo.

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