IMMORALITA’ ELETTORALI

IL TACCUINO di TITTA RIZZA

 

La Civetta di Minerva, 16 febbraio 2018

La maggiore attenzione degli opinionisti dei nostri maggiori quotidiani sta avendo per oggetto le bufale mastodontiche di certi partiti. Praticamente Berlusconi e Di Maio ci promettono il paese di bengodi; se vincono loro, ogni cittadino come minimo avrà mille euro al mese senza lavorare; che si chiami assegno di cittadinanza o assegno di dignità, basta non lavorare per ricevere almeno mille euro netti al mese.

E’ talmente grande la menzogna che i Vescovi italiani si son sentiti in dovere di intervenire e di definire immorale le promesse elettorali con cui si regalano soldi al popolo degli elettori. I Vescovi siciliani poi sono stati più pungenti perché in tema di elargizioni di soldi hanno inchiodato alle nostre coscienze la immoralità delle retribuzioni dei dirigenti della nostra Regione, che prendono stipendi più alti di quello del Presidente della Repubblica, ed hanno raffrontato lo stipendio dei regionali con la paga media di un operaio o di un bracciante: c’è di mezzo un abisso.

C’è invece un silenzio inspiegabile su una legge elettorale che priva il cittadino del suo naturale diritto di scelta del proprio rappresentante. C’è una legge elettorale che ci dà una democrazia azzoppata, perché quando si toglie all’elettore il diritto di poter scegliere una persona che gli dia fiducia, la libertà del cittadino subisce una ingiusta limitazione.

Qui occorre una riflessione: questa legge elettorale non è il frutto della imposizione di una maggioranza parlamentare che opprima una minoranza che si batte per difendere la libertà degli elettori: è stato l’intero parlamento che ha votato una legge che come scopo ha quello della protezione della casta dei politici in danno della libera determinazione dei cittadini elettori. L’anima di questa legge elettorale è quella della perpetuatio della attuale classe politica dirigente di ogni partito, che si realizza con la imposizione ai cittadini elettori dei nomi dei propri fedelissimi.

Praticamente avviene in ogni partito una cooptazione: il capo del partito indica i suoi amici e li impone in liste in cui il cittadino non ha alcuna libertà di scelta, non può dare una preferenza a un nome piuttosto che a un altro: i candidati sono tutti messi in riga e avviene una cooptazione impropria perché nella forma sono i cittadini che eleggono ma nella sostanza la privazione della libertà di scelta dei cittadini costituisce una vera e propria perpetuatio di ogni singola classe dirigente di ogni singolo partito. E la Corte Costituzionale sta muta!

Ai cittadini, come è avvenuto per la nostra Siracusa, viene imposto un nome che non è del nostro territorio, che non ha rapporto alcuno con la nostra terra, di cui non conosce gli abitanti e di cui sconosce i problemi. Quando i cittadini hanno bisogno dei loro parlamentari o per un licenziamento di massa in una fabbrica, o per opere pubbliche che – promesse in campagna elettorale – restano sulla carta, dovrebbero cercare protezione in personaggi che vivono in altri contesti territoriali e che sconoscono i problemi delle persone che li hanno eletti. A questo punto ci si chiede perché sia nato in Italia il partito di chi non va a votare, il partito degli astensionisti: la risposta è facile, sono stati derubati della validità e grandezza morale del loro voto.

Lo ripeto; ma che fa la Corte Costituzionale, anche se per buona parte è nominata da politici?

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