Nuova mazzata per il Comune di Siracusa, ma si deve attendere la sentenza definitiva del CGA. La vicenda è lumeggiata nelle imputazioni che hanno condotto all’arresto di 15 personaggi del Sistema Siracusa, tra cui il presidente Virgilio. L’unica speranza può sortire dal processo
Secondo la dottoressa Marcella Caradonna, presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Milano, nominata consulente tecnico per il caso Open Land (centro commerciale di Epipoli) in sostituzione del dottor Salvatore Pace, travolto anch’egli nello tsunami Amara di questi giorni con un provvedimento di misure cautelari, il Comune di Siracusa deve alla società Open Land un risarcimento danni di complessivi 6mln 800mila euro.
Ancora altri 4 milioni quindi. Un fulmine su un orizzonte che sembrava andasse rasserenandosi per l’amministrazione cittadina dopo l’ondata di arresti che ha coinvolto i tanti personaggi di quello che è stato definito il Sistema Siracusa: avvocati, giudici, periti, imprenditori, faccendieri, tutti accomunati dall’identico denominatore del profitto a ogni costo.
Negli anni, dal 2014, abbiamo assistito a una sorta di count down: dalla richiesta stratosferica di 55 milioni di euro si è passati progressivamente a 35, 22 e ora 6.800.000 euro ma 4 milioni non sono certo bruscolini, sebbene ovviamente si debba attendere la sentenza definitiva del CGA.
Ricordiamo che il Tar di Catania, con la sentenza n.2323/2011, aveva accertato la mancata formazione del silenzio-assenso sull’istanza di concessione edilizia avanzata dalla Open Land nell’aprile del 2009 per la realizzazione di un centro commerciale al posto dell’ex Fiera del Sud e aveva quindi affermato la legittimità del provvedimento con cui l’Amministrazione Comunale aveva opposto il diniego della concessione edilizia del 28 settembre 2009. Anche la domanda risarcitoria nei confronti del Comune da parte della società era stata rigettata.
Poi, incredibilmente, nel giugno 2013, il Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione Sicilia, con la sentenza 605, ha ribaltato la situazione e, pur riconoscendo l’illegittimità della concessione edilizia data la sussistenza del vincolo archeologico e paesaggistico sull’area e l’assentito carico urbanistico, ben più intenso di quello stimato in sede di piano, ha riconosciuto alla società il diritto a un esoso risarcimento per i danni determinati dal ritardo con cui si era potuto procedere ai lavori. Sul piano della logica un controsenso inaccettabile ma, evidentemente, altra cosa è la questione “in punto di diritto” (!).
Ora, i dubbi sulla scelta del consulente e sulla sua perizia (anche a giudizio degli stessi giudici amministrativi) e quanto poi accaduto sono storia nota. La questione da sciogliersi è ormai un’altra: la sentenza 605 porta la firma del presidente di sezione del CGA Riccardo Virgilio, lo stesso Riccardo Virgilio coinvolto nell’affare Amara. Secondo la Procura di Roma il giudice, grazie all’aiuto di Piero Amara e Giuseppe Calafiore, avrebbe nascosto al fisco 751mila euro e in cambio avrebbe aggiustato tre sentenze in maniera favorevole alle società dei due avvocati.
Si legge nell’ordinanza di Roma: “Virgilio avrebbe ricevuto tali utilità per la sua funzione di Presidente di Sezione del Consiglio di Stato nonché per avere emesso e per emettere numerosi provvedimenti in sede giurisdizionale, monocratica e collegiale, verso soggetti i cui interessi erano seguiti dagli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore”. In base ai documenti acquisiti dalla Guardia di Finanza, proseguono i magistrati, “tutti i provvedimenti emessi dal Virgilio come estensore o come Presidente del Collegio, nell’arco temporale precedente e successivo all’erogazione delle utilità descritte, hanno prodotto effetti favorevoli nella sfera delle due società”, che avevano rapporti con quelle di Amara e Calafiore.
Fra le tre sentenze individuate dai magistrati non risulta quella relativa all’Open Land ma si ricorda che “nel 2013, da presidente del consiglio di giustizia amministrativa della Regione Siciliana, Virgilio aveva riconosciuto alla società un risarcimento da 35 milioni di euro. “In tale contenzioso – è scritto – Virgilio era il Presidente del Collegio, mentre difensore della società era l’avvocato Attilio Toscano, collega di studio di Amara. Inoltre il legale rappresentante della società Open Land era Formica Giuliana, madre di Frontino Concetta, compagna di Calafiore”.
Dunque? Sembra di poter dire che forse, almeno in astratto (è argomento tecnico), l’unica via eventualmente percorribile sia di chiedere la revocazione della sentenza 605 qualora si accerti (con sentenza passata in giudicato) che essa sia “effetto del dolo del giudice” (art.395 comma 1 n.6 del cpc)

Commenti recenti