“E’ uno dei 56 siti più inquinati d’Italia, questo indennizzo lo Stato ce lo deve dare per le devastazioni umane subite”. “Non esiste più la politica. Ai tempi della Dc quello che accade oggi nel PD sarebbe stato impensabile”
La Civetta di Minerva, 2 febbraio 2018
Mi riceve nel suo “ufficio”, vale a dire il bar dell’Hotel Panorama: un nuovo look per il decano della politica siciliana. Un Montgomery blu ed un basco nero rappresentano la nuova immagine del politico, oggi candidatosi a sindaco di Priolo. La complessità di Pippo Gianni uomo, prima che politico, rende difficile raccoglierne il pensiero. Un’ora fitta di domanda e risposte danno luogo a un tentativo di intervista che qui vi proponiamo.
On. Gianni, stiamo vivendo una profonda trasformazione della politica nazionale. Che idea si è fatto?
Non esiste più la politica. Mi sembra un’attività in cui si è perso la dialettica, anche lo scontro se vuole, ma alla fine si contavano le tessere. Io sono un democristiano da sempre e credo che morirò democristiano. Ma anche negli altri partiti accadeva la stessa cosa. Si andava a congresso, si stabilivano le direttrici politiche, ci si contava. Immagini se con tutte le divisioni, la DC si fosse spezzettata in gruppetti, come stiamo assistendo nel Pd. Impensabile. La verità a mio avviso è che oggi ogni gruppo politico abbia affidato a dei veri e propri padroni le scelte politiche. Renzi, Berlusconi, Casaleggio e D’Alema rappresentano i partiti cui una corte di peones devono obbedire. La peggiore politica della prima repubblica era senza ombra di dubbio vera democrazia. Oggi mi sembra di assistere a un grande naufragio e al si salvi chi può.
Eppure per la vulgata non è che siano cambiate di molto le cose. Lei ad esempio da sempre è stato indicato come il “Padrone” della politica del quadrilatero industriale. Come risponde ai tanti che l’hanno descritta tale?
A sentire la gente sono proprietario della zona industriale. Per fortuna ogni genere di inchiesta a mio carico, così come i giudizi fino in Cassazione, mi hanno sempre assolto con formula piena dalle accuse che mi sono state mosse. Purtroppo chi fa politica è destinato a subire attacchi di ogni genere. Oggi, dovendomi adeguare alle nuove comunicazioni, combatto i delatori su Facebook in tribunale. E’ di stamane il rinvio a giudizio di tre persone che ho denunciato per diffamazione proprio a seguito delle accuse infondate, da loro pubblicate sul social.
Da consigliere comunale di Priolo a deputato nazionale, da assessore regionale di nuovo a sindaco di Priolo. E’ una regressione? I suoi avversari ne saranno ben lieti. Poteva essere ancora deputato alla Regione se non avesse avuto quell’incidente con il suo avversario Gennuso.
La giustizia sta facendo il suo lento ma deciso percorso. Tutti assisteranno al trionfo della verità, e di sicuro il giudizio finale non arriderà all’on. Gennuso e a quanti assieme a lui hanno ordito contro di me. Solo attraverso la mistificazione e gli imbrogli hanno avuto questi vantaggi, ma assai presto si tramuteranno nel loro fallimento.
Comunque sia, la candidatura a sindaco di Priolo non è affatto un ripiego. Da decine d’anni la mia cittadina è stata abbandonata a se stessa. L’enorme potenziale logistico dovuto al polo industriale ne fa una leva straordinaria in tema di economia. L’industria 4.0 in Sicilia vedrà una nuova era proprio in provincia di Siracusa. Il mio è un programma essenzialmente economico. Voglio che il Ciapi torni ad essere quella fucina di manodopera che fu negli anni ‘70. L’ente era in grado di formare tecnici adeguati alle richieste del mercato. Oggi non siamo in grado di trovare qualsivoglia specializzato nelle più recenti tecniche di lavorazioni. I nostri corsi di laurea non sono adeguati alle richieste del mercato del lavoro. Priolo deve appropriarsi di quanto le spetta di diritto. Mi riferisco alle aliquote erariali che ad oggi vengono dirottate laddove hanno sede legali le aziende che operano nel nostro territorio, e alle aliquote Irpef negate alla Sicilia. Quanto insomma indicato dagli articoli 37 e 38 dello Statuto della Autonomia Siciliana.
Priolo ad esempio fa parte dei 56 siti inquinati presenti sul territorio nazionale. Quale sindaco di Priolo, mi batterò perché la cittadina possa ottenere quale indennizzo per le procurate devastazioni umane subite lo status di zona franca. E’ il minimo che la Nazione possa riconoscerci dopo l’enorme sacrificio sofferto da una cittadinanza che dal 1947 ad oggi ha contribuito alla crescita del nostro Paese.
A Priolo si sono succeduti giovani sindaci che come lei avranno avuto a cuore le sorti della cittadina. In fin dei conti nemmeno durante la sua sindacatura lei riuscì in questo intento.
Intanto voglio ricordare che i sindaci che mi sono succeduti hanno di fatto gestito la loro sindacatura della città svolgendo le semplici procedure amministrative. Il minimo indispensabile per una visione più voltata al consenso immediato che ad una proiezione futura dello sviluppo della città. Inoltre ricordo che durante il mio governo cittadino, l’industria petrolchimica, non certo per merito mio, era in grado di dare lavoro a decine di migliaia di lavoratori. Vi era un grande benessere economico. I cittadini erano soddisfatti, non vi erano tensioni sociali. A partire dalla fine degli anni novanta, il disagio sociale ha avviluppato i ceti più fragili della cittadina. In quel momento in cui era necessario ogni sforzo, i sindaci non sono stati all’altezza.
Un personaggio eclettico Pippo Gianni, rispetto al passato ci ha dato l’impressione di essere deluso: certamente gli scontri avuti con alleati divenuti avversari lo avranno segnato. Ove dovesse farcela, sarebbe apparentemente ridimensionato nel ruolo modesto di sindaco di una piccola realtà provinciale ma, come dice lui, il sindaco è uno e i deputati sono tantissimi. Vedremo cosa diranno i cittadini di Priolo. Certamente il disastro giudiziario che ha decapitato l’amministrazione del comune ha causato nei priolesi una profonda sfiducia nelle istituzioni, ancora maggiore di quanta non ne stia vivendo la popolazione italiana.

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