Augusta al centro dell’interesse delle potenze mondiali

Piattaforma logistica fondamentale dal punto di vista militare, è anche in Sicilia il principale approdo dei migranti e può giocare un ruolo importante nei commerci cinesi lungo la “via della seta”

 

La Civetta di Minerva, 2 febbraio 2018

La mappa curata da Laura Canali per Limes (rivista italiana di geopolitica) del maggio scorso ci dava un’immagine chiara della centralità che il nostro paese ha assunto in Europa. Esistono infatti almeno cinque buone ragioni che spiegano bene perché il destino dell’Italia sia diventato un elemento di fondamentale importanza per le sorti del vecchio continente, e motivo di grande interesse per le principali potenze al mondo per il ruolo strategico che il nostro paese ha assunto nella zona euro mediterranea.

1. L’Italia decide sul futuro dell’euro. Per le sue dimensioni demografiche e economiche il nostro paese, a differenza della Grecia o del Portogallo, ha tutte le caratteristiche per far saltare questo grande disegno. E i nostri amici e competitori del nord, in particolare la Germania, sanno molto bene qual è il rischio Italia e sanno perfettamente come questo rischio possa avere un effetto deflagrante sul sistema. Siamo la “quantità marginale” del sistema euro, quella che può deciderne il futuro, la vita e la morte o qualche cosa d’intermedio.

2. L’Italia è da più di un anno il paese principale attraverso il quale arrivano i migranti. Una volta chiusa, o quasi chiusa, la via balcanica grazie all’accordo tra la Merkel e Erdogan, e stabilito che dal Marocco alla Spagna non si passa, perché il muro di Seuta funziona e gli accordi tra i due paesi sono buoni, resta la Libia, una terra di nessuno dove centinaia di milizie si contendono il controllo delle risorse del paese e il traffico di esseri umani provenienti dal sud e/o dall’est del mondo. Attraverso questo paese centinaia di migliaia di persone trovano nelle nostre coste il primo attracco e. a differenza di qualche tempo fa, una volta arrivati in Italia ci restano almeno per l’ 80-90%, per la ragione che i nostri partner europei vicini hanno imposto all’Italia dei controlli molto più stretti sulle persone che sbarcano sulle nostre coste e hanno stabilito dei controlli più severi alle frontiere che questi paesi condividono con noi. Risultato, flussi da sud, chiusure a nord, effetto “pentola a pressione”.

3. La terza ragione è che noi continuiamo ad essere una piattaforma logistica fondamentale dal punto di vista militare per gli Stati Uniti d’America. A differenza di quasi tutti i paesi europei il nostro paese non ha affatto visto diminuire il numero di truppe americane nel suo territorio negli anni. Nonostante la fine della guerra fredda e della minaccia sovietica il nostro paese, l’Italia, ha mantenuto intatta la sua importanza strategica e logistica per gli interessi della principale potenza militare del mondo. Più di 14.000 soldati, basi, depositi di bombe atomiche, centri d’intelligence vecchi e nuovi. Inoltre, il Pentagono non rivelerà più i report delle ispezioni di sicurezza sui suoi armamenti atomici. Per decenni questo tipo di informazioni sono rimaste accessibili al pubblico e hanno permesso di avere un minimo di controllo sulla gestione degli arsenali da parte dei militari, per capire se venivano rispettate misure di sicurezza rigorose e adeguate. Ora, però, con un’improvvisa inversione a U, il Pentagono ha deciso che questi dati verranno secretati con il beneplacito del governo italiano.

4. Per ragioni simili siamo anche utili ai nemici storici degli americani. Infatti, come da sempre in realtà, il nostro paese risulta abbastanza simpatico alla Russia, malgrado le sanzioni che anche noi abbiamo firmato e che invece critichiamo pubblicamente. Dopo gli eventi in Siria, l’attenzione di Mosca per il bacino del mediterraneo è aumentata non di poco. In parallelo è cresciuto anche l’interesse di nuovi protagonisti come l’Iran. Del resto gli interessi di Mosca e Teheran nel mediterraneo sono sempre stati quasi del tutto convergenti:  “In Siria i veri vincitori della battaglia di Aleppo non sono né i russi, né le truppe di Assad. Sul campo a vincere sono state soprattutto le milizie iraniane, da tempo al fianco delle truppe regolari alawite, che hanno prodotto un’avanzata verso Occidente e verso il Mediterraneo (…), non deve sorprendere se la sfera di influenza di Teheran si è ampliata molto più velocemente di quanto non fosse stato previsto e che questa amplificata presenza delle milizie e degli interessi iraniani potrebbe innescare una reazione (…)”.

Non sarà facile prevedere quali saranno gli effetti sistemici, in un Mediterraneo nel quale sono cresciuti sensibilmente peso e margini di azione di Iran e Russia. Il dato già accertato è l’interesse del nostro paese nel trovare accordi economici e commerciali con il presidente Rohani. Accordi commerciali e di cooperazione bilaterali sono stati già presi nel luglio 2016 dal governo Renzi per almeno 15 miliardi di euro. “L’Iran – ha ribattuto Rohani durante quell’incontro – può diventare un hub per il lavoro dell’Italia con il resto della regione che ci circonda. Dobbiamo creare le condizioni per attrarre investimenti europei in Iran. Parte del mercato iraniano si offre agli investitori europei, con l’obiettivo di accedere insieme al grande mercato che ci circonda”. “Ci impegniamo come governo – ha aggiunto – a facilitare le iniziative dei privati. L’Iran è un paese molto avanzato nel settore delle nuove tecnologie, possiamo lavorare insieme in questo settore e in molti altri”. E ancora: “Abbiamo firmato ottimi contatti tra i vari settori dei due Paesi. Questi numerosi accordi sono solo l’inizio”. Tra i tanti accordi firmati, alcuni riguarderebbero proprio il petrolchimico siracusano, con grosse aziende iraniane pronte ad investire risorse e ad ottenere commesse sui lavori di manutenzione e di rigenerazione degli impianti.

5. Nel mediterraneo c’è un nuovo grande attore che si chiama Cina. La Cina conta nel Mediterraneo perché negli anni ha costruito una formidabile presenza in Africa ma soprattutto perché ha lanciato un grande progetto economico-commerciale (la nuova via della seta) che prevede enormi investimenti (circa 800 miliardi di dollari) infrastrutturali, terrestri e marittimi nel mediterraneo per incentivare i traffici tra il mercato cinese e l’Europa. Il mercato interno del gigante asiatico in questo 2018 supererà, in cifre, quello degli Stati Uniti e sarà solo un ulteriore tassello dell’influenza che Pechino sta cominciando inesorabilmente ad avere sul resto del mondo. Naturalmente se arrivi nel Mediterraneo da Suez i primi porti che incontri sono quelli italiani. Negli anni i cinesi hanno bussato alle porte in Italia non trovando mai le risposte che speravano. Hanno bussato a Napoli, ma lì ci ha pensato la camorra a fargli cambiare idea. Hanno bussato a Gioia Tauro e lì la ‘ndrangheta si è inventato un sindacato per respingerli. In Sicilia invece, ad Augusta, non sono riusciti a trovare nessuno con cui parlare.

Ma sono tanti i paradossi in questa vicenda. Per la sua centralità geografica il porto di Augusta era stato l’unico indicato come porto Core dall’Unione europea. La rada era stata individuata da varie forze economiche e produttive mondiali come tappa ideale per il commercio proveniente dal canale di Suez, come confermato dall’interesse palesato proprio da un potente gruppo cinese che però dopo essersi ripetutamente imbattuto nell’ immobilismo istituzionale della nostra terra ha deciso di andar via, invitati dal premier Gentiloni a considerare con maggiore attenzione i porti di Venezia e Trieste. Fatto è che in questi anni, a dispetto delle scadenze che erano state fissate per l’avvio dell’Area Vasta (che dava al porto di Augusta la totale centralità per lo sviluppo di tutta la Sicilia Orientale, ma non solo) la politica e i suoi rappresentanti, sia a livello regionale sia a livello nazionale, non hanno mosso un dito perché il porto megarese vedesse riconosciute tutte le sue potenzialità.

https://www.siracusanews.it/dalla-via-della-seta-allautorita-portuale-silenzio-della-politica-gli-scippi-al-porto-augusta/

https://www.truck24.it/via-della-seta-marittima-la-cina-agen-gentiloni-dimentica-porto-augusta/

https://www.lasicilia.it/news/economia/82330/gentiloni-in-cina-cancella-la-sicilia-dalla-via-della-seta.html

Ma è proprio nella città megarese e nel suo territorio il luogo in cui i paradossi e le contraddizioni di tutte queste dinamiche si concentrano e si manifestano in maniera evidente. Basta osservare questa mappa per comprendere come il porto commerciale di Augusta e l’area limitrofa rappresentino da anni la zona nevralgica e il centro geografico di alcuni tra i principali interessi delle grandi potenze nel Mediterraneo.

Un’area fondamentale nei programmi strategici di tutto il mondo tranne che per l’Italia, che rimane un paese strategico ma senza strategia. E’ difficile capire l’immobilismo dei vari governi che si sono succeduti negli anni nella programmazione di un piano serio d’investimenti e il disinteresse manifesto nei confronti di un territorio che da anni chiede a gran voce le bonifiche delle aree antistanti il polo industriale e progetti chiari di sviluppo e occupazione. Una politica che ancora oggi colpisce per la sua assenza, per il suo silenzio, per la sua indifferenza verso le questioni cruciali che interessano il destino di un territorio che ne ha eletto i rappresentanti.

Da un altro versante c’è da chiedersi se questo immobilismo non nasconda altro. Magari l’incapacità di prendere in esame responsabilità e mancanze di coloro che negli anni hanno assunto (per nomina) incarichi amministrativi in enti e organi istituzionali. Se si prende come caso di riferimento il porto commerciale e la sua gestione negli anni, i motivi di tante perplessità risultano evidenti. Come rendere competitivo un porto in cui solo per la bonifica dei fondali servirebbero quasi 2,5 miliardi di euro? O come non giudicare quantomeno con disappunto la mancanza di un riferimento al risanamento ambientale nel piano operativo triennale del porto, considerato invece che nel PRG (piano regolatore generale) presentato dall’autorità portuale è prevista la costruzione di una piattaforma di transhipment, costituita per lo più da enormi cassoni di cemento dove depositare i residui inquinanti prelevati dai fondali?

Dal porto commerciale megarese (il primo in Italia per numero di migranti sbarcati nel 2017) fino alle portinerie della raffineria Lukoil (la più grande compagnia petrolifera russa, e una delle maggiori al mondo) in un lembo di costa lungo appena 23 chilometri di fronte la rada di Augusta, si concentrano presìdi e interessi dall’enorme importanza strategica. La presenza della base Nato nel nostro porto (in prossimità proprio degli impianti russi) ha da sempre allontanato qualsiasi dubbio sull’importanza strategica e militare della nostra zona nello scacchiere geopolitico mediterraneo, che è ritornato ad essere, dopo gli eventi degli ultimi anni, una zona di straordinaria importanza negli equilibri di potere a livello globale. Un’area fondamentale per gli interessi mondiali che fa da frontiera, ma anche punto d’incontro tra nord e sud, est e ovest. Un mare, un luogo, un racconto. Una cerniera ideale che unisce la vita e la morte di uomini e donne in un mondo in cui ormai la dignità e l’umanità hanno valore solo se quantificate.

https://www.lacivettapress.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=2755;porto-augusta-nel-piano-nulla-sul-risanamento-dei-fondali&catid=18;provincia&Itemid=145

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